Tutto pronto al Teatro Clitunno di Trevi per la nuova stagione, si parte il 15 novembe con “Sinatra: the man & his music” di e con Gianluca Guidi.
Pronta a prendere il via la nuova stagione del Teatro Clitunno di Trevi che in questo ritorno in scena vuol segnare un cambiamento radicale: una scelta coraggiosa e innovativa per il territorio che vedrà sul palco non un semplice cartellone di spettacoli, ma una dichiarazione di intenti che promuove il teatro quale luogo libero e aperto a tutti. Quest’anno Teatro al Centro (TEC) – realtà costituita dal Carlo Emilio Lerici, Roberto Biselli, Germano Rubbi,Francesco Verdinelli, Riccardo Leonelli, Teatro Belli, Teatro di Sacco, Magazzini Artistici, Povero Willy – in collaborazione con l’amministrazione comunale, supererà la tradizionale divisione tra “teatro per famiglie” e “teatro per adulti”, presentando un unico cartellone di 12 spettacoli pensati per un pubblico ampio, eterogeneo e curioso.
Tutti i ragazzi e le ragazze sotto i 18 anni potranno assistere a ogni spettacolo pagando un biglietto simbolico di solo 1 euro. Perché il teatro deve essere un diritto, non un lusso. Inoltre, gli abbonamenti lasciano spazio a carnet flessibili e scontati, da 5 o 10 ingressi, che permettono di costruire liberamente il proprio percorso teatrale, senza vincoli, e di condividerlo con amici e parenti.
Un viaggio tra classici, contemporanei, musica e impegno civile: la nuova stagione si muove infatti su più direttrici artistiche, per offrire un’esperienza completa, stimolante e trasversale. Il Teatro Clitunno di Trevi non è solo un luogo dove si assiste a uno spettacolo, dunque, ma uno spazio pubblico, un bene comune, un teatro che si rinnova per parlare a tutta la comunità, nessuno escluso.

Gli spettacoli
15 novembre (alle 21) Elimar presenta Sinatra: the man & his music di e con Gianluca Guidi, accompagnato da Claudio Colasazza al pianoforte, Dario Rosciglione al basso e Amedeo Ariano alla batteria. Francis Albert Sinatra è stato e rimarrà la più straordinaria voce pop che il mondo abbia ascoltato. Una vita, la sua, tra le più longeve della storia musicale mondiale. L’uomo Sinatra, controverso per molti motivi, capace di incantare sul palcoscenico milioni di persone in tutto il mondo. È quindi doveroso, passato da qualche tempo, il suo “secolo”, celebrarlo, per mano, o meglio “per voce” di chi ne è rimasto incantato fin da bambino, complici anche i numerosi dischi ben in vista nello studio della casa in cui viveva da piccolo.
7 dicembre (alle 17) Torino Spettacoli presenta La locandiera di Carlo Goldoni, con Miriam Mesturino e Luciano Caratto, Barbara Cinquatti, Maria Elvira Rao, Stefano Bianco, e con Sebastiano Gavasso, Alessandro Marrapodi, con la partecipazione dei Germana Erba’s Talent Mattia Tarantino e Mario Barbato, scene di Emanuele Luzzati, costumi Sartoria Torino Spettacoli, regia Enrico Fasella. La commedia di Carlo Goldoni vede protagonista Miriam Mesturino, accreditata interprete goldoniana, nel ruolo di Mirandolina, serva e padrona al tempo stesso di una locanda fiorentina. Mirandolina è un’ottima locandiera; oggi la definiremmo una capace donna-manager. Intorno a lei personaggi spassosissimi: il Conte parvenu e spendaccione; il Marchese spocchioso visionario d’una antica ricchezza e d’una presente, inutile nobiltà; il Cavaliere misogino ma più di ogni altro ingenuo e Fabrizio, sinceramente innamorato.

4 gennaio (alle 17, adatto ai più piccoli) Povero Willy presenta Scrooge – Un canto di Natale, spettacolo di Riccardo Leonelli da Charles Dickens, con Riccardo Leonelli e con le voci di Agnese Fabbretti, Serenella Proietti, Azzurra Salati, Antonio Santoro. È la Vigilia di Natale e Scrooge viene visitato dal fantasma del suo vecchio socio in affari, Jacob Marley, morto sette anni prima, il quale lo avverte della sua imminente fine. Scrooge è terrorizzato dalla notizia, ma Marley lo informa che ha ancora una speranza di salvarsi dalla dannazione eterna. Egli dovrà ricevere la visita di tre Spiriti: quello del Natale passato, quello del Natale presente e quello del Natale futuro. Scrooge oppone una fioca resistenza che, di fronte al pericolo della dannazione eterna, si dissolve come neve al sole, preparandolo all’incontro più sconvolgente della sua vita.
11 gennaio (alle 17) Lst Teatro presenta Dov’è finito lo zio Coso liberamente tratto dal romanzo “Lo zio Coso” di Alessandro Schwed, con Gianni Poliziani e Alessandro Waldergan, adattamento teatrale e regia di Manfredi Rutelli. Storia apocalittica della memoria indifesa, del rischio dell’oblio e del revisionismo storico, vede i due protagonisti, il viaggiatore Melik ed il veterinario Oscar Rugyo, incontrarsi, forse casualmente, forse no, in uno scompartimento del treno che sta portando Melik in Ungheria, alla ricerca delle sue radici e di suo zio, fratello del padre recentemente scomparso. Un incontro surreale e devastante, che porterà Melik ad apprendere da Oscar che la Seconda Guerra mondiale non c’è mai stata.

25 gennaio (alle 17), in occasione della Giornata della Memoria, l’associazione culturale Pex presenta La foto del carabiniere. La storia di Salvo D’Acquisto e di mio padre, scritto, diretto e interpretato da Claudio Boccaccini, musiche originali Maurizio Coccarelli, collaborazione artistica Silvia Brogi, collaborazione tecnica Maurizio Pepe, fotografie Matteo Montaperto e Marco Picistrelli. Nell’estate del 1960 Claudio Boccaccini, all’epoca bambino, scopre che il papà Tarquinio conservava gelosamente, e ai suoi occhi misteriosamente, la foto di un giovane in uniforme nella sua patente di guida. Il piccolo ne chiede al padre la ragione e, dopo molte insistenze, riesce a farsi raccontare la storia del giovane carabiniere, Salvo D’Acquisto, della loro amicizia e del suo eroico sacrificio che, nel 1943, salvò la vita di Tarquinio e di altri 21 uomini innocenti.
8 febbraio (alle 17) Gruppo della Creta e Teatro Basilica presentano Il Dio dell’acqua di Gianni Guardigli, con Daniela Giovanetti e Amedeo Monda, musiche di Amedeo Monda, costumi Giulia Barcaroli, disegno luci Matteo Ziglio, regia Alessandro Di Murro. Il Dio dell’acqua è il dio del tutto e noi in confronto valiamo meno di un fazzolettino di carta che si disfà nell’acqua salata del mare. Un naufrago galleggia sul pelo dell’acqua e ripercorre la sua vita. Ma non è la sua vita e basta. È la vita di tutti che si mescola con qualcosa di molto più antico e sconosciuto. Mentre galleggia una brezza leggera lo sospinge e lui cambia forma, muta, diventa vapore e vola in cielo per poi sprofondare negli abissi. Il cielo e il mare si toccano ed entrano in contatto e quando il viaggio finisce vorremo ripartire.
21 febbraio (alle 21) Magazzini Artistici presenta 1971 Rock Opera Evolution di Germano Rubbi, con i musicisti Mirko Brizzi, Alberto Cipolla, Valerio Conti, Emanuele Cordeschi Bordera, Michele Cricco, Andrea Guerini, Gianpaolo Ionni, Catia Maurini, Paolo Scappiti, Cristian Susanna, Sara Valloscuro, narratore Germano Rubbi, danzatrici Ludovica Canonico e Rachele Pilleddu, additional music Francesco Verdinelli, coreografie di Karen Fantasia, costumi Annalisa Di Piero, regia di Francesco Verdinelli. 1971 Rock Opera Evolution è una straordinaria celebrazione musicale che riporta il pubblico ai fasti degli anni ’70, l’epoca d’oro del rock: un racconto musicale dal vivo, narrazioni teatrali e coreografie di danza contemporanea, nonché un tributo ai giganti del rock che hanno segnato un’epoca: Pink Floyd, Genesis, Led Zeppelin, Deep Purple, Jethro Tull, David Bowie, e molti altri. La performance è guidata da un attore che, insieme a due danzatrici, interagendo con i musicisti, conduce gli spettatori nel mondo della musica portando sul palco tutta la magia di un’epoca indimenticabile.

8 marzo (alle 17, adatto ai più piccoli) Donati Olesen presentano Comedy Show di Giorgio Donati, Jacob Olesen e Ted Keijser, con Giorgio Donati e Jacob Olesen, regia di Giorgio Donati, Jacob Olesen e Ted Keijser.
Spettacolo di marcata comicità fisica e interpretato da due funambolici attori, rumoristi, musicisti, mimi, trasformisti, ciarlatani, racconta in un alone di comicità surreale di stralunati personaggi: piloti giapponesi, ragazze tenute prigioniere da un Dracula ridicolo, motociclisti fanatici e rompicollo. Come nella migliore tradizione della Commedia dell’arte, ma con la rapidità dei ritmi moderni, gli attori utilizzano le più svariate tecniche teatrali per conquistare e stupire anche il pubblico più smaliziato.
21 marzo (alle 21), in occasione della Giornata vittime delle mafie, Nutrimenti Terrestri presenta La grande menzogna scritto e diretto da Claudio Fava, con David Coco. La “grande menzogna” è il furto di verità che il paese ha subito sulla morte di Paolo Borsellino, ridotta ormai a un garbuglio di menzogne, finti testimoni, amnesie, sorrisi furbi, processi viziati, infiniti silenzi e sfacciate, sfacciatissime menzogne. Il testo non porta in scena la narrazione minuziosa del depistaggio, perché non vuole essere un’operazione di teatro pedagogico della memoria: è anzitutto un’invettiva. E protagonista ne è lui, Borsellino: raccontato non più – come cento volte si è fatto – nell’agonia e nella morte, ma nella condizione risolta di chi non c’è più. E vuol riepilogare le cose accadute, con il divertito distacco di chi è ormai oltre e altrove.
29 marzo (alle 17) Teatro Belli presenta Volpone di Ben Jonson, versione di Larry Gelbart, con Edoardo Siravo e Francesca Bianco, e con Tonino Tosto, Roberto Tesconi, Antonio Palumbo, Susy Sergiacomo, Gabriella Casali, Francesca Buttarazzi, Germano Rubbi, Giuseppe Cattani, Marco Bonetti, Alessandro Laprovitera, Alessandra Santilli, Andrea Bezzi, scene Marilena Maddonni, costumi Annalisa di Piero, musiche Francesco Verdinelli, adattamento e regia di Carlo Emilio Lerici. Una commedia di inganni, avidità e ironia travolgente, capace di regalare risate a raffica e di coinvolgere il pubblico in un intreccio irresistibile. Questo nuovo adattamento, liberamente ispirato alla trasposizione che il grande drammaturgo americano Larry Gelbart fece nel 1976, sposta la vicenda in una città qualsiasi nella prima metà del ‘900 e la trasforma in un vero e proprio vaudeville, ricco di situazioni apertamente comiche e battute in serie. Un fuoco di fila di invenzioni che conducono a sviluppi nuovi ed imprevedibili. A cominciare dal personaggio di Mosca che, per la prima volta, è una donna. Un allestimento snello e moderno dove però la tematica amara dell’opera originale, nonostante la comicità incalzante, viene mantenuta con altrettanta forza.

12 aprile (alle 17) Ctm Centro Teatrale Meridionale presenta Mandragola di Niccolò Machiavelli, con Domenico Pantano e con Anna Lisa Amodio, Antonio Bandiera, Chiara Barbagallo, Alessandro D’Ambrosi, Laura Garofoli, Nicolò Giacalone, Mimma Mercurio, scene Giovanni Nardi, costumi Susanna Proietti, movimenti coreografici Barbara Cacciato, musiche Giovanni Zappalorto, adattamento e regia Nicasio Anzelmo.
Capolavoro del teatro rinascimentale italiano, la “Mandragola” è anche un amaro e disilluso ritratto di Firenze e dell’Italia del primo Cinquecento, abitata da uomini mossi dagli istinti più primordiali e privi di ogni determinazione morale o ideale. Prende il titolo dal nome di una pianta, la mandragola, alla cui radice vengono attribuite caratteristiche afrodisiache e fecondative. Ossessionato dal desiderio di paternità, lo sciocco messer Nicia si affida al sedicente medico Callimaco che, innamorato della bella moglie di Nicia, gli promette di guarirne la sterilità con una pozione di mandragola dalla letale (quanto falsa) controindicazione: il primo che farà l’amore con Lucrezia morirà entro 8 giorni. E il primo sarà naturalmente Callimaco travestito, che Nicia stesso, gongolante, condurrà al letto della moglie.
9 maggio (alle 21) Agape Teatro – Povero Willy presentano Medea di Euripide, con Diletta Masetti, Matteo Ciccioli, Giordano Agrusta, Gabriele Furnari Falanga, e i piccoli Agnese e Jacopo Tolla, creazione musicale Ramberto Ciammarughi, realizzazione sonora Francesco D’Oronzo, scenografia e costumi Francesca Filippini, assistente alla regia Alen Galante, adattamento e regia Gabriele Furnari Falanga. In un piccolo paese del sud del Mediterraneo, su un’isola vulcanica e circondata dal mare, abita Medea. Madre, straniera e strega, la sua presenza è temuta dagli abitanti e dal sovrano, Creonte. Dopo essere stata tradita e abbandonata dal marito Giasone, Medea scopre che egli si appresta a sposare la figlia del re. Temendo le possibili conseguenze della sua rabbia, Creonte la condanna all’esilio insieme ai suoi figli. Intrappolata in una società dominata da tradizioni patriarcali, colpita dalla disperazione e dall’indifferenza di Giasone, Medea medita una tremenda vendetta.
Per ulteriori informazioni info@teatroclitunnotrevi.it
Il programma dettagliato sul sito ufficiale www.teatroclitunnotrevi.it
Redazione
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