Dottor Flenghi: «Occorre semplificare l’accesso al day hospital. Vogliamo creare una rete ematologica umbra»

Parla il neo responsabile della Struttura Semplice di day hospital della Ematologia dell’Azienda Ospedaliera di Perugia: ciò che funziona e quello che va migliorato, con il progetto di creare interconnessioni con altre figure medice e con i centri ematologici della regione.

«La più grande soddisfazione la viviamo quando, durante le visite di controllo, possiamo dire ai pazienti che sono guariti. Quando li abbracciamo e salutiamo. In particolar modo quelli arrivati in condizioni disperate, ma che grazie alle terapie di oggi, guariscono». Con queste parole il dottor Leonardo Flenghi ci congeda dall’intervista.

Dottor Leonardo Flenghi

Flenghi dal primo luglio è responsabile della Struttura Semplice di day hospital della Ematologia dell’Azienda Ospedaliera Santa Maria della Misericordia di Perugia. Già referente di Perugia per la FIL (Fondazione Italiana Linfomi) e delegato per l’Umbria della Società Italiana di Ematologia, da 40 anni lavora al reparto ematologico perugino occupandosi in particolare dei linfomi: «In questi anni non ho mai avuto dei ripensamenti, sono molto felice della decisione presa tempo fa. Ora, con questo incarico, oltre a proseguire il mio lavoro nel trattamento dei linfomi, cercherò anche di apportare dei miglioramenti organizzativi. Tra questi vorrei facilitare l’accesso al day hospital, snellire la burocrazia e tutto l’iter di prenotazioni delle prestazioni, per favorire la presa in carico del paziente: ciò si potrebbe ad esempio realizzare con l’installazione di un sistema informatico mediante il quale al paziente – grazie alla tessera sanitaria – viene attribuito un numero per accedere più facilmente ai diversi ambulatori o servizi che erogano le specifiche prestazioni».

Il day hospital dell’Ematologia ha un nome: Day Hospital Daniele Chianelli, certamente per il contributo che il Comitato per la Vita (che porta lo stesso nome) ha dato nel realizzarlo e nel mantenerlo, ma soprattutto come simbolo di accoglienza. Il ricovero diurno, accoglie pazienti che devono sottoporsi a prime visite o visite di controllo, oltre ovviamente a chi ha in corso una fase terapeutica. Va ricordato che le cure ematologiche hanno fatto passi da gigante, con l’affermarsi sempre più di terapie innovative. Oggi possiamo curare ottantenni e ultranovantenni – cosa impensabile fino a 20 anni fa – e continuiamo ad aumentare la percentuale di pazienti più giovani guariti.

«Qui in day hospital vengono somministrate gran parte delle terapie innovative: solo alcune infatti necessitano di una degenza, come gli anticorpi bispecifici – anticorpi monoclonali particolari entrati recentemente in commercio – che prevedono brevi ricoveri a reparto nel primo mese, per passare poi da noi in day hospital, o le cellule CAR-T (una vera terapia all’avanguardia) che, per essere somministrate, necessitano di una degenza di circa due settimane. Tutta la fase successiva è seguita in day hospital. L’obiettivo sarà quello di eliminare la fase dei ricoveri e riorganizzare la terapia tutta in day hospital, con conseguente vantaggio per il paziente, ma anche risparmio economico per il sistema sanitario. Tutto questo richiede, e richiederà ancora di più in futuro, che i pazienti possano alloggiare nelle vicinanze dell’ospedale per i frequenti accessi in day hospital per alcuni mesi, e questo potrebbe essere un problema soprattutto per i pazienti provenienti da lontano, da fuori regione o con difficoltà negli spostamenti. In tutto questo – ne siamo certi – avremo però l’aiuto del Comitato per la Vita Daniele Chianelli che con il suo Residence – ora allargato a includere 50 appartamenti – potrà ospitare gratuitamente i pazienti e i loro familiari, così come ha sempre fatto, soprattutto con i pazienti sottoposti a trapianto di midollo osseo» illustra di dottor Flenghi.

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Il residence Chianelli

 

Il valore dalla ricerca e della specializzazione

L’Ematologia di Perugia ha da sempre attribuito grande importanza alla ricerca, portando avanti numerosi studi che hanno consentito l’utilizzo di farmaci innovativi – forniti gratuitamente dalle ditte farmaceutiche – ancor prima che vengano immessi nel mercato. Questo fornisce nuove opportunità terapeutiche, altrimenti non accessibili, e attira numerosi malati anche da fuori regione, trasformando il centro ematologico – universitario e ospedaliero – in una realtà apprezzata in tutta Italia e all’estero, con professionisti eccellenti, dediti oltre che alla ricerca clinica, anche alla ricerca traslazionale (ovvero quella ricerca di frontiera, che porta i risultati dal laboratorio al paziente). «Per quanto mi riguarda la ricerca è fonte di grande soddisfazione perché, oltre a permetterti di lavorare e collaborare con altri centri italiani e stranieri, ti dà la possibilità di fornire risposte innovative ai pazienti» spiega il dottore.

Va precisato anche che la ricerca riguarda non solo la terapia ma anche la diagnosi delle malattie ematologiche, e più specificamente onco-ematologiche: anche in questo ambito, infatti, sono stati fatti grandi passi in avanti. L’Ematologia ad esempio ha dei laboratori ultraspecializzati ma, allo stesso tempo, integrati fra loro; in questo modo il paziente viene seguito in tutta la sua globalità: una diagnosi importante e difficile come quella ematologica richiede personale altamente specializzato e qualificato, costantemente aggiornato.

Specializzazione mirata, che si ritrova anche per le diverse patologie trattate nel ricovero diurno, che è organizzato in gruppi, ciascuno dei quali ha un medico di riferimento: oggi, il dottor Leonardo Flenghi segue i linfomi aggressivi, affiancato dalla dottoressa Elisabetta Bonifacio; la dottoressa Monia Capponi, da anni insieme al dottor Flavio Falcinelli, i linfomi indolenti; il professor Paolo Sportoletti, le leucemie linfatiche croniche; il dottor Luca De Carolis, le sindromi mieloproliferative croniche; c’è poi la dottoressa Flavia Lotti che, insieme al dottor Vincenzo Maria Perriello, si occupa dei mielomi; la dottoressa Valeria Cardinali delle leucemie acute, la dottoressa Sofia Sciabolacci delle sindromi mielodisplastiche, e la dottoressa Loredana Ruggeri delle immunodeficienze e patologie ematologiche su base autoimmunitaria. Inoltre, il nostro day hospital accoglie la complessa attività di DH del trapianto di midollo osseo (il centro di Perugia è da sempre all’avanguardia anche in questo ambito) coordinata dal professor Antonio Pierini (Responsabile del Programma Trapianto di Midollo Osseo) e dai suoi collaboratori.

«Sarebbe difficilissimo – oggi come oggi – con le tante terapie innovative e la continua evoluzione in termini di classificazione e diagnosi, sapere tutto delle diverse patologie. Fondamentale, come già sottolineato, è l’aggiornamento costante dei nostri medici e di tutti i professionisti, la divisione del lavoro, l’organizzazione del personale e le interazioni con gli altri reparti dell’ospedale. Senza dimenticare – è al primo posto – l’accoglienza e la cura quotidiana del paziente, assicurata anche dai nostri infermieri, OSS, ausiliari, coordinati da Michela Sereni, e dal personale amministrativo e volontari del Comitato Chianelli» prosegue il dottore.

Una rete ematologica umbra

Le terapie innovative richiedono una serie di connessioni, non solo con gli altri medici dell’Azienda Ospedaliera (cardiologi, radioterapisti, radiologi, centri trasfusionali, neurologi, anestesisti e chirurghi), così da mettere in campo una multidisciplinarietà completa, ma soprattutto ci deve essere una forte interconnessione con gli altri centri ematologici umbri, con i medici di base, con i sanitari del territorio e in un prossimo futuro con gli ospedali e le case di comunità. I pazienti ematologici di tutta l’Umbria, quando tornano a casa, devono essere seguiti e per ciò queste strutture dovranno integrarsi con il reparto di Perugia per occuparsi di loro anche a domicilio.

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«Proprio a tal riguardo con la professoressa Maria Paola Martelli, direttrice della Struttura Complessa di Ematologia, ci stiamo muovendo con la Regione – con una collaborazione sempre più proficua – per poter dare il via a una rete che metterà in contatto, non solo gli ematologi umbri, ma anche i medici di base, gli infermieri a domicilio, il personale delle terapie palliative, tutto il personale degli ospedali e delle case di comunità e più in generale tutti i sanitari coinvolti nel trattamento dei pazienti ematologici. Si creeranno PDTA (Percorso Diagnostico Terapeutico Assistenziale) condivisi: in questo modo ogni paziente – in tutto il territorio regionale – avrà a disposizione le stesse cure, garantite da un’organizzazione standardizzata e regolamentata da protocolli scritti e uguali per tutti. Chiunque potrà così accedere agli stessi iter diagnostici e alle stesse terapie, sia nei diversi ospedali, che nelle case di comunità e persino a domicilio. Questo porterà dei vantaggi ai pazienti che potranno evitare spostamenti da casa per eseguire il loro trattamento, ma anche a una razionalizzazione delle risorse con un risparmio per il sistema sanitario regionale» conclude il dottor Flenghi. Insomma, una collaborazione totale per il bene del malato e una divisione dei compiti per un lavoro sempre più mirato ed efficace.