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Dire a un pianista: «suoni come un bambino» è diventato un grande complimento, dopo aver ascoltato le esibizioni dei ragazzi e delle ragazze al TIMM Todi International Music Master.

È stato indimenticabile veder suonare dei virtuosi la cui età oscilla tra 10 e 18 anni. La musica elettronica ci ha disabituato ad ascoltare i solisti, ci ha disabituato ad ascoltare i grandi musicisti del passato – da Beethoven a Chopin e Mozart – e ci ha disabituato a vedere mani che si muovono così veloci da fare fatica a seguirle. Le attuali tastiere elettroniche hanno un suono che si avvicina molto a quello del pianoforte, però una tastiera messa in una grande sala da concerto è una cosa piccolina mentre lo Steinway a coda, nero lucido, col coperchio aperto e le ruote bloccate, riempie da solo la sala, si impone e intimorisce chi come me non sa suonare. Se guardo una tastiera elettronica penso che non sia necessario saper leggere uno spartito, al suo interno ci sono tanti programmi che aiutano e danno l’illusione di essere musicisti. Il pianoforte a coda non perdona, pretende di essere suonato da chi la musica la conosce bene e solo allora libera la sua magia. Suonare un pianoforte a coda ha i suoi riti.
Il pianista arriva, saluta il pubblico. Poi si siede e regola l’altezza del seggiolino. Controlla la distanza dalla tastiera e dai pedali. Quindi, mani posate sulle gambe, si concentra. Sul piano non ci sono spartiti. Tutti suonano a memoria. Poi inizia. Le mani volano sulla tastiera, l’attraversano tutta, si inseguono, si superano, tempestano i tasti, poi si acquetano. Arpeggi, note ribattute, ritmo, interpretazione, tutto il repertorio pianistico è nelle dita di questi giovani interpreti.

 

Parker Wolf con il diploma

 

Questi pianisti si possono paragonare ai piloti di F1, solo che loro non hanno davanti un’automobile, ma un grande pianoforte a coda che dominano con perizia da professionisti. La sera della chiusura del Festival ho visto Parker Wolf (13 anni), che avevo già intervistato, vincere una borsa di studio. Quando ci siamo salutati gli ho chiesto un parere su queste due settimane intense di musica e mi ha detto che la sua esperienza in TIMM è stata davvero molto piacevole. Si è divertito a imparare da tanti maestri diversi e si è fatto degli amici. Le lezioni sono servite a farlo migliorare e lo hanno fatto uscire dalla sua nicchia di sicurezza. Suonare con l’orchestra è stata una sfida per testare le sue capacità di affrontare una novità così impegnativa e mettere in atto quello che gli avevano insegnato. Spera di poter essere qui anche il prossimo anno per affinare ulteriormente le sue capacità.
Il direttore artistico Antonio Pompa Baldi mi diceva che questi ragazzi la mattina fanno la loro prima prova con l’orchestra e la sera, in concerto, mostrano già dei miglioramenti. Insomma è una pozione magica, come quella di Asterix, che miscela studenti bravi, insegnanti molto capaci, un’orchestra disponibile e tanta voglia di migliorare.