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«Da una parte vorrei che nessuno, dopo avermi ascoltato e aver chiesto spiegazioni, resti deluso. Inoltre vorrei che, emendati i numerosi luoghi erronei o mutili e svelati quelli oscuri, il lettore curioso null’altro possa desiderare».

 

Francesco Maturanzio (1443-1518) era un importante letterato perugino, umanista al servizio delle arti e della città, docente universitario, segretario comunale, ambasciatore e storico municipale. L’origine del suo cognome nasce proprio in ambiente perugino: il nonno, Matteo di Giovanni, esercita l’arte di conciare di panni di lana, attività poi praticata anche da Marco, padre di Francesco. Da qui l’origine del cognome Matarazzo, poi trasformato dallo stesso Francesco in Maturanzio per nobilitare la famiglia.
Francesco Maturanzio dedica tutta la sua vita allo studio: in Grecia, culla della classicità, approfondisce la lingua. Tornato in patria nel 1474, il suo stato d’animo risente del grave travaglio politico che colpisce Perugia in quegli anni: il disordine morale e sociale, le lotte, spesso cruente, tra le nobili famiglie dei Baglioni e degli Oddi, lacerano gli entusiasmi e gli ideali patriottici che animano il pensiero dell’umanista. Decide così di lasciare la sua città per Vicenza; tornerà a Perugia nel 1497, richiamato dall’amato umanista Amico Graziani, a cui si deve la commissione al Perugino degli affreschi del Collegio del Cambio.

 

L’ispirazione

L’opera più autentica e matura che accosta il letterato alle arti figurative è proprio il complesso ed erudito impianto iconografico sotteso al ciclo pittorico del Collegio del Cambio. Il ciclo si presenta, agli occhi dello spettatore, come un organismo unitario, ma molto complesso. Francesco Maturanzio ha preso in considerazione molte opere erudite per la propria ispirazione – per esempio il De Astronomia di Igino per il cielo. Nella sua biblioteca è infatti presente una stampa dell’opera del 1482, da cui probabilmente sono stati tratte le figure dei Trionfi dipinti sulla volta.
Per la riproduzione delle quattro Virtù Cardinali e degli eroi, la fonte iconografica dalla quale Maturanzio ha preso ispirazione è il De Inventione di Cicerone; una stampa è anch’essa presente nella sua biblioteca e reca delle annotazioni dell’umanista. Infine, sotto la volta della Luna, è rappresentato Catone. Questo personaggio richiama da vicino la personalità dell’umanista perugino: entrambi accettano la solitudine dell’esilio pur di mantenere il proprio ideale di libertà contro la tirannide e contro tutti gli odi politici. Lo stoico romano è infatti, un ritratto simbolico di Francesco. Maturanzio così appone la propria firma all’interno di un grande scrigno del Rinascimento italiano.

 

La mostra

La Biblioteca Augusta, a 500 anni dalla morte, celebra lo studioso perugino con una mostra: Francesco Maturanzio. Le rotte dell’Umanesimo, visitabile fino al 26 gennaio 2019, curata da Francesca Grauso, Alberto Maria Sartore e Paolo Renzi, nella quale rivive la sua prestigiosa raccolta libraria – conservata proprio all’interno della biblioteca – oltre a documenti, in gran parte inediti, provenienti dalle raccolte dell’Archivio di Stato di Perugia e dalle città nelle quali Maturanzio ha insegnato.
Alcuni volumi giungono in Augusta grazie all’originario lascito di Prospero Podiani, altri vi sono trasferiti nel 1798, per merito del bibliotecario Luigi Canali; la biblioteca ha potuto così conservare la maggior parte dei libri appartenuti a Maturanzio. All’interno della mostra è possibile ammirare un manoscritto miniato della Biblioteca Bertoliana di Vicenza, un registro dell’Archivio di Stato di Vicenza, una raccolta autografa di orazioni dell’Archivio storico dell’Università di Perugia, gigantografie di immagini degli affreschi del Collegio del Cambio e un frammento di affresco del palazzo Baglioni sul Colle Landone. In mostra anche la ricostruzione dell’albero genealogico della famiglia di Maturanzio, ricostruito da Alberto Maria Sartore.
È una raccolta accuratamente selezionata sia in vista della conservazione degli antichi testi, sia in funzione della formazione personale; risalta la presenza della prima edizione in lingua originaria dell’intero corpus di Aristotele, pubblicata in cinque volumi da Aldo Manuzio. Un documento identificato da Alberto Maria Sartore si rivela di fondamentale importanza per la ricostruzione della sua biblioteca: nell’ottobre del 1529, alla morte di Aurelio Apollinare, figlio di Francesco, viene resa esecutiva la volontà espressa nel testamento paterno di donare la propria biblioteca al monastero dei Benedettini di S. Pietro.

La mostra ha ottenuto il logo Anno europeo del patrimonio culturale 2018.

 


Francesco Maturanzio. Le rotte dell’Umanesimo

26 ottobre – 26 gennaio 2019

Sala espositiva della Biblioteca Augusta