Prendendo spunto dalle “Imaginary Conversations” del poeta inglese Walter Savage Landor ho composto delle conversazioni immaginarie, sul colore e sulla prospettiva, tra il Perugino e Pinturicchio
Contesto storico
Pietro di Cristoforo Vannucci, noto come il Perugino, nacque a Città della Pieve nel 1448 circa e fu titolare in contemporanea di due attivissime botteghe, a Firenze e a Perugia. Bernardino di Betto Betti, noto come Pinturicchio, nacque a Perugia nel 1452 circa.
Il Perugino e Pinturicchio sono stati i due massimi esponenti del Rinascimento umbro, capaci di influenzare profondamente l’arte italiana tra la fine del Quattrocento e l’inizio del Cinquecento. Mentre il Perugino, chiamato anche il divin pittore è celebre per l’armonia e la serenità delle sue composizioni, Pinturicchio fu maestro della decorazione e del colore.
Pietro Perugino e il Pinturicchio condivisero un importante sodalizio artistico nella stessa bottega, in particolare tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta del Quattrocento. I punti chiave della loro collaborazione includono:
- Cappella Sistina (1480-1482): Pinturicchio fu il principale collaboratore di Perugino nel cantiere vaticano. Insieme realizzarono affreschi come il Battesimo di Cristo e il Viaggio di Mosè in Egitto, oltre alla pala dell’ Immacolata Concezione sulla parete di fondo (andata poi distrutta per far posto al Giudizio Universale di Michelangelo).
- Storie di San Bernardino (1473): Entrambi parteciparono alla decorazione della serie di tavolette per l’Oratorio di San Bernardino a Perugia.
Le domande dei pittori rinascimentali
I pittori rinascimentali si ponevano domande su prospettiva (lineare e aerea), anatomia e proporzioni umane, luce e ombra (sfumato), rappresentazione del reale e dello spazio, e il ruolo dell’artista. Si chiedevano come rendere lo spazio tridimensionale, come rappresentare la figura umana con realismo e bellezza, come usare la luce per dare profondità e volume, come superare il passato per creare qualcosa di nuovo e perfetto.
Molto avranno avuto da parlare anche il Perugino e Pinturicchio confrontandosi all’interno della loro rivalità artistica. Si saranno misurati anche loro su tecnica, creatività , prospettiva, composizione e sperimentazione con colori e forme. Non sono a conoscenza di evidenze storiche riguardo a questi dialoghi e scambi di vedute e così mi è venuto in mente il poeta inglese romantico Walter Savage Landor (1775 – 1864).
Cosa c’entra il romanticismo inglese? A dire la verità non c’entra per niente. Però – c’è un però. Questo poeta di temperamento impetuoso e ribelle fece parte di quel filone di poeti romantici, di quella generazione illustre che comprendeva Keats, Shelley, Byron ma soprattutto Coleridge e Wordsworth. Non raggiunse mai una compiuta popolarità anche se la sua opera più celebre, Imaginary Conversations, lo elevò ad un alta reputazione letteraria.
Imaginary Conversations è una vasta raccolta di dialoghi tra personaggi storici che spaziano da figure greche e romane a statisti e scrittori contemporanei. Interessantissima è la conversazione immaginaria tra Dante e Beatrice, dove vengono esplorati i temi dell’amore, della spiritualità e della vita terrena. Ovviamente non aspiro ad eguagliare la grandezza di W.S. Landor, riconosco i miei limiti e la mia umiltà nello scrivere, ma il poeta romantico mi ha dato lo spunto per immaginare delle conversazioni tra i due pittori umbri.

Conversazione immaginaria sui colori
“Maestro Pietro, stamane ti vedo molto pensieroso su tavolozze e macinelli, cosa hai in mente?”.
“Caro Pinturicchio, quando osservo la tavolozza penso che mi piacerebbe avere le tue abilità . Tu sei un esperto nell’uso del colore, mentre io ho sempre cercato di bilanciare la forma e la composizione con la tonalità ”.
“Sì, ti ringrazio, ma il maestro non sono io. Lo sai che ti osservo spesso , anche se non vuoi. Osservo la tua cromia che mi è molto cara, si distingue per i colori chiari e dolcemente sfumati, creando atmosfere serene e angeliche. Sì! Lo ammetto, ne sono vagamente invidioso. Strane ‘ste cose, apprezzo molto, ma un po’ mi rode! Inoltre le tue armonie danno profondità e pienezza all’immagine. Vedo che tu usi molto il chiaroscuro, vero?”.
“Sì, il chiaroscuro è un modo per creare profondità e volume nelle mie opere. Il mio chiaroscuro è caratterizzato da luce diffusa e serena che modella dolcemente le forme”.
“Tu Pietro forse sei un po’ più rigido e classicista, mentre io sono più libero, forse perchè ho ancora da imparare molto?”.
“Non porti queste domande se ti senti libero! Abbiamo delle doti innate anche se c’è sempre da imparare. E poi non mi piacciono queste classificazioni, ognuno di noi ha le proprie caratteristiche. Ad esempio di te ammiro la magia dei colori. Come fai a creare quei toni così vibranti e luminosi? Ho sempre ammirato il tuo uso del blu e poi c’è anche la questione del rosso. Come fai a ottenere quei toni così intensi e ricchi?”.
“Mi ispiro ai colori della natura, uso il rosso di Cinabro per la brillantezza e utilizzo anche la cocciniglia per il rosso più intenso e, non di rado, li mescolo”.
“Ah, ecco il segreto. Io, invece, sono stato sempre più interessato alle forme e alle strutture, non disdegnando i colori e ovviamente la luce”.
“A proposito della luce, Pietro, cosa mi dici, cosa hai da suggerirmi?”.
“Tutto ha un colore unico e speciale, ma è la luce che cambia ogni cosa. Io ho sempre cercato di catturare la luce nelle mie opere, ma tu Pinturicchio, tu la fai brillare”.
“Caro Perugino mi stai facendo troppi complimenti, io invece sono più diretto e chiaro… infatti volevo dirti, ma non vorrei offenderti, che tu con il verde hai avuto sempre un po’ di difficoltà , o sbaglio?”.
“Il verde è il colore più difficile per me e non so il perchè”.
“Probabilmente per te il verde puro e piatto risulta innaturale e aggressivo, contrastando così il desiderio di armonia”.
“Esatto! È proprio così! Ho legato con i pigmenti e i leganti, ma non sempre si ottengono gradazioni sottili come desidero”.
“Hai provato l’uso del complementare?”.
“Certo, ho aggiunto terra rossa come la Siena bruciata al verde per smorzarne la luminosità . Ho utilizzato anche la tecnica della sovraesposizione applicando strati di rosso sopra il verde e viceversa creando effetti di morbidezza e profondità ”.
“Hai provato quasi tutto, ti manca di provare il Fondo rosso”.
“Ho provato anche questo supporto facendo si che il verde successivo apparisse più chiaro e meno saturo”.
“Quindi sei soddisfatto del risultato ottenuto?”.
“Direi di sì, visto le numerose commissioni e incarichi importanti che mi vengono conferiti”.

Conversazione immaginaria sulla prospettiva
“Cosa stai guardando fuori dalla finestra? Stai facendo un esercizio di prospettiva? Ti va di parlare di questa tecnica? Che ne pensi Pietro?”.
“La prospettiva? È uno dei miei cavalli di battaglia. Sono stato sempre affascinato dalla possibilità di creare l’illusione della profondità . Però, non dimentichiamolo, innanzitutto bisogna ringraziare il Brunelleschi che ha sperimentato questa tecnica a punta di fuga unico, e si parla di qualche decennio fa”.
“Ma tu come la usi esattamente?”.
“Io creo, o meglio cerco di creare, spazi ampi e ordinati spesso con portici e costruzioni classicheggianti che conferiscono un senso di calma e ordine razionale tipico del nostro tempo”.
“Ti sento spesso parlare della prospettiva lineare e aerea anche con i committenti”.
“Esatto! Quando mi chiedono l’impossibile propongo magici effetti di profondità e spazio, e poi è un aspetto che mi piace molto. Utilizzo i principi della prospettiva scientifica ereditati da Piero della Francesca per costruire ambienti tridimensionali coerenti”.
“Qui si va sul difficile eh”.
“Ma no dai! Lo sai benissimo come funziona, anche tu sei un genio nel creare profondità e realismo. Fammi rispondere anche alla tua curiosità sulla prospettiva aerea; in questo caso non mi limito alla linea, ma uso il colore e le sfumature per creare profondità e distanza”.
“Si, ma dimmi un po’ meglio di Piero della Francesca”.
“Cercherò di essere chiaro. I principi della prospettiva scientifica di Piero della Francesca sono codificati nel suo trattato De prospectiva pingendi e si basano sulla fusione di geometria, matematica e luce per creare spazi pittorici razionali, ordinati e armonici. Ogni elemento è misurabile e posizionato secondo calcoli precisi, trasformando la realtà in un’ideale bellezza matematica e spirituale, con volumi solidi definiti da luce e ombra precise e una composizione centrale e solenne”.
“Chiarissimo Maestro!”.
“Tu, Pinturicchio, sei più incline a ignorare le regole della prospettiva, no? Mi piace la tua capacità di creare spazi e atmosfere anche se non sempre seguono le regole della geometria, ed è proprio questo che mi piace di te, un artista che non si lascia limitare dalle regole”.
“In parte sì e in parte no. Forse, è vero, preferisco creare spazi che siano più emotivi, più suggestivi. Penso che ci sia qualcosa di più importante dell’ esattezza geometrica, qualcosa che ha a che fare con l’anima e la sensibilità . Però è anche vero che utilizzo elementi architettonici, come pavimenti a scacchiera o loggiati, per creare un senso di profondità e ordine, guidando l’occhio dello spettatore. Inoltre mi piace sperimentare con oggetti dipinti in prospettiva per illudere l’occhio, rendendo lo spazio pittorico più vivido e realistico. Per finire, aggiungo anche che non disdegno integrare paesaggi dettagliati sullo sfondo, spesso attraverso finestre o aperture, che ampliano la scena e creano un effetto di “quadro nel quadro”, fondendo figure e ambiente”.
Per concludere
Il Perugino e Pinturicchio continuarono a discutere di arte e di vita, come facevano spesso. Ma alla fine concordarono su una cosa: che l’arte è un viaggio senza una destinazione. E che la vera bellezza sta nella diversità e nella creatività di ogni artista.
E così, i due amici continuarono a creare, a esplorare e scoprire nuovi orizzonti, lasciando dietro di sé un lascito di capolavori che avrebbero ispirato generazioni di artisti.



