Francesca Ragni raccoglie e dirige il “Coro di voci” delle persone con Alzheimer

La scrittrice con il suo libro “Dietro il Sipario dell’Alzheimer – Un coro di voci” ci fa conoscere un mondo spesso sconosciuto e discriminato, andando oltre stereotipi e pregiudizi.

Francesca Ragni con il suo libro: Dietro il Sipario dell’Alzheimer – Un coro di voci mette in luce le voci di chi vive quotidianamente con questa malattia, siano essi pazienti, operatori sanitari o familiari. La sua intenzione è stata quella di creare un coro di testimonianze autentiche, capaci di abbattere i pregiudizi e di promuovere un atteggiamento di empatia e comprensione. Un’opera di grande valore culturale e sociale che ha preso vita da una sua esperienza personale e professionale.

Francesca, altri giornalisti le hanno chiesto da cosa è nata questa sua iniziativa del libro, e lei ha risposto: «Da uno sgarbo che una persona con Alzheimer ha ricevuto da un personaggio impegnato nel sociale», la sua reazione è stata di riscattare la dignità del più fragile umiliato, creando unopera per far riflettere le persone su questa situazione discriminante. Può descriverci in maniera più ampia che significato simbolico desiderava offrire con questa sua ricerca durata oltre due anni e cercando fonti e testimonianze in più parti d’Italia?

Ci sono momenti della vita in cui si può sentire il bisogno di ridestarsi dal torpore attuale, in cui ci attanaglia il momento epocale e distopico, sordo a valori umani. E questo può far sorgere una ribellione, un voler ricercare qualcosa di vero che abbia un senso, al di là di una condizione fisica compromessa come può essere quella di una persona con Alzheimer. Da qui è nata la mia esigenza di entrare in connessione con quel nucleo pulsante, in cui la sfera emozionale della persona in questione, nonostante la sua patologia, risulta ancora ricca di risorse da svelare, senza giudizio, e con amorevole spirito di osservazione e accoglienza. Questo ha dato origine allo scopo della mia indagine: ne è nata un’opera di grande solidarietà dove ho racchiuso un Coro di Voci da paladina di una forma di giustizia verso i più fragili, e ho chiesto la collaborazione di esperti: analista del comportamento, arteterapeuta, attrice, caregiver, counselor, danzaterapeuta, direttori sanitari, esperta in bioetica e cure palliative, farmacologo, filosofo, fisici, geriatra, giornalista, medici, musicoterapeuti,  neurologa, neuropsicologi, Pet therapist, psichiatri, psicoterapeuti, referente spirituale di comunità, ricercatori in neuroscienze, tanatologa, teatroterapeuta, volontari di Associazioni di solidarietà sociale e un Monsignore. Ognuno di loro ha portato un contributo per dare valore e manifestazione al mio progetto: trasformare l’ignoranza e la mancanza di sensibilità della massa, in una armonia di riscatto, restituendo alla persona malata la sua naturale autenticità e dignità sociale.

In che modo è riuscita a elaborare una modalità per fare questo?

Nella mia connessione con le persone con Alzheimer in laboratori multidisciplinari, ho cercato di trasformare il loro dolore della dimenticanza in luce, come se il loro disorientamento potesse essere guidato dal mio offrirmi a loro come un rifugio per aiutarli a creare nuove forme di elaborazione di vissuti esistenziali senza cercare di capire, ma solo con il sentire. Le loro opere nel laboratorio di Arteterapia da cui si è ispirato il libro e che ne fanno un’icona simbolica di valori universali, non raccontano, ma trasmettono una sacralità verso il loro mondo interiore in cui può formarsi un ponte fatto di empatia che crea una relazione profonda tra loro e chi ne entra in contatto. Come se tutti fossimo interconnessi e provenissimo da un inconscio collettivo composto da vari archetipi, anche questo aspetto approfondisco in conferenze.

Può farci capire meglio?

La parte scientifica nel libro viene restituita da esperti, io tratto la fenomenologia della relazione e perciò mi esprimo in metafore per creare un linguaggio che offra suggestioni di immedesimazioni. Come una sorta di riverbero, per accorciare le distanze. Come se noi, ammirando quelle rappresentazioni, ci rispecchiassimo in un flusso di compassione che ha connotati di una grande umanità che cerca di esprimere una voce che ha ancora le corde vocali per produrre suoni il cui direttore d’orchestra è il cervello che coordina, ma ha perso la spartitura, la direzione. Nella persona con Alzheimer i circuiti cerebrali sono deteriorati nel linguaggio e nella memoria, ma mantengono il meccanismo della voce e il nostro modo di prenderci cura di loro può creare un canale di emozioni, un tono affettivo e vitale che si formano in una espressione sonora di benevolenza che va oltre lo stigma e il linguaggio razionale. Un approccio transpersonale, che suggerisce nuove modalità di comunicazione con sfumature di empatia e coinvolgimento emotivo. È un discorso che affronto in maniera più ampia in mie conferenze.

Il convegno

Si è conclusa da poco la settimana dedicata all’Alzheimer, lei come counselor e cittadina sensibile a problematiche sociali ha desiderato organizzare un convegno per presentare il libro insieme a degli operatori che operano a Perugia e le hanno offerto dei contenuti.

Sì, anche per apprezzare e riconoscere il grande impegno lodevole di caregiver e Associazioni di volontariato. Oltre questo vorrei sollevare una coralità tutti insieme, come un annuncio, in questa Aula Magna di un Ateneo che racchiude molte religioni, etnie, tradizioni, aspetti antropologici, e può diventare un palco da cui noi solleviamo il sipario, anche su un altro tema: una violenza che si sta espandendo nel mondo e vorrei far vibrare il Coro di Voci, per invocare una Pace in questo mondo di guerra, in cui la forza della parola è la bandiera issata sull’asta della comprensione e della tolleranza.