Lungo le orme dei Arroni, i signori del Nera
Arroccato sopra uno scoglio, precipite sull’ampia pianura del fiume Nera, il castello di Arrone accoglie il turista dall’alto della possente torre quadrilatera sulla quale campeggia un ulivo diventato il tratto distintivo del borgo. Il castello fu edificato tra l’XI e il XII secolo per volontà dei feudatari della famiglia degli Arroni a protezione delle importanti vie di comunicazione che collegavano la Valnerina con il reatino. Successivamente Arrone rappresentò un importante snodo commerciale tra il ducato di Spoleto e il territorio abruzzese. Oggi la vita del paese si svolge nei tre nuclei che lo compongono: il quartiere medievale de la Terra, quello successivo di Santa Maria e la parte più recente sviluppatasi lungo la strada statale Valnerina.

Dalla fondazione agli splendori medioevali, storia e passioni di un borgo diventato castello
Secondo alcuni storici – intorno al 880 d.C. – l’esule romano Arrone si insediò in questo angolo di Umbria, fondando il nucleo più antico del borgo. La dinastia che ne derivò governò e dominò la bassa Valnerina per circa tre secoli fino a quando nel 1228, a seguito della sempre maggiore potenza di Spoleto e delle tensioni interne alla comunità di Arrone, alcuni coloni vennero a stabilirsi nel versante opposto del fiume Nera in corrispondenza del quale fondarono Castel Bufone (oggi Montefranco). L’anno successivo la famiglia degli Arroni fu deposta e il borgo assoggettato definitivamente al dominio della vicina Spoleto.
Tra il 1240 e il 1248 il castello di Arrone fu sottoposto al governo di Federico II che qui soggiornò il 19 marzo 1240 con il suo lussuoso seguito durante il viaggio da Viterbo ad Antrodoco. Ad Arrone alcuni anni più tardi, intorno al 1264, durante la discesa delle truppe sveve impegnate nella guerra contro gli Angioini, Percivalle Doria – vicario del re Manfredi di Svevia – perse la vita sulle sponde del Nera cadendo da un cavallo imbizzarrito.
Due borghi gemelli ed una storia comune
L’antica vocazione insediativa di quest’area è testimoniata da alcuni resti di origine romana e pre-romana distribuiti nel territorio, come l’antico frantoio romano di Tripozzo o i reperti del monte di Arrone. Con il suo “gemello” Casteldilago, Arrone sembra emergere dal fondovalle: i due castelli, infatti, sorgono arroccati su due ripidi scogli che un tempo pare fossero bagnati dalle acque di un antico lago o di una palude. Nelle vicinanze di Casteldilago si trova il santuario della Madonna dello Scoglio appollaiato su una parete rocciosa in posizione panoramica.

Casteldilago ed un eremita venuto dalla lontana Siria
Il toponimo sembra derivare dall’antica presenza di un lago o di una zona umida. Il panoramico castello di poggio si sviluppa su uno sperone di roccia che si alza per oltre cento metri sulla pianura sottostante. Qui, nel 514 d.C., si hanno testimonianze della presenza di un sito eremitico fondato dal siriano San Lorenzo Illuminatore intorno al quale si svilupparono, nei secoli successivi, la pieve e il borgo medievale. Il nucleo principale venne edificato tra il XIII e il XIV secolo ed ancora oggi mantiene il suo aspetto originale con stretti vicoli ed un cammino di ronda dal quale si aprono scorci magnifici su Arrone e l’intera Valnerina ternana.

Lungo l’argine del tempo, un museo a cielo aperto nel cuore dell’Umbria
Sulla vetta del monte che domina Arrone si trovano i resti di un antico santuario preromano. I santuari di vetta, eretti generalmente in corrispondenza di millenarie vie di comunicazione, hanno rappresentato per gli antichi popoli popoli umbri importanti luoghi di aggregazione politica e religiosa. Quello del monte di Arrone, del quale resta un scavo rettangolare sulla roccia, era posto in relazione con i percorsi che provenivano dalla Via Flaminia, dalla conca ternana lungo il crinale di monte Moro (sito archeologico nel Comune di Montefranco) e quello che da Spoleto attraversava velocemente il fondovalle paludoso del Nera per risalire a Rieti. In loco, alla fine dell’Ottocento fu ritrovata una testa marmorea databile II a.C. che sembra rappresentare la dea Diana, oggi custodita nel palazzo comunale del borgo.

Un pittore umbro alla corte del futurista Filippo Tommaso Marinetti
Nel 1908 Arrone diede i natali a Felice Fatati: dottore pediatra, poeta, epigrammista, ricordato in Umbria per la sua rinomata attività di pittore. Durante gli studi visse a Roma,ove partecipò alla fervente attività culturale che faceva capo al futurista Marinetti. L’attività artistica di Fatati prese avvio negli anni Trenta e, dal 1937 (anno della sua prima esposizione) al 1977, produsse centinaia di opere grafiche, poesie, epigrammi. Nel 1955 l’artista tenne a Roma la sua prima mostra personale, durante la quale un suo dipinto venne addirittura acquistato dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna. Nel 1972 Fatati realizzò trentacinque opere a inchiostro per illustrare il Cantico delle Creature di San Francesco. Morì nel 1977, per poi essere sepolto nel suo borgo natio.



