Michael Spada: «Fin da piccolo volevo essere un Campione del Mondo»

Il 35enne pluricampione di tiro a volo, specialità Compak Sporting e Sporting, si definisce un tiratore anomalo: «Non vado nemmeno a caccia, sparo solo per competizione. Il tiro non è la mia passione».

La battuta sulla discordanza (spada e fucile) tra il suo cognome e lo sport che pratica è alquanto scontata e lui stesso ci confessa che gliel’hanno fatta spesso. Michael Spada (35 anni) nato a Fabro, ma attualmente residente a Perugia, è un campione di tiro a volo – specialità Compak Sporting e Sporting – che si allena nel campo Tiro a Volo Club Olimpico Foligno.
Si definisce anomalo perché non è un appassionato di questo sport: ha iniziato a praticarlo a causa di suo padre (il tiratore Veniero Spada), ma soprattutto perché il suo più grande desiderio era quello di diventare campione del mondo. E con il tiro c’è riuscito. Nella categoria under 21 ha vinto due Mondiali individuali, mentre con la squadra ha vinto la competizione dal 2007 al 2010. Nella categoria maggiore è salito sul gradino più alto dell’Europeo nel 2018 e si è portato a casa due argenti (2020 e 2023); tre invece sono i bronzi individuali (2014, 2015 e 2016) ottenuti ai Mondiali. Con la squadra invece il Mondiale l’ha vinto nel 2013, 2018 e 2024. Quest’anno si è piazzato quarto nella competizione maggiore e si è aggiudicato – per il secondo anno consecutivo – la gara che lo ha incoronato Atleta dell’anno 2025 nel Compak Sporting.

Michael Spada, 35 anni

Michael, qual è il suo rapporto con l’Umbria?
Sono nato a Orvieto e ho vissuto per 25 anni a Fabro, poi con la mia compagna ci siamo trasferiti a Perugia, dove tuttora abito; i miei allenamenti invece li svolgo sul campo di Tiro a Volo Foligno. In pratica nel corso della mia vita ho girato quasi tutta la regione (ride). Per questo, devo dire, che il mio rapporto con lei è molto forte; le mie origini sono qui, mi alleno qui e di questo sono molto orgoglioso.

La sua è una famiglia di tiratori (padre e sorella): per questo ha scelto questo sport?
La scelta è stata guidata da papà (Veniero Spada è un tiratore di fama internazionale), lui è un grande tiratore. Inizialmente ho sofferto questa situazione perché per tutti ero il figlio di Veniero e non mi piaceva, io volevo essere: Michael Spada. Fin da piccolo avevo un desiderio, un obiettivo ben preciso: diventare campione del mondo. Il tiro mi ha permesso di realizzare questo sogno, però non posso dire di essere un appassionato di questo sport, la mia passione era solo essere un campione.

Della serie: non posso diventare campione del mondo con il calcio o con la Formula 1, allora ci provo col tiro a volo…
Esatto (ride). Ringrazierò sempre mio padre e questo sport perché mi hanno concesso di esaudire questo desiderio. Amo comunque tantissimi sport e pratico diverse attività: appena posso vado a giocare a calcio, a paddle, mi piace cimentarmi nel ping pong, seguo la Sir Safety Perugia e vado a vedere le partite, sono un grandissimo tifoso dell’Inter quindi spesso sono allo stadio a Milano, mi piace la Formula 1 e amo guardare il tennis. Sono proprio un appassionato di sport a 360 gradi.

A quanti anni ha iniziato?
Attualmente si può iniziare a sparare a tredici anni, all’epoca mia ne occorrevano quattordici. Solo che in quel periodo i controlli erano più blandi, quindi io ho iniziato a undici anni, però a un certo punto si sono accorti della mia giovane età e mi hanno squalificato. Ho iniziato di nuovo a 15 anni, quella del 2005 è stata la mia prima stagione ufficiale.

Pratica le discipline Compak Sporting e Sporting. Ce le racconti…
Vi spiego. Nel Compact – che è una disciplina prettamente europea – spari nelle cinque pedane della Fossa olimpica e hai sei macchine lanciapiattelli (dalla lettera A alla lettera F), i piattelli devono transitare dentro un rettangolo 40X35. La difficoltà non è elevatissima, per questo il livello e i punteggi sono molto alti. Per darle un’idea: gli ultimi tre Europei ho colpito 197, 198 e 197 piattelli su 200 e ho vinto solo una medaglia d’argento. Lo Sporting invece è più difficile: innanzitutto non puoi partire con il calcio del fucile in spalla (cosa che puoi fare nel Compact), hai una riga sul petto sotto la quale devi tenere il calcio, puoi imbracciare il fucile solamente quando vedi il piattello, questa è una difficoltà maggiore, inoltre i lanci sono più lontani. Lo Sporting è molto praticato in America e Australia e c’è più competizione.

Durante una gara

Perché questa scelta e non la più “famosa” disciplina della Fossa olimpica, con la quale potresti anche andare alle Olimpiadi?
Bella domanda. Pratico anche la Fossa olimpica: a settembre, ad esempio, c’è stato il Campionato italiano delle Società di Fossa e con il team del Tav Foligno abbiamo vinto, io ho fatto addirittura il punteggio più alto. Però sono nato con papà che praticava Compact e Sporting e, nel corso degli anni, lavorando, mi sono fatto un nome e una carriera in queste discipline, vincendo diversi titoli. Se dovessi cambiare, dovrei iniziare da categorie più basse e rimettermi in gioco totalmente, sarebbe come tornare indietro. Per farvi capire, anche se è sempre tiro a volo, è come se un nuotatore di stile libero iniziasse a fare la rana… è sempre nuovo, ma gli stili sono differenti.

È da poco tornato da Abu Dhabi per il Grand Prix di Compak Sporting. Com’è andata?
Non bene e non male. Sono arrivato ottavo con un livello molto alto. La differenza tra i partecipanti era molto sottile: tra il primo e il ventiquattresimo ci sono stati solo sette piattelli. Le distanze sono state molto strette.

Come si allena e per quante ore?
Vado in palestra due/tre volte a settimana. Per quanto riguarda il tiro ammetto di allenarmi tantissimo, facendo l’istruttore e gestendo il campo, non ho molto tempo. In questo sport però non serve solo l’allenamento. Lo dico sempre ai miei ragazzi: non conta solo andare sul campo e sparare, importante è anche come lo si fa. A volte è meglio un round in meno, ma fatto con la testa e con cognizione.

Compak Sporting e Sporting per ora non sono discipline olimpiche… c’è forse speranza per il futuro?
In questo mondo è un argomento all’ordine del giorno perché sono discipline molto in voga: i numeri parlano chiaro, solo che dietro ci sono strategie politiche. Forse l’obiettivo è farle restare nel modo attuale perché, se diventassero olimpiche, ai mondiali dovrebbero partecipare solo tiratori professionisti che fanno parte della nazionale, mentre da noi, ci sono persone singole che si iscrivono senza una squadra: se sei tesserato e sei un regolare tiratore che fa gare, pagando, puoi partecipare al mondiale. Questo porta una massa di soggetti molto ampia e una grande visibilità per gli sponsor. Ma sicuramente Compak Sporting e Sporting hanno tutte le caratteristiche per far parte delle Olimpiadi.

È, per la seconda volta consecutiva, Atleta dell’anno 2025…
Sì. Nel nostro sport ci sono due classifiche: il ranking e l’Atleta dell’anno. Nel ranking sono numero uno, mentre per diventare Atleta dell’anno ho disputato una gara tra i migliori qualificati e l’ho vinta. Però, ciò a cui tengo di più è essere numero uno nel ranking.

Michael Spada incoronato atleta dell’anno 2025

Ha qualche rito scaramantico prima di una gara?
Sì, durante le gare porto sempre con me un piccolo gufetto che mi ha regalato mio padre e poi ho una routine ben precisa, che faccio da anni: quando inserisco le cartucce nel fucile metto la scritta in un determinato modo e la tocco sempre nella stessa maniera.

Quando spara a cosa pensa? È concentrato solo sul piattello?
È uno sport di testa e concetrazione. Un tiratore di alto livello difficilmente sbaglia un piattello per un errore tecnico. Lo sbaglio arriva per una distrazione mentale: per quanto uno si alleni, possono sempre presentarsi periodi di difficoltà. Io cerco di concentrarmi e isolarmi per evitare di guardare quello che ho intorno, però può succedere che, prima di chiamare un piattello, senti in testa una vocina o un pensiero negativo che ti distrae e ti fa mancare il colpo. Inoltre, sono molto autocritico: se sbaglio è solo colpa mia, non di quello che ho intorno, del rumore o della presenza di altre persone.

Cosa consiglierebbe a un ragazzo/a che vuole iniziare questo sport?
Posso consigliare questo sport perché è molto bello e si può praticare anche fino a 50/55 anni e oltre. Ha una longevità molto ampia. Però, a differenza di altri, dà dipendenza. Una volta che provi e ti riesce, pensi subito: «Caspita, lo posso farlo anche io». Ma, soprattutto quando arrivi ad alti livelli, devi evitare di non portare in pedana i problemi personali perché – come dicevo prima – basta un pensiero negativo per commettere un errore e sbagliare le azioni che in genere avresti fatto con tranquillità. È proprio questo up and down che dà dipendenza: in una gara tutto riesce alla grande mentre in quella dopo tutto può andare storto.

La sua visione delle armi: solo per sport o è favorevole anche per un uso personale?
Io uso le armi solo per sport. Non vado neanche a caccia. Sono un tiratore atipico, per me è solo competizione. Sono molto competitivo.

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Agnese Priorelli

Laureata in Scienze della comunicazione, è giornalista pubblicista dal 2008. Ha lavorato come collaboratrice e redattrice in quotidiani e settimanali. Ora collabora con un giornale online e con un free press. È appassionata di cinema e sport. Svolge attività di inserimento eventi e di social media marketing e collabora alla programmazione dei contenuti. Cura per AboutUmbria Magazine, AboutUmbria Collection e Stay in Umbria interviste e articoli su eventi.