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Terzo posto, nella categoria Associazioni, per Argo – associazione culturale nata alla fine del 2007 – nel concorso “Turismo slow: raccontare per promuovere l’Umbria. Economia e cultura, il futuro è digitale” per il progetto “TV di comunità 2019”, indetto da CO.RE.COM Umbria.

Il bando richiedeva contenuti audiovisivi che si focalizzassero sulle bellezze che ospita il territorio umbro. Al tempo stesso però i video dovevano veicolare il concetto di turismo slow, una forma di turismo che mira a un’esperienza turistica totalizzante, che presupponga più profonde interazioni con il territorio visitato e i suoi abitanti, senza limitarsi a visite passive e circoscritte alle sole principali attrazioni di quel determinato luogo. Sono stati sedici i video e sei i podcast narrativi per promuovere il turismo lento in Umbria tra i giovani, presentati dalle emittenti televisive, radiofoniche e associazioni.

Due i video vincitori presentati da Argo, Un fantasma a Perugia e 2135: edizione straordinaria. Due cortometraggi dal sapore agrodolce, che mettono in luce l’uno la velocità con la quale si vive oggi, incuranti del bello che si ha intorno, e l’altro un pianeta distrutto e popolato solo da uomini-animali, in un lontano 2135.

Un fantasma a Perugia

 

Un fantasma buono si aggira per le vie di Perugia. Spazza i vicoli quasi danzando, pulisce le giacche di chi sorseggia con gusto un caffè al bar, raccoglie le sporcizie dei turisti troppo fast e troppo poco attenti a godere della bellezza che hanno intorno. Il video è stato realizzato con la collaborazione del noto regista cinematografico Daniele Ciprì.

2135: edizione straordinaria

 

Marsciano, Pianeta Terra, 2135. Gli esseri umani sono per metà animali a causa di mutazioni genetiche provocate dalle nefandezze dell’uomo e ricordano con ironia e amarezza i tempi che furono. Il video è stato realizzato dal regista Stefano Domenichetti Carlini.

«Un curioso personaggio è imprigionato nel teatro, per respirare ancora la polvere del palcoscenico, il profumo della cipria, per ascoltare romantiche melodie… e per rimuovere un sipario, quando lo spettacolo non è di suo gradimento. Angelino, il fantasma del teatro, ha preso sul serio la sua parte e la sua recita non è finita» (Igea Frezza, Pagine dell’Umbria)

Interno del teatro di Amelia

 

Ogni teatro, o quasi, ha il suo Fantasma dell’Opera. Il Teatro Sociale di Amelia non sarà certo il Teatro Massimo di Palermo, dove si aggira l’anima di una misteriosa suora, ma può comunque vantare la presenza di un simpatico fantasma che scorrazza tranquillo tra un palchetto e l’altro. È Angelino, o almeno così è stato ribattezzato dal custode del teatro, che ha sempre un gran da fare: quando spegne le luci il fantasma si diverte a riaccenderle e quando le accende Angelino le rispegne. La leggenda narra però che lo spettro tema il pubblico e che quindi si dilegui a ogni spettacolo. Ma non ha paura degli artisti. «Anzi, pare che gli piaccia molto assistere alle prove e che le segua nascosto nell’ombra nel secondo ordine di palchi. Qualche attore sostiene di averlo visto passare, avvolto nel mantello fino al naso e con un cappello a larghe tese, dietro l’ingresso di platea per salire ai piani superiori, e qualcun altro dice che, quando Angelino si accomoda su questo o quel palco, si libera del mantello con un gesto maestoso, facendolo fluttuare nell’aria e buttandoselo dietro alle spalle».

La fondazione

Il Teatro Sociale di Amelia nacque dallo sforzo di un gruppo di nobili e di borghesi della città, allora fiorente centro dello Stato della Chiesa, che nel 1780 si riunì e decise di costruire un nuovo teatro. Il 23 febbraio del 1782 si tenne la congregazione di fondazione, presieduta dal marchese Orso Orsini, alla quale parteciparono i primi ventisette soci che poi furono presto portati a trentasei. Il progetto, così come la direzione dei lavori, furono affidati al conte Stefano Cansacchi, architetto molto stimato anche oltre i confini dello Stato ed esponente dell’Accademia perugina del disegno. Della stessa Accademia faceva parte anche il giovanissimo Gian Antonio Selva che dieci anni dopo realizzò il Gran Teatro la Fenice di Venezia straordinariamente simile al modello amerino. Non solo nell’architettura, ma anche nell’impostazione e nella decorazione.

I restauri

Negli anni sono stati numerosi gli interventi di restauro e di ammodernamento. Nel 1823 fu aperta la fossa orchestrale o golfo mistico, per rispondere alle esigenze imposte dal nuovo modello di opera lirica. Poi nel 1866 furono eliminate le due grandi statue che il Cansacchi aveva messo a ornamento dei due lati del proscenio e furono realizzati sei palchi di proscenio, che, in aggiunta ai quarantaquattro preesistenti, portarono il numero totale dei palchi ai cinquanta attuali, distribuiti su tre ordini (diciassette per ognuno, con lo spazio centrale del primo ordine occupato dalla porta d’ingresso) oltre all’ampio loggione.

 

sipario

Il sipario

Gli affreschi

Tra il 1880 e il 1886 Domenico Bruschi, artista celebre per numerosi interventi in altri teatri, tra cui il Caio Melisso di Spoleto, fu chiamato a decorare e affrescare la sala. A lui si deve anche il telone raffigurante il leggendario assedio di Amelia da parte del Barbarossa, affiancato all’altro di fattura settecentesca, e il vivace affresco che decora la volta della sala principale. L’ultimo restauro, terminato nel 2006, ha consentito il recupero dello spazio esterno adattato a teatro all’aperto (duecentoventi posti circa) che comprende anche il belvedere sottostante che si apre sulla vallata. Il sotterraneo invece è stato adibito a una sala attrezzata di tutti i comfort.

I meccanismi

Il teatro amerino è uno dei rari esemplari di teatro settecentesco realizzato interamente in legno, dalle strutture ai meccanismi scenici tuttora perfettamente funzionanti. Il teatro, tutt’oggi di proprietà della stessa società sorta per la sua realizzazione, ha ospitato tutte le maggiori opere liriche del repertorio italiano settecentesco e ottocentesco, con la partecipazione dei più grandi artisti italiani e stranieri, nonché spettacoli di musica sinfonica e cameristica. Inoltre l’ampio  palcoscenico (di notevole altezza) è stato utilizzato come scenografia per quarantadue film tra i quali Il Marchese del Grillo con Alberto Sordi e Le avventure di Pinocchio di Luigi Comencini, con Nino Manfredi. Il Ministero dei Beni Culturali ha dichiarato il Teatro di Amelia monumento di particolare interesse storico e artistico.

 


Bibliografia

  1. Frezza, Pagine dell’Umbria, Perugia, Morlacchi editore, 2009
  2. Petrignani, Care presenze, Neri Pozza, 2004
  3. Ghedina, Guida ai fantasmi d’Italia. Dove cercarli e trovarli, Odoya, 2017

Sitografia

http://www.teatrostabile.umbria.it

 

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