fbpx
Home / Posts Tagged "eventi"

Dal 13 al 15 settembre la cittadina medievale di Panicale ospiterà nei suoi spazi urbani i molti visitatori previsti, provenienti sia dall’Umbria sia da fuori regione, senza contare i numerosi arrivi anche dall’estero. La VII edizione di Fili in Trama, su iniziativa del GAL Trasimeno-Orvietano, sarà per tre giorni l’evento convogliatore di scuole specializzate del settore e di artigiani che metteranno in mostra le meravigliose e antiche arti del ricamo e del merletto al pari delle loro creazioni. La manifestazione sarà accompagnata dal caloroso abbraccio panicalense mentre il lago Trasimeno sarà il suo romantico cavaliere.

Panicale, uno dei Borghi più Belli d’Italia, è adagiato sulle pendici del Monte Petrarvella e guarda dall’alto il panorama spezzato dalle dolci sinuosità della Val di Chiana Romana e dal chiarore del Trasimeno. Sull’etimologia del suo nome ci sono varie ipotesi, ma ci piace pensare che Pan Kalòn sia la più accreditata. Pan Kalòn in greco vuol dire dove tutto è bello e Panicale, che con la sua struttura urbana medievale a cerchi concentrici, era legata a Perugia sia come rifornitrice di derrate alimentari sia come uno dei suoi baluardi di prima difesa, ha conosciuto dapprima l’estro pittorico di Masolino a cui è stato attribuito un bellissimo affresco raffigurante L’Annunciazione della Vergine, e poi del genio Pietro Vannucci detto il Perugino che, con il Martirio di San Sebastiano esalta la perfezione della bellezza artistica. Panicale sarà la cornice decorativa di Fili in Trama 2019, la Mostra Mercato Internazionale del Merletto e del Ricamo che prevede un ricco programma di appuntamenti di settore e culturali.

 

 

L’attiva e dinamica Francesca Caproni, direttore del G.A.L. Trasimeno-Orvietano, ci ha dichiarato: «Saranno 75 gli espositori provenienti da tutte le regioni d’Italia, comprese le più ambite scuole di ricamo, e ben sette le delegazioni straniere. Quest’anno infatti Panicale potrà garantire la presenza, in qualità di espositori, di scuole provenienti da Grecia, Germania, Portogallo, Inghilterra e Russia, mentre saranno presenti in delegazione ufficiale anche Lettonia e Polonia con i relativi Gruppi di Azione Locali, nell’ambito della Via Europea del Merletto e del Ricamo, un progetto di cooperazione transnazionale che sta prendendo forma e per il quale il nostro GAL sarà capofila a livello europeo».

Il filo di Chiara

L’ospite d’onore sarà Chiara Vigo, l’ultimo maestro di bisso marino che vive nell’isola di Sant’Antioco, a sud della Sardegna. Chiara Vigo custodisce l’arte della propria famiglia tramandata da 28 generazioni di donne ed è in grado, con un lavoro certosino, di ottenere un filo che al sole sembra dorato e con il quale si può ricamare o produrre preziosi tessuti. La particolarità e unicità è che Chiara riesce, come da tradizione, a ricavare il suo prezioso e minuscolo cordoncino da un filamento che un mollusco gigante in via di estinzione, la Pinna Nobilis, produce in piccole quantità. Dalla lunga lavorazione del filamento barboso si ottiene il bisso, in una quantità infinitesimale rispetto al lungo tempo di lavorazione. Da trenta grammi di bisso si ottengono 12 metri di seta di mare. Chiara Vigo riesce a riprodurre il bisso tinto oro, porpora o viola, così come viene citato nella Bibbia, e afferma con convinzione: «Il bisso non si vende e non si compra. Le opere in seta del mare possono essere solo donate o ricevute. Un maestro di bisso vive di offerte». Una vera rarità. Mi riferisco a Chiara Vigo, ovviamente.

Luca Scarpa, consigliere GAL, ha detto: «La mostra vedrà presenti negli stand esclusivamente artigiani o scuole del settore. Un aspetto questo che ha consentito, oltre al resto, di far registrare il tutto esaurito in termini di prenotazioni delle strutture turistiche nei comuni di Panicale e Piegaro e ottimi riscontri negli altri limitrofi del Trasimeno. Ci riempie d’orgoglio sapere che dieci appassionati arriveranno appositamente dalla Corea del Sud e questo testimonia come sia stata imboccata la strada giusta, anche tramite Fili in Trama, per valorizzare il nostro territorio dal punto di vista turistico e culturale e per contribuire, anche se in piccola parte, a realizzare qualche nuovo posto di lavoro nel settore specifico».

I valori dell’evento sono evidentemente legati alla tradizione, che viene rappresentata in questo periodo di internet, di cambiamenti sociali e occupazionali, come promozione turistica e territoriale dell’area lacustre. La riscoperta di certe arti, abbinate al settore dell’accoglienza turistica, alberghiera e della ristorazione, potrebbe rappresentare un volano che favorisca una ricaduta economica sul territorio e nuove opportunità per i giovani. Per riuscire, è importante porre l’attenzione a quello che fanno anche gli altri fuori dei confini locali, dove il GAL è un fervente sostenitore dell’innovazione.

Marco Mannarelli dell’Associazione La Trama di Anita, ci confida: «Ci saranno proposte che vengono da lontano. È il caso di un defilé di moda a cura della Scuola creativa russa di Vera Tarasenkova e un defilé di costumi tradizionali nazionali del popolo russo; la scuola, al suono di musica tradizionale, presenterà la nuova collezione Altay della scuola Etnoclub Paraskeva. Altre sfilate vedranno protagonista il macramè: Il Macramè veste l’abito, con 60 abiti impreziositi con particolari in macramè, animerà Piazza Umberto e darà a cura de Il Macramè di ARIANNA di Castelgomberto VI».

Eventi per tutti i gusti

Poi, spazio a concerti, convegni e rappresentazioni direttamente dal Pan Opera Festival organizzato dall’Associazione TèathronMusikè: verrà infatti messa in scena l’opera Livietta e Tracollo ovvero La Contadina Astuta, con intermezzi comici de L’Adriano in Siria di Giovan Battista Pergolesi. Ancora, ci saranno mostre di costumi d’epoca e modellini di costumi di manifestazioni storiche, spettacoli di lettura e vetrine di negozi allestite a tema, passeggiate tra i colli che sovrastano il Trasimeno e le fotografie di Stefano Fasi per il pubblico, realizzate con la tecnica ottocentesca del collodio umido. Infine, presso il Museo del Tulle di Panicale, ci sarà la premiazione del VI concorso Castello di Panicale – Premio Anita Belleschi Grifoni. Veramente un palinsesto ricco e interessante. Il consigliere provinciale Erika Borghesi, il vice sindaco di Panicale Anna Buso, l’Assessore al Turismo di Panicale Giselda Bruni e quello alla Cultura di Magione Vanni Ruggeri, durante la conferenza stampa hanno avuto parole di apprezzamento per l’evento, ormai senza confini e sottolineato la sua importanza per l’intero comprensorio del Trasimeno e umbro.

 

 

Fili in Trama è una manifestazione voluta dal GALTrasimeno-Orvietano con il supporto delle istituzioni comunali, provinciali e regionali e di una fittissima rete di associazioni del territorio, che saranno protagoniste con continuità nell’ambito del più vasto progetto I Fili, le Trame e Le Reti del Trasimeno-Orvietano, che prevede eventi specifici e dedicati, nei comuni di Panicale, Passignano sul Trasimeno, Tuoro sul Trasimeno con Isola Maggiore, Magione con San Feliciano e Orvieto.
Durante l’evento, oltre per i ricami e i merletti, la sottolineatura più importante sarà quella per le antiche tradizioni e per quelle rinnovate, per le bellezze naturistiche, paesaggistiche e culturali e per le eccellenze in genere, che si possono ammirare nel meraviglioso e generoso comprensorio del Trasimeno-Orvietano.

 


Il programma completo dell’evento si può trovare su: www.filiintrama.it

Il consenso di pubblico dello scorso anno ha convinto gli organizzatori a replicare la manifestazione musicale Accademia Isola Classica & Festival, con sei concerti di musica classica gratuiti, ospiti internazionali e masterclass giornaliere. L’evento è in programma dal 26 agosto al 1 settembre nella splendida cornice dell’Isola Maggiore.

In pochi minuti di traghetto arrivi a un’isoletta del Lago Trasimeno, in un borgo caratteristico e deputato da sempre ad accogliere caldamente i suoi visitatori, insieme ad alcune signore che lungo la sua via principale, sedute su consumate sedie di legno, lavorano con l’uncinetto il punto d’Irlanda. Appena fuori dall’incantevole abitato s’incontra una scalinata, dalla cui sommità ti guarda una chiesa con un bel portale in pietra.

 

Una meravigliosa cornice, l’Isola Maggiore

Siamo sulla meravigliosa Isola Maggiore che, seppur nelle sue contenute dimensioni, è stata da sempre testimone di incredibili vicende sociali e storiche, la cui memoria è alimentata con orgoglio dai pochissimi abitanti ancora oggi residenti attraverso suggestivi racconti.
Un tesoro di conoscenze da cui attingere, ma è necessario entrare in sintonia con questa riservata e meravigliosa gente per riuscire a farsi raccontare le varie esperienze, al fine di trasmettere e mantenere vive le tradizioni e le abitudini emblematiche di questo angolo di paradiso lacustre.

Il Trasimeno riserva sempre delle imperdibili sorprese, che possono manifestarsi laconicamente e in modo raro per quelli che sanno apprezzare la ricchezza della millenaria storia dei luoghi. Essendo il lago più antico ed esperto della nostra Penisola, ne può raccontare di cose a tutti, sia a grandi sia a piccini. Ha solo bisogno di ottemperanza e maggior rispetto…
Sono molte le testimonianze che narrano una piccola parte dell’immenso vissuto isolano, dove il visitatore può trascorrere del tempo ben impiegato nel visitare la casa del Capitano del Popolo, il Museo del Merletto, il prezioso crocifisso ligneo del Caporali posizionato all’interno della Chiesa di San Michele, le Chiese del Buon Gesù, quella della Buona Morte, quella di San Francesco e lo Scoglio del Santo; infine, la Chiesa di San Salvatore. Purtroppo il Castello Guglielmi non è visitabile in quanto inaccessibile da qualche anno. I bianchi sentieri si intrecciano, tra gli olivi e i lecci, sulla superficie dell’isola. Dalla sua sommità si può ammirare un panorama meraviglioso e sentirsi, a volte, in amicale vicinanza con fagiani e conigli selvatici.

Il progetto: Accademia Isola Classica & Festival

Questa è l’inimitabile cornice in cui si svolge la manifestazione, dedicata alla musica classica, denominata Accademia Isola Classica & Festival, seconda edizione. Sono stati inseriti nell’evento diciassette giovani talenti, provenienti dall’Europa, America, Russia e Corea, selezionati per partecipare alle masterclass di perfezionamento strumentale e ad alcuni dei concerti in cartellone.
Come ci ha detto l’organizzatrice della manifestazione, Natalie Dentini: «È un progetto didattico a livello mondiale. Noi selezioniamo i migliori studenti che sono già di altissimo livello e vincitori di numerosi concorsi e gli offriamo una borsa di studio gratuita. Vengono qui a studiare con maestri top e non solo apprendono da loro, ma suonano insieme in un’esperienza unica. L’idea progettuale è stata mia e di mio marito Vlad Stanculeasa, entrambi musicisti, e fin da quando siamo venuti qui a Isola, abbiamo visto la possibilità di creare una scuola a cielo aperto dove gli studenti abitano questo bellissimo luogo dandogli nuova linfa e qui per qualche giorno, in modo non invasivo, suonano, studiano, dormono, mangiano e vivono. I pochi abitanti rimasti ci sono vicini e sono felicissimi di vederci quotidianamente e noi ricambiamo con gioia e con il rispetto degli spazi».

L’organizatrice Natalie Dentini

Natalie Dentini, oltre ad essere l’organizzatrice dell’evento, è una bravissima violinista a livello internazionale e ci confida il suo desiderio di realizzare un importante progetto isolano a carattere permanente, con l’augurale e sperato aiuto di qualche illuminato benefattore o generosa fondazione: «C’è il progetto di fare una scuola permanente di Archi, anche per far rinascere questo magico posto, e siamo nella fase non facile di ricerca di sponsor e fondazioni affinché qualcuno ci dia una mano per realizzare questo ambizioso proposito, che porterebbe notevoli vantaggi culturali, promozionali per il territorio e un’evidente ricaduta economica in loco».

La serata inaugurale

Il concerto inaugurale si è tenuto presso la Chiesa di San Salvatore, con la partecipazione della bravissima mezzosoprano Monica Bacelli, accompagnata sapientemente dal pianoforte di James Maddox, dal violino dell’eccelso Vlad Stanculeasa (coniuge di Natalie), dalla viola del fantastico Ettore Causa e dal violoncello del mirabile Antonio Lysy, con musiche di Berio, Haydn, Beethoven, Brahms e Britten. Gli esecutori del concerto d’apertura sono tutti nomi di primissimo piano della scena internazionale di musica classica. All’interno della chiesa, l’acustica è buona e alzando la testa si nota la traccia di un affresco: è la figura di un angelo e, come gli sguardi degli spettatori, anche il suo sembra rapito dalla soave voce di Monica e dall’abilità dei bravissimi musicisti. La partecipazione è stata attenta ed entusiasta. Un vero successo!
Altresì hanno assistito con soddisfazione al concerto l’assessore comunale all’Urbanistica, Ambiente e Sviluppo del Territorio Laura Cucina e il consigliere comunale Edoardo Moschini, entrambi insieme al Sindaco di Tuoro, Maria Elena Minciaroni, che al termine dell’esibizione, ci ha confidato: «Manifestazioni del genere sono di altissimo valore artistico e noi le appoggiamo e sosteniamo con tutte le nostre possibilità. Crediamo che eventi di questa qualità possono portare lustro al nostro territorio e a quello del Trasimeno in genere. I concerti di tale portata sono attrattori di interessi culturali e rivolti a un turismo sostenibile per una sana ed ecologica promozione del comprensorio toreggiano. Seguiamo con attenzione e grande disponibilità, l’evoluzione di questo importante progetto musicale che trova i nostri consensi».
L’Assessore comunale per la Cultura e lo Sport, Thomas Fabilli, recentemente ha dichiarato di credere e sostenere attività culturali di questo tipo e il suo personale impegno e quello di tutta l’Amministrazione è teso a favorire iniziative similari di qualità.
Al termine della serata c’è stato un bel momento conviviale, organizzato presso un tradizionale locale isolano con dei gustosi assaggi di tipici sapori lacuali, accompagnati dagli ottimi vini dell’azienda agricola Montemelino di Tuoro.

Gli appuntamenti in programma

Giovedì 29 a tenere la scena saranno il noto cornista spagnolo Juan Manuel Gomez e i Maestri dell’Accademia, con musiche di Brahms.
Sabato 31 agosto e domenica 1 settembre toccherà ai giovani talenti dell’Accademia misurarsi con il giudizio del competente pubblico.
I dotati giovani corsisti sono: SongHa Choi, violino; Chris Rogers Beadle, viola; Sinèad O’Halloran, violoncello; Nathan Kirzon, violino; Lea Galasso, violoncello; Hani Song, violino; Laura Andrade, violoncello; Dunja Kalamir, violino; Tami Pohjola, violino; Nicholas Alcott Swensen, viola; Arjun Ganguly, viola; Tatsiana Boyarina, violoncello; Marcus Bäckerud, violino; Emilia Sharpe, violino; Nathalie Schmalhofer, violino; Anna Leunis, violino; Emma Wernig, viola. Gli esperti e comprovati docenti di sicura fama, sono: Mi-Kyung Lee, violino; Vlad Stanculeasa, violino; Ettore Causa, viola; Antonio Lysy, violoncello; Lorena Tecu, pianista collaboratore; James Maddox, pianista collaboratoreIl programma completo è sul sito: www.accademiaisolaclassica.com.

 

Edoardo Moschini, Maria Elena Minciaroni, Laura Cucina

 

La manifestazione è sostenuta dalla Regione Umbria, dal Comune di Tuoro sul Trasimeno, dalla Pro Loco Isola Maggiore e da Busitalia; per i concerti, tutti gratuiti, sono stati previsti i traghetti di rientro fino alle 22,00. Accademia Isola Classica & Festival è riuscita, tramite un’importante rete di partner, a offrire senza spese per i suoi studenti un corso di formazione musicale di primissimo livello e speriamo, in un futuro a breve termine, di assistere all’intervento di qualche patrocinatore che supporti economicamente l’ambizioso progetto di creare un’accademia di riferimento per archi con sede sull’Isola Maggiore. Sarebbe un bel gesto che renderebbe immortale colui che generosamente vorrà sostenere l’idea di Natalie e Vlad per un prospetto internazionale, culturale e artistico per giovani musicisti talentuosi.
Nella serata inaugurale il numeroso pubblico intervenuto, nonostante il gran caldo, è rimasto molto soddisfatto, sia dalla bellissima voce di Monica Bacelli sia dai sintonici e competenti maestri che l’hanno accompagnata con i loro virtuosi strumenti.
Rientrando in traghetto a sera inoltrata, ancora con l’eco delle armoniose note nella testa, una stella cadente rendeva più incantevole il cielo stellato, nella certezza di risentir parlare di questi 17 giovani musici come astri nascenti nel panorama internazionale dei grandi palcoscenici della musica classica.

La trentanovesima edizione della Sagra del Gambero e del Pesce di Lago a San Savino si è appena conclusa con la consueta e ampia adesione di pubblico. La rinomata festa paesana si è tenuta dal 16 al 25 agosto nello scenografico borgo del lago Trasimeno, con un’ottima offerta enogastronomica accompagnata da iniziative culturali, spettacoli e musica di assoluto pregio.

Tramonto al lago Trasimeno

 

Un non ben precisato gruppo di buoni amici sono in vacanza in Umbria per trascorrere qualche giorno insieme, ospiti di un campeggio sulle rive del lago Trasimeno. Sono quattro coppie del nord Italia partite in moto per conoscere l’ignota e misteriosa regione, da molti definita come il cuore verde d’Italia e, in particolare, i paesaggi ricchi di storia e tradizioni che circondano il lago. Su consiglio di una coppia di turisti romani, conosciuti nel loro stesso campeggio, il gruppo di amici va a visitare il piccolo ma caratteristico borgo di San Savino, dove è in atto la Sagra del Gambero e del Pesce di Lago.

Lo strategico castello di Pian di Carpine

San Savino, vicino a Pian del Carpine (oggi Magione), nel Medioevo era uno strategico castello favorito dalla sua posizione elevata, a guardia e a difesa di una zona lacustre ritenuta da Perugia estremamente importante per la ricchezza del territorio e per la sua prima difesa; San Savino faceva parte, insieme ad altri borghi fortificati della costa orientale del lago, di un sistema di protezione al contado perugino. Oggi a San Savino sono visibili, della roccaforte di allora, la torre triangolare e parte delle mura su cui si apre l’unica porta d’ingresso alla piazzetta storica. L’entrata è sormontata da un arco a sesto acuto.
Davanti al medievale varco di accesso si apre un bellissimo affaccio sul lago da cui si possono ammirare dei maestosi tramonti di fuoco che si rispecchiano, rifrangendo le varie tonalità rosso-aranciate, sulle increspature appena accennate dell’acqua e mettono così in evidenza la sottostante Oasi naturalistica La Valle, un importante centro culturale ornitologico e scientifico votato al turismo ecologico e sostenibile e all’educazione ambientale per tutti, in particolare verso i giovani scolari. L’Oasi rappresenta una delle pregevolezze lacustri.

 

Uno scatto dalla sagra

Pesce di lago in tutte le salse

Il gruppo di amici, entrando in paese, ha avuto la stessa sensazione che provano tutti quelli che visitano il borgo durante l’allegra festa. Infatti, non appena si arriva, si percepisce immediatamente la sana atmosfera della sagra paesana dove, in un clima gioioso e ridente, ci si lascia trascinare nel dettato e ammiccante programma della serata. Cena a base di pesce di lago, dove l’antipasto misto, seguito dalla pasta con i gamberi o da quella con il pesce persico, continua con gli spiedini o la frittura di lago o con il superbo guazzetto di gamberi. Il tutto bagnato da un ottimo vino bianco di una piccola ma nota cantina locale e suggellato da un delizioso Vin Santo accompagnato da gustosi biscotti, chiamati Pane del pescatore.
Si vedono tutti i paesani collaborare, in un viavai incessante di passi fatto da persone giovanissime e più esperte che, senza risparmiarsi, danno una mano per curare gli ospiti della sagra: ci tengono a farli mangiare nel segno della tradizione locale e metterli a proprio agio. Il clima è casalingo e amicale e, nonostante il gran pienone di gente, il servizio ai tavoli è superveloce e le portate sono di grande qualità.
L’ottima cena è preparata dal fantastico team della Pro Loco, guidato dall’attivissimo e navigato presidente Maurizio Orsini; fin dall’inizio della serata si percepisce la meticolosa preparazione di tutto l’evento, infatti i vari appuntamenti della festa paesana prevedono, oltre all’angolo enogastronomico, lo spazio dedicato ai concerti, alla musica e agli spettacoli, che avvengono in un clima allegro e scanzonato. Un grande plauso a Maurizio Orsini e a tutta la sua squadra!

 

Musica e paesaggio

Dopo aver ben mangiato e bevuto, il gruppo di amici passa vicino agli stand degli espositori temporanei e a un gruppo musicale che, lì accanto, suona bellamente del liscio ballato da una nutrita schiera di gente e poi si dirige verso la piazzetta storica della torre triangolare, verso cui un’accattivante musica li attrae. Tutti bravi!
Il prossimo anno gli otto amici si promettono di tornare sul Trasimeno e a San Savino e di partecipare a tutte le serate della sagra e, con questo livello di offerta, non se ne vorranno perdere neanche una. Il gruppetto, dopo aver pienamente soddisfatto le loro orecchie, si è fermato alla cantina a prendere un buon bicchiere di vino e poi si è diretto verso la piazzetta appena fuori la porta con l’arco a sesto acuto. Le quattro coppiette si siedono sulle panchine proiettate verso lo specchio lacustre, dove al riflesso stellare fa eco il profilo dell’Isola Polvese, che emerge misterioso dalle lucenti acque puntinate di astri.
C’è qualcuno che ha lo sguardo rapito dal magnificente panorama e più in là c’è qualcun altro che si sta scambiando un tenero bacio sotto la protezione certa di Tarsminass, il saggio e millenario specchio d’acqua etrusco.

ARS Cultura, Radici di Pietra e F.I.D.A.P.A., hanno dato vita a un incontro culturale a Perugia intorno alla famiglia Benois con la visita alla Madonna Benois, il celebre dipinto giovanile di Leonardo da Vinci. L’evento ha evidenziato diversi nessi e affinità tra Leonardo e il Perugino nonché tra il noto quadro e la famiglia del famoso scenografo teatrale italo-russo Nicola Benois.

Si è conclusa ieri l’esposizione alla Galleria Nazionale dell’Umbria della Madonna Benois, il dipinto giovanile del maestro da Vinci giunto nel capoluogo perugino dall’Ermitage di San Pietroburgo. Durante il mese di esposizione, intorno al nome Benois è stato ideato un evento itinerante composto e sviluppato a Perugia, su tre tappe cittadine: la Galleria Nazionale dell’Umbria, la casa del Perugino con le vicine Mura etrusche della Cupa e il Parco della Canapina.
L’iniziativa è stata ideata e organizzata da Marco Pareti e Marina Sereda per ARS Cultura, da Michele e Anna Bilancia per Radici di Pietra e da Laura Barese per F.I.D.A.P.A. Perugia, con il fattivo supporto del Comune di Perugia: un virtuoso esempio di perfette sinergie collaborative tra pubblico e privato.

 

Un’immagine dell’evento

 

Ma andiamo per ordine e partiamo da dove tutto ha origine. Nel 1914, il dipinto della Madonna con il Bambino detta anche Madonna Benois, il capolavoro giovanile di Leonardo da Vinci, è arrivato al Museo Ermitage di San Pietroburgo ceduto dalla famiglia russa Benois.
L’opera era stata acquistata dal nonno di Marija Aleksandrovna Benois in un mercato d’arte ad Astrachan e data alla ragazza da suo padre come dono di nozze. In occasione del 500° anniversario della morte di Leonardo e dopo molti anni, il bellissimo dipinto è tornato in Italia per due mesi, dapprima esposto nel Museo di Fabriano e poi alla Galleria Nazionale dell’Umbria a Perugia, per ritornare subito dopo al suo consueto posto tra le collezioni dell’Ermitage.
L’autore del famoso quadro, Leonardo da Vinci, si era formato presso la bottega del Maestro Verrocchio e lì aveva conosciuto ed era diventato amico del celeberrimo pittore umbro Pietro Vannucci detto il Perugino. Tra i due era nata, fin da subito, una grande amicizia, correlata da reciproca stima artistica.
All’inizio del secolo scorso Nicola Benois, divenuto poi il famoso scenografo italo-russo del Teatro alla Scala di Milano, ha vissuto da adolescente la difficile situazione sociale e politica in Russia di quegli anni e in particolare del 1914, quando la sua famiglia cedette all’Ermitage di San Pietroburgo il famoso quadro leonardesco.
La premessa per varare questa iniziativa, organizzata da Ars Cultura, Radici di Pietra e F.I.D.A.P.A. è stata la contemporaneità della breve presenza a Perugia del celebre quadro e quella, su invito, di Vlada Novikova Nava, brava scrittrice e ricercatrice su Nicola Benois.

 

La Madonna Benois

 

Durante la manifestazione si è raccontato di Leonardo da Vinci, del suo celeberrimo dipinto giovanile, dell’amicizia con il Perugino e del famoso scenografo Nicola Benois.
L’evento, vissuto nell’arco di un pomeriggio, è iniziato presso la Galleria Nazionale dell’Umbria con la visita alla Madonna Benois sotto la speciale guida del professor Franco Ivan Nucciarelli, che ha deliziato il pubblico con i suoi racconti e affascinato gli amici e soci delle tre associazioni con la sua grande preparazione e capacità comunicativa.
Dopo aver ammirato la bellezza commovente del magnifico quadro leonardesco, la visita è continuata per le vie medievali perugine.
Qui l’architetto Michele Bilancia ha intrattenuto i numerosi intervenuti con i suoi precisi e appassionati racconti, avvenuti davanti alla casa, in via Deliziosa, del celeberrimo pittore Pietro Vannucci detto il Perugino e subito dopo intorno alle Mura etrusche della Cupa.
Il lungo torpedone di partecipanti è successivamente arrivato al Parco della Canapina dove, dopo il saluto di Michele Bilancia, dell’assessore alla Cultura del Comune di Perugia, Leonardo Varasano e di Laura Barese di F.I.D.A.P.A., Marco Pareti e Marina Sereda hanno presentato e intervistato la scrittrice italo-russa Vlada Novikova Nava circa la sua lunga ricerca storica culminata con un bellissimo libro dal titolo Nicola Benois. Da San Pietroburgo a Milano con il teatro nel sangue, edito da Fuoriluogo.
Vlada Nava ha raccontato, tra le altre cose, l’intima correlazione familiare tra il famoso dipinto leonardesco e il rinomato scenografo della Scala di Milano, Nicola Benois. Infatti il quadro era di proprietà dei parenti più prossimi di Nicola, quando da adolescente visse il momento storico della cessione all’Ermitage.

 

 

L’evento si è chiuso, con un grande successo di pubblico e la soddisfazione di tutti, con un piacevole momento conviviale preparato dalla cuoca-poetessa Graziella Mallamaci e accompagnato da splendidi e profumati vini che sono stati illustrati da Eraldo Dentici Rialto.
L’ammirata riuscita dell’evento è dovuta alla profusa passione ed efficacia di Michele e Anna Bilancia di Radici di Pietra, alla tenacia e solarità di Laura Barese di F.I.D.A.P.A. Perugia, alla vivacità intellettiva e relazionale di Marina Sereda, a Marco Pareti di ARS Cultura e all’attenta e precisa Maria Chiara Radi De Poi, così come all’infaticabile Said. Stefano Fasi e Alessandro Mastrini hanno immortalato i suggestivi momenti dell’incontro.
La cosa che ha fatto un gran piacere ai partecipanti, unita a un ostentato orgoglio degli organizzatori, è quella che è successa al termine dell’evento. Nonostante il nutrito afflusso di persone, che ha gustato il buffet artigianale e i buonissimi vini, il parco pubblico della Canapina è stato riconsegnato alla comunità perugina senza lasciare traccia di un bicchiere o di una carta o di un tovagliolo abbandonati a terra.
Già al mattino la pulizia dell’area era stata fatta sotto la guida di Anna Bilancia e lo stato dei luoghi al termine della serata ha testimoniato il senso civico, il rispetto per la res publica e l’educazione degli organizzatori e dei partecipanti.

In questo momento la lavanda è in fiore. Immense distese di filari viola riempiono l’aria di profumo.

Vi piacerebbe andare in Provenza, nel Luberon, oppure rimanendo in Italia, non siete mai stati sul Col di Nava, tra Liguria e Piemonte? Non potete o non avete tempo, allora il prossimo weekend (6/7 luglio) potreste spingervi fino ad Assisi in una località che si chiama Il Lavandeto di Assisi.  È una piccola zona in pianura vicino a Santa Maria degli Angeli. Il luogo non è molto grande, ma lo è abbastanza per appagare tutti cinque i sensi.

 

Vista

Lasciato l’asfalto avete circa un chilometro di strada sterrata per raggiungerete la Fiera della Lavanda. Vedrete solo il parcheggio, una strada bianca e alcuni gazebo bianchi. Un piccolo filare viola vi darà il benvenuto. Non demoralizzatevi, quello è solo un assaggio, voi seguite il cartello Fiera della Lavanda e abbiate fiducia. Dietro i gazebi della Fiera finalmente si scoprono i filari di lavanda magnificamente colorati. Perché la lavanda ha molti colori che vanno dal blu scuro al viola dal bianco al rosa. Non solo si presenta in così variegata, ma le lavande sono anche cespugli di diversa intensità di profumazione e di diversa altezza.
Potete anche coraggiosamente affrontare il labirinto di lavanda, ma attenzione, le siepi sono basse. Se avete più di tre anni non riuscirete a perdervi. Però è divertente ugualmente.

Olfatto

Il profumo è ovunque. Nei campi, nei banchetti dove si intrecciano fiori per farne dei bouquet, nell’angolo della vendita al pubblico. Sfiorate i fiori o le foglie e nella mano vi resterà un leggero aroma di lavanda.

Tatto

Anche il tatto ha i suoi diritti. Saponi, creme, oli da massaggio, vi aspettano. Una piccola curiosità: l’olio essenziale di lavanda è ottimo sulle ustioni da medusa e dopo la puntura da zanzara. Portatelo con voi se andate al mare, per togliere il bruciore causato dalle piccole e insidiose pesti del mare. L’olio detto essenziale non macchia, potete fare la prova sulla carta da cucina e vedrete che non lascia traccia né alone. Come l’acqua.

 

Il Lavandeto di Assisi

Gusto

L’olio essenziale di lavanda si presta a tutto, buono per marmellate e gelatine e sciroppi. Ne hanno fatto anche un gelato dal colore caratteristico e dal sapore delicato. Comunque, tranquilli, alla Fiera della Lavanda potete anche farvi fare un panino col salame al sapore di salame e basta.

Udito

Le lavande non fanno rumore, sono molto silenziose. I suoni provengono dalle voci dei visitatori e da quelle delle guide che illustrano le caratteristiche e le proprietà delle protagoniste.
Per fare le foto dovrete pazientare perché ci sono sempre visitatori in mezzo ai filari. Aspettate, magari all’ombra, davanti al laghetto delle ninfee, perché i filari viola con Assisi sul fondo, adagiata sulla collina e dominata dalla fortezza, non li trovate né nel Luberon e nemmeno sul Col di Nava.

Un po' di storia non guasta

La Lavandula Spica, questi sono nome e cognome botanici della pianta, assieme alle sue 7000 sorelle, è stata molto amata nell’antichità anche dai pellegrini che attraversavano l’Umbria per andare in Terra Santa. Si lavavano con l’acqua profumata, oppure, in mancanza di acqua, si sfregavano energicamente i fiori sul corpo per nascondere l’afrore che emanavano. La santità della loro missione non era sufficiente a tenerli puliti.

È in continuo divenire la collezione del Museo di Calvi dell’Umbria, autentica perla artistica e culturale incastonata nelle verdi colline che ammantano la propaggine più meridionale della regione.

Continua infatti ad arricchirsi la collezione Chiomenti-Vassalli che, come un uovo che si schiude dopo una lunga gestazione, dopo la pausa invernale ha presentato lo scorso 21 aprile i suoi due nuovi nati: la Veduta di Roma: Arco di Costantino (1764) di Gian Paolo Panini e nientemeno che la Vocazione degli Apostoli Pietro e Andrea di Pietro da Cortona (1630).

 

Parabola dei Ciechi di Pieter Brueghel il Giovane

La collezione Chiomenti-Vassalli

Entrambe donate dal professor Chiomenti, le due opere seguono quelle giunte nel 2009 e nel 2014, a testimonianza dell’imperitura volontà del professore di vivacizzare questo piccolo borgo alle pendici del Monte San Pancrazio. Già nota per i suoi presepi artigianali e i murales, Calvi dell’Umbria trae così lustro dalla presenza di capolavori che non tutti possono vantare: per fare qualche illustre esempio, la collezione Chiomenti-Vassalli annovera la Parabola dei Ciechi di Pieter Brueghel il Giovane, la Madonnina penitente di Guido Reni, il Ritratto del Cardinale Scipione Borghese di Lavinia Fontana e la Veduta di Roma con il Campo Vaccino del Campidoglio con a sinistra la Loggia dell’Ara Coeli di Gaspar Van Vittel.

Il complesso museale

Il Museo occupa quello che era il Monastero delle Orsoline, lì presenti fino al 1991, beneficiarie del lascito di quel Demofonte Ferrini che aveva voluto la costruzione del palazzo poi riconvertito. Questo notaio della Reveranda Camera apostolica di Roma, originario di Calvi, aveva infatti decretato che, all’estinzione della sua discendenza, il Palazzo Ferrini che aveva fatto costruire dal Magister Melle di Lugano sarebbe dovuto diventare di proprietà del Comune che, a sua volta, avrebbe dovuto fondarvi un monastero femminile. Cosa che, di fatto, avvenne nel 1715, tantoché nel 1717 vi si stabilirono le Benedettine di Narni sostituite, appena un anno dopo, dalle Orsoline di Roma. Seguirono interventi di ampliamento e di collegamento con due chiese, così da creare il complesso che conosciamo oggi e lungo il quale si sviluppa il percorso museale.
Percorso che prevede sia la visita al Presepe monumentale di Terracotta – XVI secolo, opera di Giacomo e Raffaele Montereale – sia quella alle cucine storiche settecentesche, al lavatoio con annessa cisterna, alla legnaia e alla spezieria, autentiche testimonianze della vita quotidiana nel monastero.

 

Scoprendo l’Umbria: Luce, foto by Marco Giugliarelli

Le mostre temporanee

Il museo è un vero e proprio contenitore culturale che, dal 2012, ospita anche numerose mostre temporanee. La prossima in programma è Scoprendo l’Umbria: Luce che, dal 1 giugno al 25 agosto, apporterà dieci foto di grande formato realizzate da Marco Giugliarelli, omaggio alla vitalità dell’Umbria. Il percorso tematico affronterà il concetto di illuminazione e di percezione della luce, guidando i visitatori, alla luce di torce elettriche, nella penombra delle sale museali al fine di scoprire il rapporto della luce con l’arte. Non mancheranno attività e laboratori per bambini: il percorso Disegni di Luce li guiderà alla scoperta della rappresentazione della luce stessa.

 


Per informazioni: Sistema Museo

«Il cinema è un’esplosione del mio amore per la realtà». (Pier Paolo Pasolini)

Il Love Film Festival di quest’anno racconta proprio la realtà, in molti aspetti: «È un’edizione ricca di contenuti che coniuga cinema, attualità e argomenti sociali». Con queste parole il direttore artistico Daniele Corvi illustra la quinta edizione del festival dedicato alla settima arte, che si svolge a Perugia da oggi fino a lunedì 6 maggio. Sette film in concorso e cinque cortometraggi, eventi culturali e tanti ospiti: è quello che troveranno gli amanti del cinema e non solo… in città!

 

Il Grifone d’Oro

 

L’idea di realizzare questo festival è nata nel 2014 dall’associazione culturale Perugia Love Film, con l’intento di raccontare l’amore per le arti attraverso l’opera cinematografica. Un amore in tutte le sue sfaccettature, ma soprattutto attraverso il cinema. «Il nostro obiettivo è quello di creare un momento di condivisione culturale e di riportare il cinema nel centro Italia, mostrando anche la bellezza della nostra terra. L’Umbria a livello cinematografico è molto indietro, anche rispetto a piccole realtà come noi, penso alla Basilicata e al Trentino Alto Adige. Non c’è l’Umbria Film Commission, che servirebbe tantissimo. Noi come festival abbiamo dato lo scorso anno un contributo notevole, perché le produzioni della serie tivù Il Nome della Rosa e del film di Paul Verhoeven sono state legate al nostro evento. Quest’anno non ci fermeremo e avremo una grande produzione americana che verrà per dei sopralluoghi in vista della realizzazione del prossimo film sulla vita di San Francesco. Occorre però cambiare subito tendenza, perché come regione stiamo perdendo delle grandi opportunità, cinematograficamente parlando: abbiamo paesaggi, storia e bellezze artistiche che dovrebbero essere maggiormente sfruttate» spiega Daniele Corvi.

Tanti tipi di amore

Nelle cinque giornate del festival si alterneranno diversi tipi di amore: quello per l’innovazione e l’ambiente, per il fairplay e lo sport, per le donne, per la cultura e lo spettacolo, per i giovani e l’avventura. Ogni giornata avrà workshop a tema, film e illustri personaggio del mondo del cinema: sono attesi l’attore Franco Nero, i registi Giovanni Veronesi e Giacomo Battiato, il fotografo Fabio Lovino e la madrina dell’evento la giornalista Giorgia Cardinaletti.

 

Il direttore artistico Daniele Corvi, foto by Photo Veg Video

La giornalista Giorgia Cardinaletti, foto by Photo Veg Video

Il nome Love Film Festival non fa riferimento a film di sfondo unicamente romantico, ma al tema Amore nelle sue innumerevoli sfaccettature: amore per l’arte, per la musica, per la danza, per lo sport, per una città e per tutto quello che è riconducibile a esso. Quest’anno la scelta dei temi affrontati ricalca la stretta attualità, con un tema su tutti, quello del femminicidio. «La scelta di questi argomenti è avvenuta quasi per caso: tutto è iniziato durante in Festival di Taormina dove abbiamo incontrato un’associazione che si occupa proprio di femminicidio. Da qui siamo partiti per introdurre all’interno del festival questo importane argomento. Poi è stato aggiunto il fairplay e dell’innovazione: tutti temi attualissimi per rendere ancora di più il cinema un momento di incontro e confronto» aggiunge il direttore artistico.

 

Franco Nero

Un appuntamento da non perdere è l’incontro – domenica – con Franco Nero, che riceverà il Grifone alla Carriera: «Franco Nero è stato scelto sia perché è un grandissimo attore, sia per la storia d’amore che ci verrà a raccontare e che vive da anni con Vanessa Redgrave. Inoltre, è uno dei pochi attori che ancora lavora a livello internazionale: questi i motivi per conferirgli questo riconoscimento» conclude Corvi.
Tutti gli incontri si svolgeranno presso la Sala conferenze della Galleria Nazionale dell’Umbria.

 


Love Film Festival, il programma completo.

AboutUmbria Collection si veste di giallo e sembra dedicarlo ai colori di San Michele Arcangelo patrono di Bastia Umbra, il cui auditorium è pronto a ospitare quella che è ormai la quarta uscita di questo magazine dedicato all’Umbria delle eccellenze.

Protagonista dell’incontro sarà AboutUmbria Collection Yellow, un numero da collezione che si aggiunge agli altri tre, dedicati rispettivamente al blu, al rosso e al nero che già hanno tentato di sfatare la visione diffusa di Umbria come cuore verde d’Italia.

È infatti impossibile non prendere in considerazione la luce dorata che si sprigiona dai magnifici mosaici duomo di Orvieto, o quella che ammicca dalle corone calcate sugli occhi degli arcigni grifi medievali. Come non è possibile ignorare le calde sfumature delle pere locali, dei campi di grano o della vellutata torta pasquale, che in questi giorni molti si apprestano a preparare seguendo antichi rituali. Ma forse non è immediato associare l’Umbria al giallo rassicurante della pasta, che ricorda un passato industriale nemmeno troppo remoto capace di sopravvivere tuttora, seppure in forme concettualmente diverse; o, ancora, agli ori con cui i Maestri del Quattrocento illuminavano le proprie opere, agli smalti derutesi o al fatuo canneto lacustre che canta nel vento.

Organizzato dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Bastia Umbra, l’evento vedrà alternarsi le voci di Sonia Bagnetti, presidente dell’Associazione AboutUmbria, di Isabella Dalla Ragione, presidente della Fondazione Archeologia Arborea, della storica dell’arte Antonella Pesola e di Manuel Vaquero Piñeiro, professore associato del Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università di Perugia.

Non mancheranno gli interventi dei rappresentanti di alcune aziende d’eccellenza del territorio regionale. Concluderà l’incontro un momento conviviale gentilmente offerto dalle aziende Voglia di Pasta e Terre Margaritelli.

Appuntamento domenica 14 aprile 2019 all’Auditorium Sant’Angelo di Bastia Umbra, ore 18.00

«Homo bulla est» (Erasmo da Rotterdam)

Il motto di Erasmo da Rotterdam, ispirato a una sentenza di Varrone, dà origine all’iconografia dell’Homo bulla, diffusa nella prima metà del XVI secolo. I protagonisti sono putti intenti a soffiare bolle di sapone, ignari che di lì a poco le bolle svaniranno per sempre. Le rappresentazioni dell’Homo bulla rientrano a pieno titolo nel novero della Vanitas che, attraverso elementi quali fiori recisi, cristalli e bolle di sapone, rimandano all’ineluttabilità della morte e alla caducità delle cose terrene. Ricchissima in tal senso è l’Allegoria di Jan Brueghel il Giovane, nella quale sono raffigurati molti oggetti che ricordano le effimere gioie dei sensi.

 

Gunter Zint, Il ragazzo che vive nei pressi del muro, 1963.

L'arte delle bolle di sapone

La Galleria Nazionale dell’Umbria di Perugia, fino al 9 giugno 2019, affronta per la prima volta questa tematica, tradizionalmente correlata al genere artistico della natura morta e della vanitas. L’esposizione, dal titolo Bolle di sapone. Forme dell’utopia tra vanitas, arte e scienza, è curata da Michele Emmer, professore di matematica all’Università Sapienza di Roma e da Marco Pierini, direttore della Galleria Nazionale dell’Umbria. L’ispirazione per la mostra giunge proprio da un testo di Michele Emmer, in cui vengono esplorate le interrelazioni con la matematica, la pittura, la fisica e l’architettura.
«È un progetto che Emmer e io avevamo in mente da tempo», racconta il direttore Marco Pierini. «È stato un grande sogno. Un sogno dalle molte facce», aggiunge Emmer. «È difficile trovare un gioco rimasto invariato per centinaia di anni, al pari delle bolle di sapone».
La mostra, infatti, si presenta come un’iniziativa interdisciplinare che, parallelamente al percorso storico artistico, racconta anche la nascita dell’interesse scientifico, fisico e matematico dei modelli perfetti delle bolle di sapone a partire da un libro di Isaac Newton proveniente dalla biblioteca Oliveriana di Pesaro, nel quale il fisico inglese descrive in dettaglio i fenomeni che si osservano sulle superfici delle lamine saponate, per arrivare alle attuali sperimentazioni attraverso l’ausilio della computer grafica. La rassegna, infatti, evidenzia l’importanza che le bolle hanno rivestito in tutta la scienza contemporanea, e come queste ultime scoperte, a loro volta, continuino a ispirare artisti e architetti contemporanei nelle loro creazioni.

Gino Boccasile, manifesto Achille Banfi, 1937

Il percorso espositivo

Il percorso si compone di circa sessanta opere, concesse in prestito dalle più importanti istituzioni nazionali e internazionali: la Galleria degli Uffizi di Firenze, le Gallerie dell’Accademia di Venezia, la National Gallery di Londra, la National Gallery di Washington e il Museo dell’Ermitage di San Pietroburgo.

 

Jean Baptiste Siméon Chardin, La Lavandaia, 1730-1740, Museo dell’Ermitage, San Pietroburgo

 

I capolavori coprono un lungo arco di tempo che va dal Cinquecento –  con Hendrick Goltzius – passando per il Seicento, nel quale il puttino si trasforma sempre più in un bambino contemporaneo. Si dovrà aspettare il XVIII secolo per incontrare vere e proprie scene di genere, nelle quali l’aspetto allegorico tende quasi a scomparire, come nel giovinetto ritratto da Fra Galgario.  Non si dirada la presenza della bolla nella pittura dell’Ottocento, importante nel Romanticismo storico con Pelagio Palagi, poi sempre più al centro di scene di vita quotidiana o di ritratti; celebre è infatti Bubbles di John Everett Millais, quando le bolle divennero l’immagine dei saponi Pears.
Nel Novecento questo tema è declinato in maniera originale, aprendo una prospettiva inedita: nel 1964 Günter Zint decide di documentare nella Berlino Ovest la vita di un bambino che, fra i giochi dell’infanzia, diventa un testimone ignaro dei drammi della storia. Neppure i primi decenni del secolo attuale sono riusciti a sottrarsi alle bolle di sapone, che diventano un vero modello per architetture leggere, come il Watercube di Pechino.
Simbolo della fragilità e della caducità delle ambizioni umane, le bolle di sapone hanno affascinato non solo le generazioni di artisti che rimanevano meravigliati per quei giochi di colore che si muovono sulle superfici, per la loro lucentezza e per la loro leggerezza, ma continuano ad affascinare anche i visitatori che percorrono le sale blu della Galleria Nazionale dell’Umbria.

 

Charles Amedée Philippe Van Loo, Soap Bubbles, 1764, National Gallery Washington

Fra pochi giorni è Natale, la festa di tutti, ma che ognuno lo festeggia a modo suo. Nei paesi di lingua tedesca si fa l’albero e si accendono le quattro candele dell’Avvento. Ancora più a nord, dove la notte è molto lunga, dietro ogni finestra sono posizionate delle luci che, riflettendosi sulla neve, rendono la notte meno buia. Londra Parigi e New York sfoggiano luminarie sempre più belle. A Piazza San Pietro, a Roma, si rispettano tutte le tradizioni, cioè presepe e albero.

Qui sull’altopiano, invece, domina il presepe, che si fa in vari modi. A Massa Martana, limite sud dell’altopiano, si allestiscono presepi fatti con ogni tipo di materiale, ghiaccio compreso. Provengono da tutte le regioni d’Italia e non solo, sono tradizionali e modernissimi, classici e astratti. Il castello è la cornice suggestiva dentro cui si aprono i locali dei presepi. Ogni vicolo e ogni slargo ha qualcosa di natalizio da mostrare.

Il presepe vivente di Marcellano

In un altro castello si fa il presepe vivente. Si deve andare a nord dove si incontra l’ultimo castello dell’altopiano che è Marcellano, ultimo possedimento orientale di Todi che ancora conserva l’aquila tuderte. Se ci andate, cercatela! Il borgo risale ai primi del 1200, è piccino, graziosissimo e tutto costruito all’interno del castello. Sono ormai trent’ anni che Marcellano mette in scena il presepe vivente, un evento che richiama un pubblico sempre più numeroso.
L’azione coinvolge tutti gli abitanti di Marcellano che, all’interno del castello, ricostruiscono la vita al tempo di Gesù a lume di candela, con una piccola aggiunta di dolcetti deliziosi.
Poi, quando si fa notte, le attività commerciali si fermano e sul sagrato della chiesa inizia la sacra rappresentazione. Tutto ciò che dice il Vangelo viene messo in scena, partendo dall’Annunciazione. I turisti sono pigiati davanti alla chiesa, quando si comincia a sentire una musica dolce: sulle note della Barcarola di Offenbach l’azione si sposta nella valletta. Laggiù si è illuminata la grotta con i personaggi principali: Maria, Giuseppe e il Bambinello.
I turisti sono ancora fermi in paese quando appare la stella cometa che, gracchiando, scende lungo un filo fino alla grotta e guida la strada ai Magi. I re magi, elegantissimi e a cavallo, vanno a rendere omaggio a Gesù Bambino e a portare i loro doni preziosi. Solo adesso i turisti possono muoversi e scendere. Lì nella grotta, al freddo e al gelo, c’è l’ultimo nato dell’anno, accuratamente coperto contro il freddo e sempre molto elegante per celebrare un onore che può capitare una sola volta nella vita.

 

Il presepe di Marcellano

La magia delle laudi del 1200

Natale però è caratterizzato anche dai canti. Quelli americani dominano, ma l’Italia ha canti antichi e belli che non hanno venduto milioni di dischi, ma che hanno attraversato i secoli. Questi canti sono le laudi, nate in Umbria attorno al 1200 e ancora cantate e ascoltate, soprattutto in Umbria.
Se 5.000 persone per un concerto vi sembrano poche, starete sicuramente pensando ai concerti di Vasco Rossi. Ma se pensate che 5.000 persone si sono radunate per ascoltare il Coro Polifonico M° Tommaso Frescura, diretto dal prof. Emore Paoli, vi renderete conto che è un’enormità.
Si sono riuniti per ascoltare le laudi del 1200 e i canti popolari umbri, una musica così di nicchia che di solito si rivolge a un pubblico specializzato. Quindi, per traslato, gli Umbri sono musicalmente molto colti. Di certo molti di essi, anche se non tutti e 5.000.
Accade che il prof. Paoli, umbro DOC, abbia coinvolto in un’avventura raffinata gli abitanti del suo paese, proprio quel Marcellano dove si mette in scena il presepe vivente. Egli ha dato nuovamente vita alla musica umbra, quella del territorio, ancor prima di Umbria Jazz.
La laude italiana è sia religiosa sia popolare e si è tramandata nei secoli quasi inalterata. Da qui l’interesse di tante persone che ricordano canti sentiti in gioventù, mente i giovani ascoltano curiosi i suoni e le parole di un passato che è dietro le loro spalle. Quel passato così lontano invece è vicino, anzi vicinissimo. Infatti, c’è una laude che prende origine dai Fioretti di San Francesco, che sicuramente l’ha cantata e danzata quando andava in giro per il mondo. La laude in questione l’abbiamo cantata anche noi, in gita, ma anche in chiesa; è stata suonata con l’armonica, con le chitarre e cantata con cori non particolarmente intonati.
Il primo è stato Claudio Baglioni nel film che Zeffirelli ha girato sulla storia di San Francesco: Fratello sole e sorella luna erano sia il titolo del film che della canzone. L’ha scritta Riz Ortolani appositamente per il film. Ma Riz Ortolani era un uomo colto che conosceva le laudi del 1200 e ha rielaborato proprio quella di San Francesco.
Se Fratello sole e sorella luna è famosissima, le laudi natalizie riservano a loro volta delle sorprese. Sentendole si ritrova l’Italia dei pastori, dei presepi e degli zampognari con le cioce. Un piccolo piacere che il prof. Paoli regala ogni anno durante le feste di Natale e Capodanno tenendo un concerto sull’altopiano.

  • 1