Lorenzo Alberetti: «Ho detto no a “Sognando… Ballando” per vincere l’Europeo»

Il ballerino ventottenne di Passaggio di Bettona è da tre anni Campione italiano assoluto specialità “Dieci balli” in coppia con Aleksandra Raskatova. A ottobre hanno vinto anche il Campionato d’Europa agli Internazionali di danza sportiva-WDSF GrandSlam e a fine novembre scenderanno in pista ai Mondiali.

«Per fortuna che l’intervista è scritta, così non si sente la mia inflessione dialettale!», con questa battuta si presenta Lorenzo Alberetti (28 anni) appena iniziamo a parlare. Mi faccio una risata e lo tranquillizzo.
Fresco Campione Europeo 2025 nella categoria Dieci balli di danza sportiva – cinque standard (Valzer Lento, Tango, Valzer Viennese, Slow Foxtrot e Quickstep) e cinque latino-americani (Samba, Cha Cha Cha, Rumba, Paso Doble e Jive) – in coppia con Aleksandra Raskatova (atleta russa), balla fin da bambino. Era il 2010 quando ha iniziato a partecipare alle gare, ottenendo subito ottimi risultati insieme all’allora ballerina Martina Dionigi; da tre anni invece la sua partner è Aleksandra, con cui è anche Campione italiano nei Dieci balli e sono la seconda coppia nelle danze standard. Ora si preparano a partire per i WDSF World Championship Ten Dance Adult, che si svolgeranno il 29 novembre a Sarajevo.
Lorenzo, originario di Passaggio di Bettona, insegna e si allena nella scuola New Blue Angel Dance di Deruta sotto la guida di Daniele Sargenti e Uliana Fomenko. In pista si muove leggiadro ed elegante, quasi a sfiorare il pavimento, in un tutt’uno con la sua ballerina: il loro obiettivo non solo il passo corretto, ma trasmettere emozioni, coinvolgere il pubblico e incantare la giuria.

Lorenzo Alberetti e Aleksandra Raskatova

Lorenzo, quando e come, è nata la tua passione per il ballo?
Ho iniziato quando avevo 9-10 anni, prima con gare amatoriali, per passare poi a quelle nazionali e internazionali. Era il 2010. Tutti in famiglia ballavano: i miei genitori erano iscritti al corso sociale e il mio fratello – che ha cinque anni più di me – aveva iniziato un percorso per l’avviamento all’agonismo. Devo ammettere che l’ho sempre copiato, così ho iniziato anch’io a ballare. All’epoca giocavo a calcio a Passaggio di Bettona, ma quell’anno, per mancanza di ragazzini, non venne ricreata la squadra, così ho deciso di dedicarmi esclusivamente al ballo nella scuola New Blue Angel Dance di Torgiano. Mi è piaciuto l’ambiente e mi sono subito sentito coinvolto, ho persino potuto scegliere la ballerina (ride!).

Perché hai scelto questo tipo di danza?
Non è stata una scelta mirata, non sono stato spinto da nessuno: ho provato e mi è piaciuto. È stato tutto molto casuale, muovermi con la musica mi ha fatto subito sentire bene.

Hai mai pensato di provare con la danza classica?
No, quello no.

Ti hanno mai detto, soprattutto all’inizio: «Lascia stare il ballo. Perché non giochi a calcio, tennis o pallavolo… come tutti quelli della tua età?».
In modo così diretto no. Ho conquistato fin dall’inizio buoni risultati e per questo a scuola sono stato sempre ben visto, nonostante facessi una disciplina non molto diffusa tra i maschi. Non mi sono però limitato al ballo, ho praticato anche altri sport come calcio e tennis, ma è con la danza che ho acquisito una maggiore padronanza del mio corpo, che mi ha permesso di riuscire bene anche in altri sport: ovviamente non sono mai stato un fenomeno, ma ho sempre avuto le abilità giuste per fare attività sportive.

Come descriveresti la danza sportiva a chi non la conosce?
È un connubio tra musica e movimento da condividere insieme a un’altra persona. Ballare dona un’emozione indescrivibile, dà un brivido e non è facile trasmettere completamente quello che si prova; allo stesso tempo però chi ti guarda, spesso ti dice: «Mi hai emozionato», quindi qualcosa, per forza di cose, arriva.

Perché la scelta di gareggiare nei “Dieci balli”?
Banalmente perché non sono mai riuscito a staccarmi da una disciplina, quindi ho deciso di ballare sia standard sia latino-americani. Con Martina (Dionigi), con cui ho ballato per anni, siamo stati campioni nei Dieci balli per circa 8-10 anni, di conseguenza padroneggio bene le due discipline e ho sempre ottenuto ottimi risultati in entrambe. Quindi non ho mai scelto. In realtà non sopporto l’idea di abbandonarne una perché hanno caratteristiche diverse: le danze standard sono eleganti (anche nel vestito), mentre quelle latino-americane hanno ritmo e sono coinvolgenti. Entrambe ti danno qualcosa di diverso…

Sarai sicuramente bravo in tutte, ma qual è quella che ti riesce meglio?
Ho ottenuto più risultati e soddisfazioni con le danze standard, ultimamente però anche in quelle latino-americane sono salito di livello: da due anni con Aleksandra (Raskatova) siamo quarti nel Campionato Italiano assoluto. Ci manca poco per raggiungere il podio.

Dimmi la verità: tu quale preferisci?
Dipende dalle gare. Ti spiego. Il latino-americano coinvolge non solo chi balla, ma anche il pubblico: per questo in alcune competizioni ho più piacere ballare questo stile. Però, danzare gli standard con la musica suonata dal vivo – nelle competizioni più grandi c’è l’orchestra – è veramente emozionante. Davvero, non riesco proprio a scegliere, entrambi gli stili mi fanno sentire bene.

Durante una gara pensi solo ai passi o anche ad altro…?
No, assolutamente. Ai passi non ci penso proprio. Io e Alexandra ci alleniamo tutti i giorni, tranne il sabato pomeriggio e la domenica – giorno che spesso abbiamo la gara. Questa frequenza fa sì che durante la competizione non capiti mai di pensare ai passi, tutto viene automatico. Durante l’esibizione cerco però di relazionarmi con lei, e di raggiungere un ottimo grado di complicità anche con il pubblico e con la musica.

Cosa ti passa quindi per la testa quando sei sulla pista?
Ho delle parole chiave che mi ripeto. Ad esempio, quando ballo il Valzer Lento penso ad essere elegante, mentre durante il samba cerco di divertirmi il più possibile. E così via via anche per gli altri balli…

Lorenzo Alberetti e Aleksandra Raskatova

Ti ricordi com’è andata la prima gara a cui hai partecipato?
Sì, è stata un’emozione fortissima. Avevo otto anni, ma è come se fosse ieri; ancora oggi quando racconto l’episodio mi emoziono. Era una gara solo di mazurka che si svolgeva al palazzetto di Marsciano; c’erano tantissime persone ed ero tanto agitato. Per la grande emozione alla fine dell’esibizione sono scoppiato in un pianto a dirotto, non perché fosse andata male, ma per un vero e proprio crollo emotivo. Mi piace pensare che questo episodio mi abbia legato fortemente alla danza.

Come nasce la coreografia di una gara?
Le coreografie che portiamo oggi in pista sono state preparate quando io e Aleksandra abbiamo iniziato a ballare insieme. Venivamo da un percorso diverso e di conseguenza avevamo due modalità di studio differenti. Il primo anno è stato di assestamento e le coreografie erano basate principalmente su quello che era più semplice mettere insieme: a far questo ci hanno aiutato i maestri Daniele Sargenti e Uliana Fomenko, insieme a Pietro Braga. Poi, con il passare degli anni, siamo diventati più complici e abbiamo imparato a capirci, è stato quindi possibile unire le competenze personali, mettendoci maggiormente in relazione con la struttura musicale e creando delle coreografie più evolute e più calzanti per le nostre qualità e preferenze. Ovviamente non si modificano per ogni gara, a volte può cambiare una figurazione ma, principalmente rimangono le stesse. Ti faccio un esempio: lo Slow Fox volevamo renderlo più dinamico, perché col passare del tempo era diventato statico e noioso, così abbiamo fatto delle variazioni. È stata un’eccezione. Sarebbe un lavoro immenso cambiare per ogni gara la struttura di dieci danze, per padroneggiare il movimento occorre tanto tempo.

Già lo hai anticipato: quante ore al giorno ti alleni?
Ci alleniamo tutti i giorni, tranne il sabato pomeriggio e la domenica. Nelle settimane a ridosso delle gare più importanti, facciamo tre ore al mattino e tre ore da soli il pomeriggio. Dopodiché cerchiamo di incastrare l’insegnamento e i collettivi insieme agli altri ragazzi.

Che tipo di allenamento fate?
Oltre alle prove di ballo, abbiamo un allenamento fisico: palestra, corsa e stretching. Durante le gare tutto il corpo deve essere pronto per la performance, stesso discorso per la mente. Anche nella danza sportiva come nel tennis, nel calcio e in tanti altri sport devi essere focalizzato su quello che stai facendo. Devi vivere da atleta. Sei un atleta. L’alimentazione, il sonno… tutto deve essere regolato.

Come deve essere l’alimentazione?
L’alimentazione è fondamentale, tanto che siamo seguiti da una nutrizionista: Claudia Mattioli. Ad esempio, i Dieci balli richiedono un grande sforzo energetico: la gara inizia alle 11.30 e – com’è accaduto per l’Europeo di Roma – a causa ritardi e imprevisti si è conclusa a mezzanotte, quindi non è stato possibile fare un pasto completo, abbiamo mangiato snack e barrette proteiche. Ovviamente tutto deve essere a norma per le regole antidoping. A fine gara c’è sempre il controllo.

Quanto è importante anche la componente mentale?
Moltissimo. Può capitare a tutti una giornata no, ma si deve comunque resistere, prendersi anche una pausa se occorre, però non si può arrivare a una gara con la testa altrove. Non abbiamo un mental coach fisso, ma è capitato di aver ricevuto dei consigli per mantenere la concentrazione.

Il podio del Campionato Europeo

Il campionato Europeo, vinto un mese fa, è la tua vittoria più importante?
Sì. È il titolo che ci mancava nelle Dieci danze e che siamo riusciti a raggiungere. Poi il primo novembre abbiamo portato a casa la medaglia d’argento al DanceSport European Cup Team nella categoria Adulti Danze Standard. Oltre a noi hanno vinto anche: Luigi La Rocca e Marika Scerra (Adulti Danze Latine); Federico Zerillo e Sara Meloni (Youth Danze Standard) e Giosuè Micalizzi e Denise Gagliano (Youth Danze Latine). Mentre al Campionato del Mondo di Danze Standard siamo arrivati 18esimi su 71 coppie in gara. Infine, il 29 novembre parteciperemo al Campionato Mondiale Ten Dance WDSF 2025 che si terrà a Sarajevo. Non vediamo l’ora!

Qual è la Champions League dei ballerini? Il sogno massimo…
Sicuramente vincere il Campionato del Mondo, oppure il WDSF GrandSlam di danza o i World Games, una manifestazione che comprende competizioni di molte discipline che non sono inserite nel programma dei Giochi olimpici come la danza sportiva. Chissà se un giorno anche noi potremmo partecipare alle Olimpiadi? Sarebbe il sogno massimo, anche come maestro.

Hai qualche rito (o oggetto) scaramantico che non ti abbandona mai prima di salire in pista?
Ho due anelli, uno di mio padre e l’altro di mia nonna che metto solo per le competizioni più importanti.

Ora balli con Aleksandra Raskatova: quanta complicità e feeling ci deve essere tra i ballerini? E soprattutto quanta fiducia…
A questi livelli la fiducia è data per scontata però è fondamentale. Stesso discorso per la complicità: più i ballerini sono complici, più sono interessanti da guardare, la mera esecuzione del passo è fredda e sterile. Si può possedere anche una tecnica perfetta ma se non si trasmette nulla, tutto perde valore. Per questo il movimento sincrono e la complicità sono importantissimi.

Lorenzo Alberetti e Aleksandra Raskatova

Hai ballato per tanti anni con Martina Dionigi, com’è andato il cambio di partner?
Io e Martina abbiamo ballato insieme per 12-13 anni, poi scelte diverse ci hanno portato a separarci. Devo ammettere che inizialmente è stato traumatico perché trovare una ballerina che sia al tuo livello non è facile, devi essere veramente fortunato, io lo sono stato. Aleksandra – anche lei si era scoppiata (nel mondo del ballo si dice così) con il suo ballerino – è stata da subito perfetta: aveva esperienza e aveva partecipato alle mie stesse competizioni. Come dicevo prima, venivamo da partner diversi, da storie diverse e da maestri diversi quindi all’inizio non è stato facile però, ballando entrambi ad altissimi livelli e padroneggiando la tecnica, ci siamo trovati subito in sintonia.

La difficoltà dove si è manifestata?
La difficoltà è stata quella di creare un ballo comune: cioè capire come muoversi insieme e il messaggio che volevamo trasmettere; in fondo è questo lo scopo di un ballerino, non tanto conoscere la tecnica.

Se non avessi fatto il ballerino, cosa avresti fatto?
Se questa domanda me l’avessi fatta anni fa, ti avrei risposto: il calciatore. Oggi non sarebbe così scontato, forse avrei potuto giocare a tennis. Mi piace molto anche la musica: vorrei tanto imparare a suonare uno strumento – la batteria o il pianoforte. Quando avrò meno impegni credo che inizierò, al momento non ho proprio il tempo materiale.

Magari quando smetterai di ballare. C’è un’età massima per le gare?
No. Si può gareggiare anche oltre i 70 anni, ma la presenza maggiore di partecipanti è nella categoria 19-34, che può arrivare fino a 45 anni.

Che periodo sta vivendo il settore della danza sportiva? 
Ora possiamo contare sulla Federazione Italiana Danza Sportiva e Sport Musicali riconosciuta dal CONI. Stiamo vivendo un momento proficuo: c’è stato un periodo in cui le coppie italiane facevano fatica a vincere titoli mondiali e europei, ora invece la situazione è migliorata in diverse categorie, stiamo crescendo e ci stiamo confermando nel panorama mondiale ed europeo. È un bel periodo.

Piccola curiosità: Ballando con le stelle, lo guardi?
Non assiduamente, ma lo guardo. Conosco anche alcuni dei ballerini che partecipano. A volte le coreografie vengono troppo trasformate in show ma fa parte del gioco.

Se ti chiamasse Milly Carlucci, ci andresti?
Non lo so, ma nella vita mai dire mai! So per certo che se non ho raggiunto gli obiettivi che mi sono prefissato, le dico no. Ti confesso: mesi fa mi avevano chiamato per partecipare a Sognando… Ballando con le stelle, il programma anticipatorio di Ballando con le Stelle, ma ho detto di no. Avevo in programma l’Europeo e il Mondiale e non volevo buttar via il lavoro già fatto, mi dava fastidio l’idea di non dedicare abbastanza tempo a quello che in realtà volevo. Alla fine ho avuto ragione infatti il 3 ottobre è arrivato il titolo Europeo. Però in futuro, chissà!

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Agnese Priorelli

Laureata in Scienze della comunicazione, è giornalista pubblicista dal 2008. Ha lavorato come collaboratrice e redattrice in quotidiani e settimanali. Ora collabora con un giornale online e con un free press. È appassionata di cinema e sport. Svolge attività di inserimento eventi e di social media marketing e collabora alla programmazione dei contenuti. Cura per AboutUmbria Magazine, AboutUmbria Collection e Stay in Umbria interviste e articoli su eventi.