fbpx
Home / Posts Tagged "Terni"

Andare a Schifanoia non è un sinonimo del volgare finire a schifio inteso come terminare malamente, andare a finir male, ma è semplicemente andare a visitare una località in provincia di Terni dal nome un po’ singolare. Schifanoia, appunto.

Località dal nome inconsueto e bizzarro si trovano in tutta Italia, si va da Paperino a Belsedere in Toscana, da Donnadolce a Purgatorio in Sicilia, da Altolà in provincia di Modena a Golasecca nel Varesotto. In Umbria abbiamo Bastardo, Casa del Diavolo, Strozzacapponi (che dovrebbe gemellarsi con l’abruzzese Strozzacavallo nella sede del Castello di Strozzavolpe nei pressi di Poggibonsi), ma a rendere ambigui i nomi di borghi e villaggi nel cuore verde d’Italia è l’accento di alcuni luoghi. Prestiamo dunque molto attenzione a pronunciare correttamente Pisciano (Gubbio), Chiavano (Cascia), Ramazzano–Le Pulci (Perugia), Budino (Foligno). In provincia di Terni c’è Schifanoia, frazione del comune di Narni, ed è lì che sono stato a visitare qualcosa d’interessante.

 

Le vie di Schifanoia

Sonetti e biografie

Ho scoperto Schifanoia leggendo alcuni sonetti del poeta Giuseppe Gioacchino Belli (1791-1863). Nel sonetto Er Tempo de Francesi così scrive, in modo un po’ irriverente: «Un po’ ppiù cche ddurava Napujjone Cò quell’antri monzù scummunicati, Roma veniva a ddiventà Frascati, Schifanoia, o Ccastel Formicolone. E ssedute, e ddemanio e ccoscrizzione […]».

Schifanoia viene citata anche ne Le biografie dei capitani venturieri dell’Umbria dello storico, politico e patriota perugino Ariodante Fabretti (1816- 1894). «Et adì dicto fu mandato Camillo Vitelli, el signor Pavolo Orsino e li figlioli de Guido e de Ridolfo dei Baglioni con cavalli e fanti a Schifanoia de Berardino dei Ranieri, quali gionti che fuoro la sechegiaro, scarcaro et arserla […], e poi ce impicarono Batistaccio de Sancta Agata ad un torione de Schifanoia».

Chiesa S. Giovanni Battista

Schifanoia

Schifanoia si trova a circa 8 km da Terni a un’altezza di 261 m.s.l.m. È un piccolo paese ed è poco popoloso, i suoi abitanti si chiamano Schifannoiani. Un borgo legato, almeno fino alla metà dell’Ottocento, alla pastorizia e all’agricoltura e proprio per la transumanza delle greggi provenienti dal Lazio che trova origine il suo nome, dove schiffa è la vedetta e noja è il pascolo. Inoltre, il termine schifato, nell’Italia centrale, indicava una moneta che era il prezzo di una fida o affidatura, cioè un corrispettivo sul pascolo. In sostanza Schifanoia era luogo di esazione per il transito della pastorizia. I monumenti e luoghi d’interesse sono: Chiesa di S. Giovanni Battista (XIII secolo), Chiesa di S. Michele Arcangelo (XI secolo). Nella zona strettamente circostante è possibile trovare tracce di un antichissimo passato come molluschi fossili che emergono dalle sabbie gialle.

La chiesa di S. Giovanni Battista situata nel centro storico, ha una facciata semplice dove è possibile notare una piccola nicchia con la statua della Madonna. All’interno ci sono affreschi che vanno dal 1300 al 1500. Nei pressi del paese, lungo il Cammino dei Protomartiri, si erge invece la chiesa di San Michele Arcangelo, uno degli edifici romanici più interessanti del territorio. È uno luogo simbolo del cristianesimo e dell’eremitaggio da tantissimi secoli. Costruita sulle rovine di un’altra chiesa dell’VIII secolo, presenta una pianta piuttosto irregolare con due fabbricati che s’incontrano formando un angolo ottuso. La porta esterna d’ingresso è sovrastata dal classico rosone tondo, finestrone decorativo di forma circolare. L’interno è costituito dall’aula abbaziale, luogo di ritrovo della comunità monastica, da un corridoio di collegamento e dalla chiesa vera e propria. Gli ambienti interni sono dipinti con affreschi.

 

Chiesa S. Michele Arcangelo

Il Pliocene

Il termine Pliocene deriva dal greco (pleion e kainos) e sta a indicare una fauna più nuova tra i molluschi marini. Il Pliocene nella scala dei tempi geologici ebbe inizio circa 5.300 milioni di anni fa e terminò circa 2.600 milioni di anni fa. Ebbene a Schifanoia e dintorni è tuttora possibile trovare tracce di questo antichissimo passato, vissuto anche dal nostro antenato Australopithecus.

Nella Rivista Scientifico-Industriale delle principali scoperte e invenzioni del 1880 è presente un breve capitolo dedicato ai fossili pliocenici delle sabbie gialle trovati nelle vicinanze di Schifanoia. I numerosi fossili che si ritrovano in questa zona mostrano senza alcun dubbio quanto quel periodo fosse favorevole alla vita.

Si racconta che a Schifanoia fu trovato, fra la marna turchina (roccia sedimentaria), da un contadino di nome Cecinella un dente di pesce placoide, usato probabilmente in epoca preistorica come arma. Descrive poi così l’autore Giuseppe Terrenzi: «Nel territorio narnese il Pliocene si osserva nelle vicinanze delle Vigne, di Schifanoia, Borgheria, Qualdo Quadamello, Poggio, San Vito, Montoro, Camartana, Marinata, Capitone […] le sabbie gialle si mostrano abbondantemente, formando in tal guisa la parte più interessante delle deposizioni plioceniche. […..] Nel versante occidentale per la prima volta le sabbie gialle si manifestano presso il casino del Signor Roy in prossimità del ponte Sanguinario, ad un chilometro e mezzo dalle Vigne. Quivi sebbene le detta sabbia si mostri potente pure i ritrovamenti di fossili non sono così frequenti come negli altri luoghi. Ma a tre chilometri dalle Vigne, sotto Schifanoja, in prossimità si Sant’ Egidio le sabbie gialle appariscono in tutta la loro potenza, ed ovunque si mostrano ricchissime di fossili. È forse questo il punto più importante del Pliocene superiore narnese, essendo grandissima la quantità dei fossili, che vi si rinvengono».

Probabilmente molti conoscono più il Palazzo Schifanoia a Ferrara, dove i signori si ritrovavano per divertirsi e schivare la noia, che non la località umbra che, al di là del cartello che accoglie il visitatore, offre interessanti spunti storici, architettonici e geologici.

L’evento, che garantisce a Terni una buona dose di cibo, di musica, di artigiani e di animazione per i bambini, cambia location e si sposta nel centro cittadino, precisamente in Largo Micheli.

In stretta collaborazione con artisti del territorio, lo staff del Buskers festival darà vita a una rassegna artistica di musicisti e dj umbri che racchiuderanno, nelle loro esibizioni, più generi musicali adatti a ogni tipo di pubblico e che accompagneranno le 4 serate (23-24-25-26 maggio) in un percorso musicale a 360 gradi. Si conferma media partner dell’evento l’Associazione Ephebia giunta al suo settimo anno di collaborazione con il Buskers & food Festival.

 

Programma:

Giovedì 23 maggio si apre la line up con l’Ephebia Night, live music & dj set a cura della storica associazione musicale ternana.

 

Venerdì 24 sarà il turno della Clyto Band, formazione tutta locale che propone un repertorio italiano vario e divertente, dallo swing degli anni 40 alla musica pop, a seguire Dj set.

 

Sabato 25 on stage troveremo i Fat thunder acoustic trio, storica formazione ternana che propone un vastissimo repertorio rivisitato in chiave acustica. A seguire dj set a cura di Dj Pagey, beat, surf & rock’n’roll

 

Domenica 26 sarà il turno di Giulia Muti, cantautrice ternana della scuderia Lunatika Factory, importante collaborazione dell’associazione Ephebia che promuove il cantautorato indipendente femminile. A seguire dj set.

 

Nei giorni di sabato e domenica a partire dalle ore 17,30 è prevista anche un’area dedicata all’animazione per bambini a cura de “I fiori della Meraviglia”. Considerazioni degli organizzatori: «Un evento come il Buskers & food festival rappresenta per Terni un’occasione di aggregazione e divertimento fondamentale per la crescita del territorio. Il nostro scopo rimane quello di creare momenti musicali che siano in linea con la vocazione dell’evento stesso, volti alla spensieratezza e alla voglia di fare gruppo attraverso la musica. L’alternarsi di band, cantautori e cantautrici e dj set ci permette di creare una proposta varia e adatta a una buona fetta di pubblico, il tutto, naturalmente, a ingresso gratuito».

La pagina Instagram, nata nel 2022, oggi conta oltre 17.300 follower. Dalle serate in discoteca a quelle letterarie, dai concerti alle feste… per essere sempre aggiornati. 

Cosa facciamo questa sera? Quali sono gli eventi del weekend? C’è qualche festa? Tutti ci siamo posti queste domande, più e più volte. Per risponderle è nata, a settembre 2022, Festini Perugia, una pagina Instagram che oggi conta oltre 17.300 follower. Una bacheca virtuale da consultare e dove trovare gli eventi del territorio umbro: dalle feste ai concerti, dalle sagre ai party in discoteca, fino a serate di letteratura e incontri culturali. C’è di tutto.   

 

Gli ideatori di Festini Perugia

 

L’idea è venuta a Guglielmo Salvetti, studente all’Università degli Studi di Perugia, che insieme ad altri ragazzi, ha pensato di creare questo luogo per tenere aggiornati gli studenti fuori sede e tutte le persone che risiedono in Umbria (il target va dai liceali agli over 35), sugli appuntamenti del territorio con informazioni, costi, generi, luoghi e trasporti. «Festini Perugiafestini si riferisce alle feste universitarie organizzate nelle case – è nato inizialmente come un gruppo WhatsApp per far conoscenze e amicizie poi, insieme ad altri ragazzi abbiamo creato la pagina Instagram che aggiorniamo quotidianamente. Siamo partiti da Perugia per poi espanderci e coprire tutta l’Umbria. All’interno abbiamo aggiunto anche un canale WhatsApp e Telegram come community, per aiutare tutti a intraprendere nuove conoscenze, colloquiare, scambiarsi idee e organizzare uscite di gruppo e tanto altro. È un vero successo! Importante è anche consultare le storie dove, tramite delle infobox, si possono chiedere tutte le informazioni sulla serata che più interessa: dal prezzo al luogo, dal genere ai mezzi di trasporto e la presenza di eventuali navette» spiega l’ideatore.

 


Per tutte le informazioni consultare la pagina Instagram 

Sabato 11 maggio ore 21.00 al PalaTerni. Direzione artistica di Daniele Cipriani.

Nel vasto panorama delle arti performative, pochi personaggi hanno catturato l’immaginazione e il cuore del pubblico come Giulietta, l’eroina eternamente giovane e romantica della tragedia di William Shakespeare. E in questo spettacolo incantevole, intitolato semplicemente Giulietta, Eleonora Abbagnato porta questa iconica figura alla vita in una nuova e affascinante incarnazione.

Eleonora Abbagnato, direttrice del  corpo di ballo e della scuola di danza del Teatro dell’Opera di Roma e già étoile dell’Opéra di Parigi, si distingue per la sua grazia, la sua tecnica impeccabile e la sua capacità di trasmettere emozioni attraverso il linguaggio universale della danza. E ora, nel ruolo di Giulietta, Abbagnato si presenta come l’emblema dell’amore in tutte le sue sfaccettature.

Giulietta sarà danzata sull’ouverture-fantasia di Ciaikovsky. Vediamo una bionda bambina assorta in sogni romantici ad occhi aperti: una piccola Giulietta dei nostri giorni la quale, specchiandosi, vede riflessa l’immagine della donna innamorata che diventerà. Si assomigliano le due, poiché la donna è Eleonora Abbagnato, la bimba Julia Balzaretti figlia della étoile, anni 11, che (guarda caso), porta lo stesso nome dell’eroina veronese. Danzeranno con i due coreografi e interpreti Simone Repele e Sasha Riva.

 

Eleonora Abbagnato con la figlia Julia Balzaretti

 

Ma questo spettacolo non è solo una rappresentazione tradizionale della storia di Giulietta e del suo Romeo. Qui, le arti della musica, della danza si fondono in un’esperienza multisensoriale che porta il pubblico in un viaggio attraverso il tempo e lo spazio. Non si tratta solo di raccontare una storia, ma di esplorare i temi universali dell’amore, della passione e della ricerca di pace.

Una delle innovazioni più intriganti dello spettacolo è l’uso della musica. Non ci sarà la celebre partitura di Prokofiev che spesso accompagna le rappresentazioni di “Romeo e Giulietta”, ma piuttosto altre composizioni ispirate alla tragedia shakespeariana. Queste pagine musicali saranno eseguite dal vivo da due virtuosi del pianoforte, Marcos Madrigal e Alessandro Stella, che porteranno una nuova interpretazione delle melodie familiari.

Inoltre, lo spettacolo presenta una serie di coreografie originali che esplorano il tema dell’amore in modo innovativo. Una delle più straordinarie è la creazione di Uwe Scholz, coreografo tedesco di grande talento, che offre una visione intensa e profonda della passione attraverso il suo passo a due tratto dal balletto Rosso e Nero. Qui, Abbagnato e il suo partner, Michele Satriano (primo ballerino del Teatro dell’Opera di Roma), si immergono nelle sfumature complesse dell’amore, offrendo al pubblico una performance coinvolgente e indimenticabile.

 

 

Ma forse ciò che rende veramente unico questo spettacolo è il suo messaggio di inclusione e diversità. Attraverso la coreografia di Giorgio Mancini, intitolata “Peace & Rainbow Love”, lo spettacolo celebra l’amore in tutte le sue forme, inclusi i rapporti tra persone dello stesso sesso. Questo elemento aggiunge una dimensione contemporanea e universale alla storia di Giulietta, trasformandola in un simbolo di speranza e tolleranza per il pubblico moderno. Giorgio Mancini crea Peace & Rainbow Love sulla West Side Story Suite per due pianoforti di Leonard Bernstein. West Side Story, celeberrimo musical con coreografie di Robbins, poi film nel 1961 (recentemente rivisitato da Steven Spielberg) trasponeva la vicenda da Verona a New York; il balletto di Mancini, invece non ci parla di amanti provenienti da etnie diverse oppure da famiglie rivali. Evoca invece l’amore tra persone dello stesso sesso, andando comunque ‘oltre l’arcobaleno’ per raggiungere una fratellanza più estesa. Molti “Giulietti”, e una “Giulietta”, si fanno rappresentanti dei temperamenti umani (qui sono sei, non più quattro), ognuno simboleggiato da un colore diverso della iconica “Rainbow Flag: danzano Rebecca Bianchi (Rosso – La vita), Simone Agrò (Giallo – La luce), Mattia Tortora (Verde – La natura), Gabriele Consoli (Arancione – La salute), Ramon Agnelli (Blu – La serenità), Michele Satriano (Viola – Lo spirito).

 


I biglietti sono disponibili online su www.vivaticket.com e presso le rivendite Vivaticket in tutta Italia.

Sabato 20 aprile, alle ore 21, la Sala Blu di palazzo Gazzoli (Terni) ospiterà il Rigoletto di Giuseppe Verdi. A organizzare la serata, un omaggio al soprano Nera Marmora, l’associazione “Amici della lirica” e “Unitalsi”.

 

Saliranno sul palco Nicola Di Filippo, che interpreterà il duca di Mantova; Marzio Giossi nei panni del Rigoletto; Scilla Cristiano nel ruolo di Gilda; Enrico Turco sarà invece Sparafucile, mentre Sara Servili interpreterà Maddalena. Il conte di Monterone avrà il volto i Nicolò Lauteri e Susanna Salustri invece salirà come Giovanna. A vestire i panni della contessa di Ceprano sarà Klara Luznik, mentre quelli di Marullo toccherà a Ferruccio Finetti. A seguire, il personaggio di Borsa verrà interpretato da Antonio Trippetti e quello del conte di Ceprano da Lorenzo Bartolucci. I cortigiani saranno Ivano Granci, Paolo Pernazza, Marco Seri, Tommaso Costarelli e Francesco Andreucci. Al pianoforte ci sarà il maestro Stefano Giaroli, il progetto artistico e la direzione scenica sono a cura di Francesco Giordanelli, mentre il maestro delle luci è Luca Garbini, assistente alla regia Nives Nissi.

 

 

Il Terni Influencer & Creator Festival giunge alla sua seconda edizione: tanti ospiti nei tre giorni di eventi che si terranno dal 12 al 14 aprile 2024.

Terni, dal 12 al 14 aprile, tornerà a essere, per la seconda volta, il palco ufficiale del TIC Festival: un evento organizzato dall’Associazione Culturale Umbria for the Future che sta diventando sempre di più un punto di riferimento nazionale per il mondo degli influencer, dei creator e dell’industria digitale.

Tre giorni di eventi, di cultura, di forti messaggi circa le principali sfide del nostro tempo, veicolate dalle riflessioni dei creator/influencer che hanno scelto di mettere la loro potenza comunicativa al servizio di grandi cause. Ma non solo, anche musica, food, editoria e intrattenimento. Saranno più di 100 gli ospiti che saranno coinvolti all’interno della seconda edizione del TIC festival, per un’offerta culturale che prevederà più di 75 eventi.

Anche la seconda edizione del TIC Festival sarà all’insegna di una sola condizione: tutti gli eventi, in ogni location, saranno interamente gratuiti. Questo a sottolineare ancora una volta che la cultura deve essere accessibile a tutti e tutte, facendo soprattutto sì che i giovani non abbiano alcun tipo di deterrente nel partecipare a degli eventi che possano arricchirli dal punto di vista umano e culturale.

Svelati, infine, i primi nomi che prenderanno parte a questa seconda edizione: Valerio Lundini, attore, comico, conduttore italiano e star del web; Francesco Taverna, autore e creator che insieme al suo cagnolino Chico ha conquistato il cuore di un vasto pubblico; gli ideatori del fantasy game FantaSanremoGianluca Torre e Ida Di Filippo, due dei protagonisti del fenomeno televisivo “Casa a prima vista”; Elena Di Cioccio, per sensibilizzare soprattutto i giovani in materia di HIV, prevenzione e stigma sociale e Pierpaolo Spollon.

 

 

Il #TICFESTIVAL2024 sarà anche un evento dove parlare di economia ed evoluzioni del giornalismo contemporaneo con Clara Morelli, autrice di Will Media e la giornalista Marta De Vivo; di inclusione sociale di persone con disabilità con Francesca Cesarini, vincitrice nel 2023 di Italia’s got Talent, e Marco Andriano; di benessere psicologico con lo psicologo e terapeuta Michele Mezzanotte; di storia dell’alimentazione e in generale del settore food con il professor Alberto GrandiChef HiroStella MennaDavid Nanni e Daniele Rossi.

Grande attenzione sarà altresì posta su tematiche quali la regolamentazione dell’influencer economy con una tavola rotonda a riguardo, la lotta a ogni forma di odio, violenza, discriminazione e bullismo, online e non solo, coinvolgendo l’avvocata Alberta AntonucciValentina TomirottiPatrizia Falcone e gli scout di Banzaiiii, di divulgazione scientifica ed empowerment femminile con Virginia Benzi, Maura ConiglioneChiara De Marchi e Chiara Pacchioli (@generazioneSTEM).

 

 

Spazio infine anche alla musica con la presenza di Eugenio Cesaro e Lorenzo Federici (Eugenio in via Di Gioia), di momenti di art attack con Giovanni Muciaccia, di meme e attivismo con i creatori del progetto Ugolize, di poesia con Davide Avolio, di mondo delle due ruote con il campione di motociclismo Danilo Petrucci, di viaggio, lotta ai cambiamenti climatici e rapporto uomo-natura con Lorenzo Barone e l’attivista Greta Volpi.

 


Per conoscere tutti gli ospiti e rimanere aggiornati, si può visitare il sito www.ticfestival.it o seguire i vari profili social dell’evento tramite l’account @tic_festival.

Dal 4 al 7 aprile 2024 San Valentino sarà New York per Artexpo come testimonial dell’Umbria e Ambasciatore nel mondo d’amore e di pace all’interno del catalogo espositivo del Menotti Art Festival.

Il San Valentino Pop nella versione multisensoriale dell’attore Stefano de Majo sarà a New York, dal 4 al 7 aprile, grazie al catalogo del Menotti Art Festival, dopo aver già partecipato dal 14 al 18 febbraio scorso alla expo di Los Angeles, consolidando il legame tra i due mondi nel segno del maestro Menotti. Già in precedenza la versione multisensoriale pop di de Majo aveva rappresentato in seno al Menotti Art Festival una testimonianza artistica e culturale della regione Umbria e della sua vocazione all’amore e alla pace nel mondo.

 

Stefano de Majo

 

Lo scorso anno l’attore si è esibito in varie manifestazioni del Menotti Art Festival – a Spoleto, Venezia e Bruxelles – ove ha rappresentato la sua pièce a monologo teatrale sul protettore degli innamorati universalmente riconosciuto nel mondo in un’originale versione pop, tra sacro e profano, ponendo in evidenza aspetti artistici e culturali dell’Umbria.

«Lo spettacolo gioca sulla trasversalità del Santo innamorato, tracciandone un ritratto, non solo religioso ma anche popolare, tra sacro e profano, tra storia reale e mera leggenda. Si alternano così spunti storici attinenti alla figura del martire ternano realmente esistito, tratti dal saggio pubblicato da Giuseppe Cassio e Edoardo D’Angelo con la collaborazione di Paolo Cicchini, ad altri spunti del tutto leggendari, ripresi da autori come Chaucer, Shakespeare e persino Edgar Allan Poe, i quali furono i primi a parlare in letteratura di San Valentino. Ma vi sono persino rimandi alla storia pre romana e dunque pagana, che evidenziano le antiche radici culturali dell’Umbria come terra di pace e di amore, con l’antica tradizione migratoria del Ver Sacrum, attestata da autori quali Strabone, Scilace, Plinio il Vecchio e Dionigi d’Alicarnasso, che testimoniano come i popoli umbri conquistarono territori senza alcun uso di armi, ma attraverso migrazioni di coppie di innamorati alla ricerca di nuove terre da coltivare. Da questo lavoro teatrale è stato realizzato anche un cortometraggio in lingua inglese per veicolare il messaggio di pace di San Valentino nel mondo attraverso l’arte, nello spirito caro al Maestro Menotti, per il quale l’arte deve essere un gesto d’amore» spiega il regista.

 

Assaggi D’Umbria”, la nostra rubrica dedicata all’enogastronomia della regione, inizia il suo viaggio con le colombe: sicuramente non un dolce tipico della zona, ma un dolce immancabile sulle tavole durante il periodo pasquale. Nel corso di una food-session presso l’Università dei Sapori di Perugia, con giornalisti ed esperti di settore, ne abbiamo assaggiate alcune, così da fornirvi una piccola ma indispensabile guida per orientarsi verso la scelta più golosa.

La ciaramicola e la torta dolce sono i dolci tipici umbri del periodo pasquale. Non la colomba, le cui origini si confondono tra aneddoti e leggende del Nord; la contesa resta tra Milano e Verona, tuttavia, nella pasticceria italiana non esiste dolce più simbolico di questa preparazione che evoca la pace, più che mai ambita in questa difficile fase internazionale. D’altronde sono tantissimi i pasticcieri umbri che producono ottime colombe artigianali che vale la pena di acquistare per sé o regalare. Il dubbio nasce sulla scelta: dal supermercato alla pasticceria più raffinata il soffice dolce parte da pochi euro fino a 40 e oltre. Portare a tavola il simbolo della pace potrebbe risultare un affare sbagliato.

 

Come scegliere tra le decine di offerte e proposte gourmet?

In base al proprio budget ovviamente ma anche, prediligendo un prodotto che rispecchi almeno in parte le caratteristiche qualitative di un disciplinare (sì, la colomba tradizionale ha un regolamento ministeriale), che sia ottimo al palato e soprattutto genuino. Scadenza breve (massimo 60 giorni), lievito madre, assenza di conservanti e ingredienti di qualità: queste sono le proprietà principali che valgono la spesa un po’ più impegnativa per un prodotto realmente artigianale.
Già, perché in commercio potremmo anche trovare lievitati spacciati dal pasticciere o dal fornaio di turno come artigianali, ma in realtà preparati con i mix che contengono tutti gli ingredienti predosati. Si aggiunge l’acqua, altri pochi componenti e si infornano nei pirottini a forma di colomba.
Questa tipologia non è da considerarsi artigianale e non può costare 30 euro al chilo, piuttosto facciamola a casa! Ad ogni modo la prima regola per un acquisto intelligente è leggere attentamente l’etichetta con gli ingredienti dove, per legge, devono essere specificate almeno le  categorie principali. Sapere che c’è il burro e non altri grassi fa differenza, forse non sapremo la provenienza (e quindi il costo) ma è già un punto di partenza per stabilire il valore di ciò che stiamo comprando.

 

 

Martedì 19 marzo, presso l’Università dei Sapori di Perugia si è tenuta una food-session a tema, durante la quale alcuni esperti e giornalisti specializzati, tra cui Giorgio Bistarelli dell’Università dei Sapori e Chiara Sicola, giornalista del Gambero Rosso e di MangiaeBevi hanno assaggiato cinque colombe tradizionali artigianali preparate con materie prime eccellenti e lievito madre da noti pasticcieri umbri. Alcune seguono letteralmente il disciplinare, altre aggiungono qualche elemento creativo mentre l’ultima è rigorosamente senza glutine, per gli intolleranti e celiaci. Nessuna classifica, ma solo il racconto di alcuni prodotti artigianali eccellenti con una shelf-life entro i 40 giorni. Consigliatissimi da provare e regalare.

 

Colomba classica firmata Pietro Marchi per Meunier Champagne e Pizza (Via Aldo Capitini snc – Corciano – Pg)

Elegante e stilosa la confezione bianca con caratteri e logo in oro. All’apertura si sprigionano immediatamente tutti i profumi tipici di un lievitato fresco di buona qualità, spiccano i sentori di mandorla e burro. La glassa ricopre la colomba con un motivo a onde, ricca di mandorle intere ma un po’ più scura perché, alla farina di mandorle e zucchero, è stato aggiunto del goloso cacao.
L’impasto è sorprendentemente morbido e ben alveolato, di un bel colore giallo uovo e abbastanza umido. Molto ricca al palato: prevale il burro e i canditi a cui sono stati aggiunti pezzetti di albicocche molto aromatiche che un po’ smorzano il gusto della vaniglia del Madagascar (come da etichetta). Lotto di produzione colomba dell’11 marzo ’24 (scadenza 10 aprile ’24).

 

Colomba classica Una Sosta di zucchero (Via Perugina, 12 – Passignano sul Trasimeno – Pg)

Vitaminica la confezione, di un bell’arancio con scritte in oro e cordoncini in tessuto. Molto profumata, con tutti gli elementi (mandorle, burro e arancia) distinguibili già all’olfatto. La morbida glassatura (caratteristica di artigianalità) risulta perfettamente distribuita, con abbondanti mandorle di taglio regolare e meno granella. Corrisponde alle aspettative visive il taglio dell’impasto fragrante e morbido, particolarmente ricco di vaniglia naturale molto visibile e i canditi ben distribuiti che si alternano ai buchi caratteristici di una lievitazione con pasta madre perfettamente riuscita. Il morso è molto equilibrato, vellutato con tutti gli ingredienti riconoscibili e bilanciati. Anche in questo caso la scadenza (visibile in etichetta) è di circa un mese: prodotta il 16 marzo, da consumare entro il 25 aprile ’24.

 

Colomba classica Pasticceria Piazza Settevalli (Via Settevalli 131/i – Perugia)

Bella la scatola avorio e oro che racchiude una colomba dalla glassatura leggermente brunita che non lesina sulla granella di zucchero e mandorle. L’impasto è ben lievitato con un’alveolatura molto evidente. Il dolce è più alto della media e al gusto risulta molto soffice e umido (incartato il 19 marzo!). Al naso la colomba è molto profumata con una nota dolce distintiva e persistente di miele che un po’ attenua il gusto degli abbondanti canditi, burro e vaniglia. Una preparazione molto ricca con un gusto che esce dagli schemi classici. Scadenza in etichetta 30 aprile ’24.

 

Colomba classica al bergamotto Pasticceria Edoardo (Via Cupa, 1 – Petrignano di Assisi)

Alla vista è subito evidente il rivestimento ricco della colomba con una bella glassatura compatta per la quale sono state usate anche le armelline; molto invitante alla vista, ma potrebbe risultare po’ troppo ricca di zuccheri al palato. Grazioso il cartellino degli ingredienti, essenziale, in colore rosa con un laccetto di spago. Al taglio è molto profumata, senza risparmio di canditi; in questo caso troviamo anche il Bergamotto di Calabria che conferisce al lievitato una nota aromatica caratteristica. L’impasto (con lievito naturale in polvere) risulta aeroso, con un’alveolatura non troppo regolare ma al morso è molto golosa e, sebbene un po’ dolce, il gioco della glassatura croccante con la pasta soffice è sempre vincente. Data di scadenza sul cartellino il 25 aprile ’24.

 

Colomba glassata al cioccolato con gocce di cioccolato Free from (senza glutine, né lattosio, né grano) di Francesco Favorito (Via Manzoni, 6/A – San Gemini – Tr)

Questa è l’unica colomba provata non tradizionale ideata per intolleranti al lattosio, ma anche al grano e al glutine: problematiche che riguardano sempre più consumatori, costretti ad accontentarsi di prodotti alternativi che molto spesso mortificano il gusto. Non è questo il caso. Già l’elegante scatola marrone e oro suggerisce un prodotto luxury sicuramente non farmaceutico. La colomba, in formato 500 g, si presenta completamente rivestita di uno strato compatto di cioccolato. All’apertura si sprigiona un profumo di canditi che si alternano, nell’impasto particolarmente umido, alle gocce di cioccolato. Buona la lievitazione anche se il lievito madre (dalla farina di grano) è stato ovviamente sostituito con il lievito di birra. Un dolce golosissimo per tutti, senza alcun retrogusto medicale, ma solo con il piacere di assaporare ottime materie prime.

 

 


Grazie a Giorgio Bistarelli, Chiara Sicola, Filippo Fagioli, Ugo Mancusi, Eleonora Cesaretti, Angela Menganna.

Stroncone, splendido borgo posto a guardia della valle ternana, nel Palazzo municipale ospita un tesoro di rara bellezza. Si tratta dei Corali, nove codici miniati risalenti al XIV secolo rivelatisi fondamentali non solo per arricchire la storia della paleografia musicale, ma anche quella dell’arte.

Per Corali di Stroncone si intendono nove codici miniati su pergamena, databili intorno al XIV secolo, che furono rinvenuti nel 1883 dallo storico Luigi Lanzi in due chiese collegiate, quella di San Michele Arcangelo e quella di San Nicola. Formavano il Graduale e l’Antifonario custoditi nelle due collegiate e alcuni lasciti testamentari inerenti alla loro realizzazione ci dicono che furono commissionati in più fasi, dal 1325 circa al 1400. Ma perché sono così preziosi?

 

Libri per l’officium chori

I libri corali erano codici di grandi dimensioni (alcuni, aperti, potevano raggiungere anche i 50 centimetri d’altezza e i 60 di larghezza) fatti per essere appoggiati su grandi leggii a beneficio dell’ufficiatura quotidiana del coro. Contenevano infatti le parti che dovevano essere cantate, scritte in lettere gotiche, e la notazione musicale. I Salmi, i Versetti, le Antifone e così via erano solitamente scritte in minuscola nera, mentre le rubriche in minuscola rossa. Ma la vera meraviglia erano le lettere capitali, riprodotte coi colori più disparati e ornate da fregi e decorazioni pittoriche ispirati a scene bibliche e sacre.

I Corali di Stroncone non sono da meno e ci consentono di ammirare preziose miniature istoriate e arricchite di lamine in oro zecchino attribuibili, secondo alcuni studiosi, alla stessa mano che dipinse anche parte degli affreschi di San Pietro a Terni, tale e misterioso Maestro della Dormitio Virginis.

Un libro per ogni occasione

Ai corali venivano dati nomi diversi in base all’uso: i nove di Stroncone si dividono infatti tra Graduali e Antifonari. I primi prendono probabilmente il nome dai gradini dell’altare e contengono un certo numero di versetti che veniva cantato tra l’Epistola e il Vangelo, mentre i secondi contenevano i canti per le ore diurne e per quelle notturne. L’Antiphonarium, tradizionalmente, si divideva infatti in nocturnale e in diurnale e vesperale: il primo conteneva mattutino e laudi, mentre nel secondo confluivano la prima, la terza, la sesta, la nona, vespro e compieta.

 


I preziosi codici miniati sono custoditi nel Palazzo comunale, aperto dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 12.

  • 1