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«La mia formazione artistica è stata da autodidatta, studio intenso e approfondimenti sui maestri contemporanei e del passato, lavoro serrato sulle tecniche e soprattutto l’innamoramento per alcuni pittori storici ha inevitabilmente influenzato il mio modo di dipingere».

In questo appuntamento abbiamo chiacchierato con Lauretta Barcaroli, artista che vive e opera a Terni. Autodidatta nella sua formazione ma con una grande passione, negli ultimi anni è passata gradualmente da una pittura di impronta figurativa a composizioni di gusto astratto e con connotazioni fortemente materiche, in cui anche la luce concorre a essere elemento indispensabile per la fruizione dell’opera. Alcune sue opere sono state pubblicate nel 2019 nel nostro magazine WHITE | AboutUmbria Collection (N. 4), un numero dedicato alle eccellenze umbre viste attraverso il colore bianco.

Lauretta Barcaroli

Lauretta, la passione per l’arte e in particolare per la pittura è sempre stata viva e presente in lei. Ci racconta come è nata?

Posso quasi dire che la passione per l’arte è nata insieme a me. Avevo sì e no dieci anni quando presi in mano la prima tela per dipingervi un mazzo di fiori. La mia vicina di casa, insegnante di scuola elementare, di pomeriggio si dilettava a dipingere dalla finestra del suo studio il paesaggio che le si mostrava davanti e io ero lì a passare ore, incantata dagli effetti di luce e sfumature che il pennello riusciva a produrre con i colori a olio. Finché un giorno mi disse che invece di stare a guardare forse mi sarei più divertita a dipingere. E così cominciò la mia avventura artistica. In seguito, alle scuole medie, i professori delle materie tecniche mi avviarono all’uso della creta e dei materiali. Apprezzavano molto i miei lavori tant’è che me ne commissionarono un bel numero per l’esposizione di fine anno! Piccoli episodi ma di grande stimolo per mettere in luce il talento! Ma i miei dicevano che con l’arte non si mangia, quindi la vita ha fatto il suo corso e mi sono ritrovata diplomata e, giovanissima, impiegata in un ente pubblico. L’arte sembrava ormai chiusa in un cassetto ma sarebbe stato soltanto per poco…

 

La sua arte è una pittura di impronta figurativa, con un gusto fortemente astratto, dove la materia è fondamentale, in cui anche la luce è un elemento indispensabile. Oggetti come stoffe, legni e parti di ferro creano opere di forte impatto emotivo. Come nascono le sue composizioni?

La mia formazione artistica è stata da autodidatta, studio intenso e approfondimenti sui maestri contemporanei e del passato, lavoro serrato sulle tecniche di pittura e soprattutto all’inizio l’innamoramento per alcuni pittori storici ha inevitabilmente influenzato il mio modo di dipingere. Per circa venti anni ho prodotto opere a olio con impronta figurativa. Non amavo rappresentare il paesaggio, ma un mondo fatto di oggetti quotidiani che richiamassero l’atmosfera del passato e della tradizione, volti di donne con gli occhi disegnati dalle ombre, il colore più che la forma era il protagonista delle mie tele, era il mezzo per evocare sentimenti e stati d’animo. Queste opere ebbero un grande apprezzamento in Francia, con le innumerevoli mostre che dal 1999 al 2006 mi portarono in molte località della Costa Azzurra. A tutti gli effetti la Francia è stata per me una sorta di madrina spirituale. Poi il blocco, e per circa un anno ho smesso di dipingere perché la mia vena sembrava ormai esaurita. L’aver poi frequentato a Roma un corso di pittura alla RUFA – Rome University of Fine Arts mi è stato di grande stimolo per approfondire le tematiche dell’arte informale e materica e di nuovo ripartire nella mia ricerca. Gli oggetti a cui si riferisce, stoffe, legni e parti di ferro appartengono a un periodo per me particolarmente emozionante e fertile, in cui ho potuto mettere a frutto gli stimoli e gli apprendimenti accademici acquisiti e dare vita ad alcuni lavori della serie Derive (2008/2010) sensibili della tradizione informale italiana che proprio in Umbria pone le sue fondamenta. Nei miei lavori tutto comincia da una forte emozione che pressa. Nel caso di Derive bastava un oggetto trovato magari nella sabbia o eroso e sepolto nella terra, a divenire punto di partenza. Tutto il lavoro a seguire sarebbe orbitato intorno ad esso. La luce concorre a essere elemento indispensabile per la fruizione dell’opera, le stratificazioni sulla tela diventano soggette al modo in cui la luce colpisce la materia.

 

Ogni possibile mondo 2022

 

Alcune sue opere sono state esposte – fino a qualche giorno fa – ad Assisi nell’evento “Spatium Lucis-Artisti contemporanei” a cura dell’Associazione La Casa degli Artisti: ci può raccontare i suoi lavori?

Esporre le proprie opere al pubblico è un po’ come mettersi a nudo e chi guarda spesso aiuta l’artista a fare chiarezza sul proprio mondo interiore. Questa è l’alchimia e il vero senso del fare arte. Ho partecipato a questa mostra con una scultura e con alcune opere pittoriche. La scultura, una lampada verticale dal titolo Lama di luce, è stata realizzata nel 2019 e fa parte della serie Work in progress. Le altre opere pittoriche dal titolo Ogni possibile mondo sono state invece elaborate durante la pandemia. Dopo un iniziale spaesamento, mi sono attrezzata per vivere in arte il mio isolamento, benedicendo l’opportunità di vivere in campagna. Sono stati due anni di intenso lavoro che hanno prodotto tra le altre anche 11 formelle su tela (cm 30×30) che sono andate a comporre un’opera la Croce del Cristo risorto, esposta a Terni nella Chiesa di San Francesco in occasione del Cavourart Festival. Di dimensioni più importanti sono le singole opere che ho esposto ad Assisi, ma lo stile e la tematica sono le stesse. Anche qui la materia continua a essere l’oggetto della mia ricerca, in un rapporto dialettico il cui intento è quello di dare forma a espressioni universali e senza tempo. La superficie delle tele è scabra, segnata da impronte lasciate da oggetti o da stoffe che rimandano a sudari, a umili resti di vita quotidiana, da tagli, incisioni, segni di umane vicende. Un Pathos, in cui il dramma comune si fa timida luce di speranza e compassione.

 

Ogni possibile mondo 2023

 

Le nostre interviste si chiudono sempre con una domanda. Vorrei chiederle una parola che per lei rappresenti il connubio tra la sua arte e l’Umbria.

L’Umbria è terra di grandi artisti e di santi. La parola è spiritualità.