fbpx
Home / Posts Tagged "luce"

La luce è scintilla vitale per ogni essere vivente, invisibile e immateriale, eppure origine di ogni cosa. Penetra silenziosa all’interno di vetrate e finestre, illuminando le navate e gli altari di chiese e cattedrali, rivelando così lo spazio costruito.

Fin dall’antichità i fasci di luce avevano un valore funzionale: il loro scopo era infatti quello di consentire un uso ottimale degli spazi. In seguito, soprattutto all’interno dei luoghi sacri, la luce cominciò ad assumere un altro significato, più simbolico: la presenza del divino.
Con la diffusione dell’arte bizantina, le pareti delle chiese si ricoprirono di mosaici con fondo oro; su di essi la luce si riflette provocando spettacolari riflessi dorati. Infine, giochi di luce si ottennero grazie a grandi e preziosi rosoni realizzati interamente con vetrate colorate. I fasci di luce colorano le navate, rendendo visibile, anche internamente, il ricamo di vetro, vera e propria opera d’arte realizzata dall’estro di maestri vetrai.
In una regione mistica come quella umbra, terra di Santi e Beati, la spiritualità si cela nei grandi rosoni che campeggiano sulle facciate delle chiese. Nella chiesa di Santa Giuliana a Perugia il rosone domina la facciata, anche se la sua struttura risulta molto semplice: due giri di ruota con colonnine e archetti trilobati che ruotano intorno a un perno centrale.

 

Chiesa di Santa Maria a Monteluce. Perugia

La luce che invece penetrava all’interno della chiesa di San Francesco al Prato mostrava, agli occhi dei fedeli e dei visitatori, le straordinarie opere d’arte lì conservate, come la Pala Baglioni e la Pala degli Oddi di Raffaello, la Resurrezione del Perugino e tante suppellettili sacri. Il grande rosone, realizzato con un morbido disegno a griglia, si distacca da quelli classici, rivelando un tema iconografico inusuale.
Anche nella chiesa di Santa Maria di Monteluce la navata centrale è illuminata da un magnifico rosone, posto nel registro superiore della facciata a capanna. Il rosone è interamente composto da una griglia traforata con un motivo circolare.

Chiesa di San Costanzo

Nella chiesa di San Costanzo, elevata nell’ottobre del 2008 da papa Benedetto XVI a basilica minore e dedicata al primo vescovo di Perugia, è visibile un rosone fiancheggiato da altorilievi allegorici che rappresentano i quattro Evangelisti. Oltre il rosone è inoltre presente un portale costituito da due stipiti in marmo ornati da tralci e animali fantastici, mentre nell’architrave è raffigurato Cristo benedicente tra i simboli degli evangelisti, unesempio di scultura romanica di fine del XII secolo.

Il principale edificio religioso a Perugia è indubbiamente la cattedrale di San Lorenzo. Presenta una complessa stratificazione di fasi costruttive. Venne iniziata il 20 agosto 1345 come narrato dalle cronache dei Baglioni: «Adì 20 de agosto nel dicto millesimo se comenzó a fondare la chiesa nuova S. Lorenzo». [1]

Diversamente dalle maggiori cattedrali, quella di Perugia ha la fiancata laterale rivolta verso la piazza principale della città. Tale lato è caratterizzato dalla Loggia di Braccio, commissionata da Braccio da Montone. La navata centrale è interamente illuminata dalla vetrata del rosone, simbolo per eccellenza dell’estro di maestri vetrai.

 

Cattedrale di San Lorenzo

 

In questo straordinario mondo luminoso celebre è l’attività dello Studio Moretti Caselli, che ebbe inizio nel 1858, con il lavoro svolto da Francesco Moretti; esecutore e maestro, ha legato il suo nome e quello di tutto lo studio al merito di aver ripreso, continuato e reso prestigiosa l’arte vetraia in Italia. Nel 1861 fu installato un vero e proprio laboratorio tecnico, prima nel complesso di San Domenico, poi trasferito nell’ex convento di San Francesco al Prato e infine nell’attuale via Fatebenefratelli.[2] Oggi lo studio-laboratorio è diventato un magnifico museo.

Vetrata. Natività

Nella cattedrale di Perugia il primo intervento fu curato proprio da Moretti, che realizzò la Natività o L’adorazione dei pastori da porre nel finestrone della cappella. La magnifica vetrata impressionò talmente tanto i perugini per la sua bellezza che fu lodata da due poeti: Giovanni Bini Cima e Alinda Bonacci Brunamonti.
Il successivo intervento fu di Ludovico Caselli, che tra il 1917-1920 realizzò il Martirio di San Lorenzo. Anche questa vetrata fu accolta e descritta con parole poetiche.[3] Le vetrate dello studio rappresentano una sorta di pittura di luce e i fasci diretti e puri, colorati e sfumati filtrano dalla sottile rete degli elementi metallici, diventando simbolo terreno della presenza divina.

 


[1] Cronaca della Città di Perugia  dal 1309 al 1491. Nota col nome di Diario del Graziani secondo un codice appartenente ai conti Baglioni supplita ne’ luoghi mancanti con escerti di altre inedite cronache perugine e pubblicate per cura di Ariodante Fabretti con annotazioni del medesimo di F. Bonaini e F. Polidori, p. 18.
[2] La carta, il fuoco e il vetro. Lo studio-laboratorio Moretti-Caselli di Perugia attraverso i documenti, disegni e le vetrate artistiche. Catalogo della mostra, a cura di G. Giubbini, R. Santola Mazza, Edimond Editore, 2001, p. 60.
[3] La carta, il fuoco e il vetro. Lo studio-laboratorio Moretti-Caselli di Perugia attraverso i documenti, disegni e le vetrate artistiche. Catalogo della mostra, a cura di G. Giubbini, R. Santola Mazza, Edimond Editore, 2001, pp. 68-69.

È in continuo divenire la collezione del Museo di Calvi dell’Umbria, autentica perla artistica e culturale incastonata nelle verdi colline che ammantano la propaggine più meridionale della regione.

Continua infatti ad arricchirsi la collezione Chiomenti-Vassalli che, come un uovo che si schiude dopo una lunga gestazione, dopo la pausa invernale ha presentato lo scorso 21 aprile i suoi due nuovi nati: la Veduta di Roma: Arco di Costantino (1764) di Gian Paolo Panini e nientemeno che la Vocazione degli Apostoli Pietro e Andrea di Pietro da Cortona (1630).

 

Parabola dei Ciechi di Pieter Brueghel il Giovane

La collezione Chiomenti-Vassalli

Entrambe donate dal professor Chiomenti, le due opere seguono quelle giunte nel 2009 e nel 2014, a testimonianza dell’imperitura volontà del professore di vivacizzare questo piccolo borgo alle pendici del Monte San Pancrazio. Già nota per i suoi presepi artigianali e i murales, Calvi dell’Umbria trae così lustro dalla presenza di capolavori che non tutti possono vantare: per fare qualche illustre esempio, la collezione Chiomenti-Vassalli annovera la Parabola dei Ciechi di Pieter Brueghel il Giovane, la Madonnina penitente di Guido Reni, il Ritratto del Cardinale Scipione Borghese di Lavinia Fontana e la Veduta di Roma con il Campo Vaccino del Campidoglio con a sinistra la Loggia dell’Ara Coeli di Gaspar Van Vittel.

Il complesso museale

Il Museo occupa quello che era il Monastero delle Orsoline, lì presenti fino al 1991, beneficiarie del lascito di quel Demofonte Ferrini che aveva voluto la costruzione del palazzo poi riconvertito. Questo notaio della Reveranda Camera apostolica di Roma, originario di Calvi, aveva infatti decretato che, all’estinzione della sua discendenza, il Palazzo Ferrini che aveva fatto costruire dal Magister Melle di Lugano sarebbe dovuto diventare di proprietà del Comune che, a sua volta, avrebbe dovuto fondarvi un monastero femminile. Cosa che, di fatto, avvenne nel 1715, tantoché nel 1717 vi si stabilirono le Benedettine di Narni sostituite, appena un anno dopo, dalle Orsoline di Roma. Seguirono interventi di ampliamento e di collegamento con due chiese, così da creare il complesso che conosciamo oggi e lungo il quale si sviluppa il percorso museale.
Percorso che prevede sia la visita al Presepe monumentale di Terracotta – XVI secolo, opera di Giacomo e Raffaele Montereale – sia quella alle cucine storiche settecentesche, al lavatoio con annessa cisterna, alla legnaia e alla spezieria, autentiche testimonianze della vita quotidiana nel monastero.

 

Scoprendo l’Umbria: Luce, foto by Marco Giugliarelli

Le mostre temporanee

Il museo è un vero e proprio contenitore culturale che, dal 2012, ospita anche numerose mostre temporanee. La prossima in programma è Scoprendo l’Umbria: Luce che, dal 1 giugno al 25 agosto, apporterà dieci foto di grande formato realizzate da Marco Giugliarelli, omaggio alla vitalità dell’Umbria. Il percorso tematico affronterà il concetto di illuminazione e di percezione della luce, guidando i visitatori, alla luce di torce elettriche, nella penombra delle sale museali al fine di scoprire il rapporto della luce con l’arte. Non mancheranno attività e laboratori per bambini: il percorso Disegni di Luce li guiderà alla scoperta della rappresentazione della luce stessa.

 


Per informazioni: Sistema Museo

La città di Terni ebbe una delle tipografie più prolifiche e rinomate del tempo, insieme al primo esperimento di illuminazione pubblica e alla linea telefonica. Ma soprattutto ebbe un uomo illuminato, lungimirante, con uno spirito imprenditoriale volto alla diffusione della cultura tra le masse: Virgilio Alterocca.

«Io Virgilio Alterocca da Terni di professione e vocazione insegnante, ma per le vicende della vita esercente di piccole industrie, grafiche e telefoniche». Con queste parole egli si identifica scrivendo le sue ultime volontà[1] e, con modestia, in poche parole riassume la sua vita professionale. Secondogenito di nove figli, Virgilio nasce a Terni da Ferdinando «caffettiere» e da Maria Angeli «donna di faccende»[2].

 

La passione per l'insegnamento

Malgrado la semplicità dei natali, si deve alla sensibilità della famiglia la prosecuzione delle scuole dopo le classi elementari -egli ottiene la licenza della Scuola tecnica nell’anno scolastico 1870-1871- e la frequentazione, negli anni 1868-1870, la Scuola di musica comunale, dove apprende a suonare il flicorno e il violino. In un primo tempo, ottenuta la patente normale, egli si dedica con passione all’insegnamento, divenendo nel 1878, a soli 25 anni, direttore delle scuole elementari della sua città, incarico dal quale sarà costretto a dimettersi per occuparsi della sua attività imprenditoriale nel 1883. All’istruzione dedicherà per tutta la vita grandissima attenzione, sia nei suoi incarichi di tipo politico nelle file dei socialisti, sia dalle pagine del suo settimanale, sia come privato cittadino. Noto è infatti il suo impegno all’interno della Società generale operaia che aveva come fine quello di «promuovere l’istruzione, la moralità e il benessere degli operai, affinché eglino pure possano cooperare efficacemente al miglioramento indefinito dell’umanità»[3] o il suo ruolo nel Comitato di beneficenza per l’istruzione e l’educazione popolare, comitato che «persuaso che non possa esservi vera civiltà in un paese finché esiste la categoria degli analfabeti, si prefigge di far quanto occorra per ottenere che la legge sulla istruzione elementare obbligatoria (promulgata da 13 anni, ma rimasta presso di noi lettera morta) abbia qui in Terni la sua completa applicazione»[4]. Quale assessore alla Pubblica istruzione del comune di Terni, egli fonda nel 1903 la Lega per l’istruzione popolare contro l’abbandono scolastico e dal 1904 egli si dedica in prima persona a far sì che a Terni venga istituita una Scuola professionale a servizio della grande industria, che vedrà attivati i primi insegnamenti a beneficio di 125 allievi nell’ottobre del 1909.

personaggi umbri

L'attività tipografica e le cartoline illustrate

Tuttavia, come anticipato, la passione per l’insegnamento si accompagna a una passione altrettanto profonda per un’altra attività a carattere più squisitamente imprenditoriale, ma anche artistico, come vedremo. Infatti, nel 1877 avvia la tipografia che sarebbe diventata per lui sinonimo di successo in Italia e all’estero. L’idea di una tale attività si deve probabilmente al padre Ferdinando, che già nell’anno 1871 figura quale libraio nell’elenco Librai, editori e tipografi italiani e in quell’anno è proprietario di un piccolo negozio di cartoleria. Virgilio, morto il padre, decide di seguirne le orme impiantando una nuova tipografia che nel 1886, grazie all’acquisto di due nuovi macchinari, è in grado di stampare 50.000 copie al giorno contro le circa 2.500 copie stampabili con i macchinari ordinari[5]. L’acquisizione di ulteriori e innovative tecnologie – di cui era probabilmente venuto a conoscenza nell’Esposizione di Berlino del 1893 – gli consentono, l’anno seguente, di vincere la medaglia d’oro all’Esposizione di Milano per un calendario réclame stampato in vari colori e poi, a partire dal 1897, di avviare su larga scala la produzione delle cartoline illustrate.
Dunque Virgilio Alterocca è uno dei primi a introdurre nel mercato italiano la cartolina illustrata, inventata soltanto l’anno precedente per le nozze del futuro re Vittorio Emanuele III con la principessa Elena. La prima cartolina della prima serie (composta di 18 vedute di Terni e dintorni) viene dedicata alla cascata delle Marmore, assoluta bellezza naturale del territorio ternano. Ben presto però alle meraviglie architettoniche e paesaggistiche umbre si affiancano altre cartoline dal tema artistico che riproducono – novità assoluta – gli atti salienti delle opere teatrali e liriche, nell’idea di permettere agli spettatori di portarsi a casa un pezzetto dello spettacolo, ma di consentire anche a chi non poteva assistere dal vivo di conoscere opere liriche e artisti. Con finalità principalmente didattiche, Virgilio Alterocca presta la propria opera anche ai capolavori della letteratura italiana quali La Divina Commedia[6], grazie a un accordo con i Fratelli Alinari a seguito di un concorso che vide vincitore il pittore Alberto Zardo, o I promessi sposi, serie stampata in numerosi esemplari a uso delle scuole.
Sempre affascinato dalle nuove invenzioni, mediante un accordo con i Fratelli Pathé di Parigi a partire dal 1904, lo stabilimento tipografico inizia a produrre cartoline illustrate con le scene più significative dei film dell’epoca. Ebbe invece minor fortuna l’invenzione della cartolina parlante, ossia la cartolina fonografica che, tramite «un piccolo ed elegante meccanismo» che registra la voce del mittente, permette al destinatario di riascoltare la voce registrata più e più volte. Fu lanciata per la prima volta nel 1905 proprio dallo stabilimento Alterocca.

 

Alterocca

Illustrazione della Divina Commedia

L'importanza della pubblicità

Nel dicembre 1883 Virgilio Alterocca fonda il settimanale «L’Annunziatore umbro-sabino» (che dal 1887 prenderà il nome di «Il Corriere umbro-sabino») allo scopo di esaltare il progresso industriale della sua città, dove nel 1881 era entrata in funzione la Fabbrica d’Armi e che vedrà, l’anno successivo, l’apertura delle celebri Acciaierie. Il primo numero del giornale coincide con il primo esperimento di illuminazione elettrica cittadina che, in pieno spirito positivista, viene esaltato con queste parole dalle pagine del settimanale: «Terni, la pronosticata Manchester d’Italia, è illuminata a luce elettrica!»[7]. Egli comprende con lungimiranza e capacità da imprenditore moderno l’importanza della pubblicità, come si evince dalla definizione che appare stampata su ogni numero del giornale, in quarta di copertina: «La pubblicità è la madre del commercio, della civiltà, del progresso. Ciò che non si conosce è come non esistesse. Essa è la fonte inesausta di ricchezza […] chi non crede alla pubblicità non crede alla luce»[8]. L’attività del settimanale cesserà quando Virgilio Alterocca preso da altre preoccupazioni lavorative (nel 1886 diviene gerente responsabile del teatro Politeama[9] e l’anno seguente sigla l’accordo con il Comune per la pubblicità e le affissioni) si renderà conto di non poter garantire al giornale la necessaria indipendenza intellettuale.

E telefono fu

È del 1884 un’altra idea vincente di Virgilio Alterocca, anch’essa improntata alla visione imprenditoriale di stampo moderno: a pochi anni di distanza dalla sua invenzione, egli decide di impiantare a Terni una delle prime linee telefoniche della cui espansione e importanza egli è assolutamente convinto: «Da principio, come accade di tutte le cose nuove, avremo chi troverà il telefono una istituzione superflua o prematura. Poi man mano che se ne verranno conoscendo in pratica i numerosissimi vantaggi, prenderanno il telefono perfino i facchini e i lustrascarpe. Lo vedrete»[10]. Partita con soli 50 abbonati, la rete si espande rapidamente, tanto che già nell’anno seguente può contare 72 abbonati e nel 1907 collega Terni a numerose città italiane[11].
Nel 1908 viene insignito dell’ambitissima investitura di Cavaliere del lavoro e della medaglia d’oro che il Ministero della Pubblica istruzione attribuiva agli insegnanti benemeriti. Si spegne dopo lunga malattia ad Arrone.

 


BIBLIOGRAFIA

Le notizie del presente articolo sono state in larga parte tratte dal volume di C. Armadori, Virgilio Alterocca (1853-1910). Biografia analitica con cenni sulla sua famiglia, Arrone, Thyrus, 2016 al quale si rimanda per una bibliografia esaustiva su Virgilio Alterocca.

 


[1] S. Marigliani, Il testamento segreto di Virgilio Alterocca, Terni, Stampa litografica Stella, 2012, p. 339.

[2] I mestieri dei genitori sono desunti dall’atto anagrafico del quinto figlio dei coniugi. Documento citato da C. Armadori, Virgilio Alterocca (1853.1910). Biografia analitica con cenni sulla sua famiglia, Arrone, Thyrus, 2016, p. 18.

[3] D. Ottaviani, L’Ottocento a Terni, pt. II, Terni, Arti grafiche Nobili, 1984, p. 98.

[4] «Il Corriere umbro-sabino», 30 ago. 1888. Citazione tratta da C. Armadori, cit., pp. 74-75.

[5]  «L’Annunziatore umbro-sabino», 21 gen. 1886. Citazione tratta da C. Armadori, cit., p. 134.

[6] Sul tema si veda P. De Angelis, Divina Commedia. Le cartoline illustrate di Virgilio Alterocca, Terni, Dalia, 2014.

[7] «L’Annunziatore umbro-sabino», 27 dic. 1883. Citazione tratta da C. Armadori, cit., p. 101.

[8] Citazione riportata da C. Armadori, cit., p. 135.

[9] Nel 1886 Virgilio Alterocca acquista tramite una società la fatiscente Arena Gazzoli che ristruttura completamente fino a farla diventare un moderno teatro che grazie all’impresario Ciro Scognamiglio presenterà un interessante cartellone. Il Politeama verrà ceduto alla Cassa di Risparmio di Terni nel 1894.

[10] «L’Annunziatore umbro-sabino», 30 dic. 1886. Citazione tratta da C. Armadori, cit., p. 139.

[11] Albano, Ancona, Arezzo, Avellino, Bologna, Caserta, Castellammare di Stabia, Cava, Firenze, Foligno, Forlì, Frascati, Genova, La Spezia, Napoli, Nocera Inferiore, Perugia, Pesaro, Roma, Salerno, Scafati, Tivoli, Torino, Torre Annunziata e Torre del Greco.

La luce colorerà il buio”: è questo il motto della mostra, per riportare nelle regioni terremotate la luce della vita. Il progetto artistico, ideato da Rosaria Mencarelli, realizzato da Paola Mercurelli Salari con la direzione artistica di Gisella Gellini e Claudia Bottini, in collaborazione con Fabio Agrifoglio, presidente della Fondazione Mario Agrifoglio e degli studenti del corso Light Art e Design della Luce del Politecnico di Milano, è nato a pochi mesi dal sisma del 2016 per sostenere il recupero del patrimonio culturale danneggiato attraverso una raccolta fondi finalizzata al restauro. 
L’allestimento è stato affidato all’exhibition designer Gaetano Corica, autore anche del progetto foto-video dell’esperienza, video a cura di Cecilia Brianza.

Inaugurata durante il Natale 2017, la mostra è stata concepita fin da subito come un grido di speranza: Il buio non esiste, è soltanto l’assenza della luce. Attraverso le opere di Black Light Art, il pubblico è stato stimolato a una differente percezione della luce, come veicolo di messaggi emotivi e culturali, con una forma di comunicazione immediata e partecipativa.  
Ideata come una mostra itinerante esposta a Milano e a Como, raggiunge ora la Rocca Albornoziana di Spoleto, entrando in dialogo con la Light Art del Palazzo Ducale di Gubbio e mettendo per la prima volta in sinergia due strutture del Polo museale dell’Umbria. Visto il grande successo di pubblico, Lightquake 2017 a Spoleto è stata prorogata fino all’8 Aprile! 
 

Light Art

Gli artisti che esplorano le valenze artistiche della luce nera a Spoleto sono: Mario Agrifoglio, Nino Alfieri, Alessio Ancillai, LeoNilde Carabba, Claudio Sek De Luca, Giulio De Mitri, Nicola Evangelisti, Maria Cristiana Fioretti, Federica Marangoni, Yari Miele, Ugo Piccioni, Sebastiano Romano. Importante la figura di Mario Agrifoglio, artista che ha fatto della Black Light il fulcro della sua sperimentazione artistica. 
Ma che cosa è Black Light Art? Le radiazioni ultraviolette non sono direttamente percepite dall’occhio, si evidenziano solo quando colpiscono superfici coperte da particolari pigmenti, provocando la fluorescenza di alcuni materiali e dando vita all’effetto metamerico (ovvero la trasformazione di un colore sotto luce solare in qualunque altro colore sotto luce nera). Le opere sembrano così emergere dal buio, per approdare a orizzonti visivi inusitati, caricandosi di una forte valenza spettacolare e, soprattutto, interattiva. 

 


 

La relazione tra la luce e l’oscurità

La luce, o meglio, la relazione fra luce e oscurità, fra buio e illuminazione, diventa elemento suggestivo e suggestionante per la ricerca artistica contemporanea. L’Ambiente spaziale a luce nera di Lucio Fontana, realizzato alla Galleria del Naviglio di Milano nel 1949, non è solo la prima esemplificazione di Black Light Art ma è anche il primo tentativo di superamento dello spazio attraverso l’utilizzo della luce. Questo environnement di cartapesta, vernice fosforescente e luce di Wood, presenta grandi forme astratte, organiche, allungate e colorate, appese al soffitto violaceo. Le forme fluorescenti diventano l’unico punto di riferimento della sala. Uno spazio artistico costruito artificialmente che si estende e mira a essere un mondo in sé, un luogo sperimentale dove lo spettatore deve essere co-autore e consapevole fruitore. Per questo è importante citare Giuseppe PinotGallizio e la sua pioneristica Caverna dell’Antimateria: ambiente guscio, un antimondo atomico dove giocano al suo interno la luce di Wood, componenti elettroniche e musicali, esposta alla galleria Drouin di Parigi nel 1959. In Italia, nel frattempo, la Black Light Art si arricchisce delle esperienze dell’arte programmata e cinetica dello Spazio elastico di Gianni Colombo, 1967. All’interno di quest’opera il movimento degli elastici, visto attraverso la luce di Wood, crea nel pubblico sorprendenti effetti di disorientamento. Colombo descrive Spazio elastico come uno stato semi onirico, «che subisce osmosi dimensionale continue… espandendosi in ogni direzione». Negli stessi anni, Dan Flavin aveva sviluppato molte delle sue sculture con tubi fluorescenti creando, nel 196,8 una intera galleria di luce ultravioletta a Documenta 4, a Kassel. 
La dimensione immateriale di queste storiche installazioni è perfettamente ricreata nelle sale della Rocca grazie alla luce nera di Wood, che muta i colori e la percezione delle opere degli artisti. Ogni spettatore entrandovi sarà solo con se stesso; al limite tra conscio e inconscio vivrà una nuova esperienza sensoriale e visiva, poiché come scrisse Padre Kircher nell’Ars Magna Lucis et Umbrae del 1646, «Nulla è visibile in questo mondo se non alla condizione di una luce mescolata di tenebre».  
 


 

Info e prenotazioni 

Sistema Museo | 340 5510813  

www.sistemamuseo.it 

Facebook e Instagram | Lightquake 2017 Spoleto-Gubbio 

 

Per saperne di più su Spoleto