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“Ho bisogno di una pillola?”, la dottoressa Corteccioni fa chiarezza su malattie mentali e farmaci

Il libro della dottoressa Tiziana Corteccioni verrà presentato il 22 giugno (ore 17) alla Libreria Grande di Perugia.

In un periodo in cui i disturbi mentali sembrano essere aumentati considerevolmente colpendo sempre più spesso anche i più giovani, l’uscita di un libro che faccia chiarezza in modo semplice e accessibile a tutti su questi argomenti ha attirato la nostra attenzione. Il libro si intitola Ho bisogno di una pillola? (Ed. Vallardi), e ne è autrice la dottoressa Tiziana Corteccioni, medico chirurgo e specialista in psichiatria, psicoterapeuta a orientamento clinico cognitivo-comportamentale che svolge la sua professione oltre che a Roma, anche a Perugia.
La dottoressa Corteccioni dal 2014 cura un blog in cui tratta argomenti legati alla sua professione, divenuto uno spazio molto seguito dove offre una parola di conforto a chi sta attraversando un momento difficile; ora dedica a questi argomenti un libro nato dall’idea di far chiarezza sulle malattie mentali e sull’utilizzo degli psicofarmaci, argomenti ancora circondati da pregiudizi, stigmi e false credenze. Sabato 22 giugno alle ore 17.00 il libro verrà presentato presso la Libreria Grande a Ponte San Giovanni (Perugia); nel frattempo abbiamo fatto una chiacchierata con l’autrice per avere qualche anticipazione.

Dottoressa Corteccioni, a chi si rivolge questo libro?

Il libro è rivolto a tutti i pazienti che hanno avuto una prescrizione farmacologica ma che hanno paura di iniziare la terapia proprio perché non conoscono il complesso mondo degli psicofarmaci; è rivolto anche a coloro che non sanno a chi rivolgersi perché hanno un disagio psicologico e non sanno esattamente se avere bisogno di uno psichiatra, di uno psicologo o di uno psicoterapeuta. Infine, è rivolto ai colleghi psicologi psicoterapeuti che ovviamente non possono prescrivere farmaci, ma che vogliono comunque approfondire la tematica.

Negli ultimi anni si è registrato un aumento importante di persone che soffrono di malattie psichiche. Perché, è possibile dare una motivazione?

Il Covid sicuramente ha incrementato il numero dei pazienti che accedono ai servizi, perché l’isolamento sociale, che ha comportato anche l’obbligo di convivere in spazi molto ristretti (sto parlando nello specifico dei nuclei familiari numerosi), ha accentuato il manifestarsi di disturbi preesistenti. Ha favorito l’insorgenza, ad esempio, di disturbi del sonno, perché ovviamente non stancandosi, non si riesce a dormire bene. Tutto questo è esploso già durante la pandemia, ma soprattutto alla fine della pandemia stessa, quando poi il mondo ci ha chiesto di riprendere le normali attività. Già c’era stata una previsione in passato di un incremento delle patologie mentali, ma il Covid ha fatto esplodere questo fenomeno e nessuno se lo aspettava.

Purtroppo ancora oggi ci si vergogna di essere affetti da un disturbo psichico. Perché e come combattere questa tendenza?

Sicuramente non vergognarsi di chiedere aiuto è il primo passo: come andiamo da qualunque altro specialista per qualsiasi tipo di disturbo, possiamo andare da uno psichiatra. Per esempio, nel libro viene citato l’ortopedico o anche il dentista: nessuno di noi ha difficoltà a rivolgersi a queste figure professionali se ne ha bisogno, ma quando si tratta di andare da uno psichiatra si tenta di non farlo negando anche la presenza del disturbo. Non solo: non se ne parla, non lo si racconta, per paura dei giudizi degli altri.

Allo stesso modo c’è molta reticenza nei confronti degli psicofarmaci. Come vengono spiegati nel suo libro per sfatare questi tabù?

Gli psicofarmaci vengono prima descritti in modo breve ma abbastanza scientifico in base agli effetti che hanno a livello chimico, indicando anche gli effetti collaterali più frequenti. Subito dopo, in contrapposizione, c’è un capitolo inerente ai falsi miti legati agli psicofarmaci: fanno male al fegato, fanno male al rene, questi farmaci li prendono i matti, e così via… Insomma, tutti pregiudizi che lasciano il tempo che trovano. Io faccio sempre l’esempio dell’insulina: se un individuo ha il diabete va dall’endocrinologo che gli dà l’insulina, un farmaco potenzialmente mortale perché presuppone il controllo della glicemia e il conseguente corretto dosaggio. Se sbagli il dosaggio può anche essere letale. Eppure il diabetico prende l’insulina senza obiezioni: il pancreas non produce l’insulina e quindi sa che deve prenderla dall’esterno. Se tu hai, ad esempio, il cervello che non produce abbastanza serotonina, perché l’idea di prendertela dall’esterno ti spaventa così tanto?

La lettura del libro può essere utile anche a familiari e amici delle persone affette da un disturbo psichico?

Sì, per il discorso dei falsi miti di cui parlavamo prima, perché spesso purtroppo questi pregiudizi arrivano proprio dai familiari. Se una persona ha un disturbo depressivo prima di capire a chi rivolgersi lo confida ai propri familiari che spesso non capiscono, dicono che non è niente ma solo pigrizia. Dire a un depresso che è pigro è una cosa di una violenza inaudita perché la depressione è una malattia, non è pigrizia. Spesso si viene a creare questa sorta di battaglia con i familiari che ti dicono di non prendere i farmaci ma di pensare a lavorare o a studiare. Specie quando colpisce i ragazzi, la depressione viene scambiata per immaturità senza rendersi conto che in realtà è una malattia e come tale deve essere curata.

Per concludere, perché acquistare il suo libro?

Innanzitutto, perché è un testo abbastanza scorrevole che si legge in 4-5 ore. Adotta un linguaggio chiaro, semplice, ma nello stesso tempo scientifico. Quindi è adatto sia al professionista sia alla persona qualunque. Ed è una cosa che mancava, perché è molto difficile trovare un manuale che sia abbastanza fruibile ma che possa dare comunque tante informazioni in poche pagine (160). Inoltre, andrebbe acquistato perché dà un arricchimento anche a livello nozionistico sia ai pazienti – che quando parlano con il loro psichiatra sanno già determinate cose e possono relazionarsi con più facilità – sia ai colleghi psicologi che spesso si trovano davanti un paziente sotto cura farmacologica e non sanno di cosa si tratta. Il libro: “Ho bisogno di una pillola?” rappresenta uno strumento importante per i pazienti che devono iniziare a curarsi e vogliono basarsi su informazioni scientifiche e non su false credenze e pregiudizi.

Dove possiamo acquistarlo?

Nelle librerie, negli store on line tipo Amazon e anche sul mio sito Internet – www.tizianacorteccioni.it – dove c’è una sezione che rimanda a uno store online.