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«Da una parte vorrei che nessuno, dopo avermi ascoltato e aver chiesto spiegazioni, resti deluso. Inoltre vorrei che, emendati i numerosi luoghi erronei o mutili e svelati quelli oscuri, il lettore curioso null’altro possa desiderare».

 

Francesco Maturanzio (1443-1518) era un importante letterato perugino, umanista al servizio delle arti e della città, docente universitario, segretario comunale, ambasciatore e storico municipale. L’origine del suo cognome nasce proprio in ambiente perugino: il nonno, Matteo di Giovanni, esercita l’arte di conciare di panni di lana, attività poi praticata anche da Marco, padre di Francesco. Da qui l’origine del cognome Matarazzo, poi trasformato dallo stesso Francesco in Maturanzio per nobilitare la famiglia.
Francesco Maturanzio dedica tutta la sua vita allo studio: in Grecia, culla della classicità, approfondisce la lingua. Tornato in patria nel 1474, il suo stato d’animo risente del grave travaglio politico che colpisce Perugia in quegli anni: il disordine morale e sociale, le lotte, spesso cruente, tra le nobili famiglie dei Baglioni e degli Oddi, lacerano gli entusiasmi e gli ideali patriottici che animano il pensiero dell’umanista. Decide così di lasciare la sua città per Vicenza; tornerà a Perugia nel 1497, richiamato dall’amato umanista Amico Graziani, a cui si deve la commissione al Perugino degli affreschi del Collegio del Cambio.

 

L’ispirazione

L’opera più autentica e matura che accosta il letterato alle arti figurative è proprio il complesso ed erudito impianto iconografico sotteso al ciclo pittorico del Collegio del Cambio. Il ciclo si presenta, agli occhi dello spettatore, come un organismo unitario, ma molto complesso. Francesco Maturanzio ha preso in considerazione molte opere erudite per la propria ispirazione – per esempio il De Astronomia di Igino per il cielo. Nella sua biblioteca è infatti presente una stampa dell’opera del 1482, da cui probabilmente sono stati tratte le figure dei Trionfi dipinti sulla volta.
Per la riproduzione delle quattro Virtù Cardinali e degli eroi, la fonte iconografica dalla quale Maturanzio ha preso ispirazione è il De Inventione di Cicerone; una stampa è anch’essa presente nella sua biblioteca e reca delle annotazioni dell’umanista. Infine, sotto la volta della Luna, è rappresentato Catone. Questo personaggio richiama da vicino la personalità dell’umanista perugino: entrambi accettano la solitudine dell’esilio pur di mantenere il proprio ideale di libertà contro la tirannide e contro tutti gli odi politici. Lo stoico romano è infatti, un ritratto simbolico di Francesco. Maturanzio così appone la propria firma all’interno di un grande scrigno del Rinascimento italiano.

 

La mostra

La Biblioteca Augusta, a 500 anni dalla morte, celebra lo studioso perugino con una mostra: Francesco Maturanzio. Le rotte dell’Umanesimo, visitabile fino al 26 gennaio 2019, curata da Francesca Grauso, Alberto Maria Sartore e Paolo Renzi, nella quale rivive la sua prestigiosa raccolta libraria – conservata proprio all’interno della biblioteca – oltre a documenti, in gran parte inediti, provenienti dalle raccolte dell’Archivio di Stato di Perugia e dalle città nelle quali Maturanzio ha insegnato.
Alcuni volumi giungono in Augusta grazie all’originario lascito di Prospero Podiani, altri vi sono trasferiti nel 1798, per merito del bibliotecario Luigi Canali; la biblioteca ha potuto così conservare la maggior parte dei libri appartenuti a Maturanzio. All’interno della mostra è possibile ammirare un manoscritto miniato della Biblioteca Bertoliana di Vicenza, un registro dell’Archivio di Stato di Vicenza, una raccolta autografa di orazioni dell’Archivio storico dell’Università di Perugia, gigantografie di immagini degli affreschi del Collegio del Cambio e un frammento di affresco del palazzo Baglioni sul Colle Landone. In mostra anche la ricostruzione dell’albero genealogico della famiglia di Maturanzio, ricostruito da Alberto Maria Sartore.
È una raccolta accuratamente selezionata sia in vista della conservazione degli antichi testi, sia in funzione della formazione personale; risalta la presenza della prima edizione in lingua originaria dell’intero corpus di Aristotele, pubblicata in cinque volumi da Aldo Manuzio. Un documento identificato da Alberto Maria Sartore si rivela di fondamentale importanza per la ricostruzione della sua biblioteca: nell’ottobre del 1529, alla morte di Aurelio Apollinare, figlio di Francesco, viene resa esecutiva la volontà espressa nel testamento paterno di donare la propria biblioteca al monastero dei Benedettini di S. Pietro.

La mostra ha ottenuto il logo Anno europeo del patrimonio culturale 2018.

 


Francesco Maturanzio. Le rotte dell’Umanesimo

26 ottobre – 26 gennaio 2019

Sala espositiva della Biblioteca Augusta

 

L’itinerario tra i sapori e gli aromi della Valnerina prosegue con altri prodotti di questa terra.

Dopo aver assaporato le lenticchie, il miele e la trota del Nera, il viaggio prosegue con altre prelibatezze nostrane.

Roveja

Questa è la storia di alcuni piccoli semi colorati, di due donne tenaci e di un barattolo di vetro. Umbria, Civita di Cascia 1998: Silvana e Geltrude, mentre riordinano la cantina della casa ricostruita dopo il terremoto del ’79, trovano un polveroso barattolo di vetro pieno di semi colorati. Sono rossi, verdi, marroni e neri, insieme a un foglietto sbiadito dal tempo con scritto a matita un nome misterioso: roveja. Trattasi di un legume che sboccia sulle alture dell’Appennino Centrale, tra i proverbi degli alberi e i misteri della montagna, per unirsi senza indugio al bouquet delle eccellenze gastronomiche umbre. Ed è proprio lo spirito selvaggio a rendere ancora più accattivante la roveja, piccolo ed eroico legume divenuto Presidio Slow Food e sopravvissuto grazie a Silvana e Geltrude allo scorrere del tempo. Così nel 2006 la roveja, antico pisello selvatico, considerato quasi erba infestante, torna a fiorire in Valnerina. O forse non aveva mai smesso.

Le norcinerie della Valnerina, foto by Officine Creative Italiane

Norcinerie

C’è un mestiere, nel cuore della Valnerina, che custodisce tra le epigrafi della sapienza umbra l’identità di un territorio dal sapore speziato, un atlante le cui pagine invecchiano sotto archi e volte di pietra scavate dal vento, tra gli echi cinerei della tradizione e della memoria: il Norcino, poeta di un’Umbria arcaica celebrata nei templi sacri dei sapori italici, tra orchestre di incensi dagli aromi primordiali. Un sentimento, quello tra uomo e suino, che da elemento antropologico diventa orizzonte culturale e identitario di una cosmologia di artigiani e scultori che conserva nella ritualità di antichi costumi il ricordo una civiltà rurale germogliata tra i sussurri del Tempo. L’uccisione del maiale, cerimoniale arcaico sbocciato le ceneri del Paganesimo, segna nel lunario contadino l’acme della ritualità agraria consegnando all’eternità della memoria popolare  pagine acri di una drammaturgia proiettata sugli orizzonti di una civiltà rurale che evoca, nello svolgimento della macellazione, fantasmi e torri di fumo appartenuti alla mitologia greca e riconducibili al culto dell’ancella Maia, divinità consacrata all’agricoltura sui cui altari scorreva il sangue dei maiali immolati in suo onore. Perpetuata con sacralità e mistica devozione la lavorazione del maiale, trionfo di sapori e di antichi sentimenti, in Umbria diventa anfiteatro di un’impenetrabile tradizione magico-superstiziosa che individuava in alcune caratteristiche delle interiora della bestia visioni profetiche e rivelatrici.

Zafferano, foto by Officine Creative Italiane

Lo Zafferano

L’arcano mistero che avvolge l’etimologia della parola Crocus Sativusdenominazione scientifica con cui viene comunemente indicato lo Zafferano, si perde nella leggenda del fanciullo Crocco che, avvolto nell’aurea letteraria delle Metamorfosi di Ovidio, si innamorò mortalmente della ninfa Smilace, per poi essere tramutato in un biondo fiore di  zafferano. Simbolo di augurio e prosperità coniugale ancora oggi, in Oriente,il Crocus Sativus viene regalato come auspicio di lunga vita in virtù delle proprietà terapeutiche e afrodisiache con cui esalta il corpo . Impiegato nel corso dei secoli per ottenere il colore giallo nella preparazione delle tonalità pastello destinate agli affreschi e per tingere vesti e tessuti, allo Zafferano vengono attribuite nobili proprietà cosmetiche e officinali. La coltivazione dello Zafferano, espressione identitaria della storia e dei costumi umbri, attinge alle esperienze di un passato importante inteso come patrimonio prezioso dal quale trarre ispirazione. Un lavoro in cui l’elemento umano è esclusivo: dalla preparazione del  terreno,alla scelta dei bulbi passando per il momento della sfioratura fino al confezionamento del prodotto finale a fare da cornice a questo arcaico cerimoniale liturgico spetta a montagne dai sapori forti, anfiteatri di roccia e calcare che potenti si stagliano all’orizzonte.


La prima parte

«Prendete un pugno di noci mondate, un pugno di acini di uva cotta, un pugno di formaggio pecorino tagliato a piccoli dadi, un pizzico dello stesso formaggio grattato, un pizzico di pepe, un po’ di sale, cinque o sei chiodi di garofano, mezzo bicchiere di vino rosso, strutto e olio quanto basta,e formate del tutto un insieme che lascerete riposare per circa dieci ore.Unitevi un chilo e mezzo di pasta del pane, formando un composto che dividerete in tre parti a guisa di pagnotte separate. Su queste praticherete un profondo taglio in croce. Quando il composto sarà lievitato, lo cuocerete nel forno in muratura; questo pan nociato deve essere ben cotto».

Uno spuntino per contadini

Così l’Annuario della città di Todi, datato 1927, riporta il procedimento per la preparazione del pan nociato, un pane arricchito di gustose noci –  a volte anche di uvetta – che le genti di quei luoghi erano solite consumare nel periodo autunnale, soprattutto durante i lavori nei campi. Essendo il pane – così come le noci e l’uvetta essiccata – estremamente energetico e corroborante, non sorprende che la saggezza contadina l’avesse eletto a spuntino prediletto di coloro che, durante le fredde giornate di novembre, si affannavano lungo i crinali erbosi per la raccolta delle olive. Le piccole dimensioni del pan nociato, infatti,erano perfette per mettere qualcosa sotto i denti senza appesantirsi.

Una versione sublimata

Sebbene esistano diverse versioni, sia dolci sia salate, la ricetta originale è quella tuderte, che trae beneficio non solo dalla morbidezza dello strutto, ma anche dal contrasto dolce-salato dell’uvetta abbinata al pecorino. Sembra che questa preparazione fosse già stata codificata in un trattato del 1500, ma fin nel mondo classico erano diffuse preparazioni similari. Il patriarca di Gerusalemme Sofrone (siamo nel VI secolo), parla infatti di un pane al formaggio per bambini, senza contare le innumerevoli preparazioni diffuse nell’antica Roma e poi raffinate nel corso dei secoli successivi.

Antipasti letterari

È indubbio, poi, che il pan nociato – o pan caciato che dir si voglia – sia una vera e propria prelibatezza, servita ancora oggi sulle tavole umbre come antipasto. Una delizia che da Todi si è diffusa in tutta la regione, tanto da meritarsi un posto d’onore nella poesia Novembre di Guido Discepoli, con tenuta nel Saggio di poesie e canti popolari religiosi di alcuni paesi umbri, curato da Oreste Grifoni – purtroppo,oggi, fuori catalogo.

I depositi di un museo sono luoghi che nell’immaginario collettivo prendono spesso la forma di polverosi magazzini pieni di opere meravigliose, a volte sottratte alla vista del pubblico. Alcune di esse vengono esposte in sostituzione di altre temporaneamente in prestito o in restauro, altre aspettano ancora la visita di studiosi o conoscitori che possano studiarle e meglio valorizzarle, altre infine, pur pregevoli e talvolta bellissime, portano su di sé troppe offese del tempo perché possano essere esposte al pubblico.

Giovanni Baronzio. Imago Pietatis. Terzo quarto del XIV secolo

 

La Galleria Nazionale dell’Umbria di Perugia completa il suo programma di celebrazioni per i suoi primi cento anni di vita con una mostra visibile fino al 6 Gennaio 2019 dal titolo: L’altra Galleria. Opere dei depositi, che porta alla luce proprio le opere meno conosciute. La mostra offre al visitatore l’opportunità di scoprire opere inedite tra le bellezze pittoriche del Duecento fino alla metà del Cinquecento.

Tecniche all’avanguardia

Le opere sono state dapprima oggetto di indagini diagnostiche e interventi conservativi, grazie a un’équipe di specialisti di restauro del territorio umbro e toscano che hanno usato sistemi innovativi di pittura e metodologie conservative all’avanguardia. Nuove attribuzioni, nuove datazioni e scoperte sulla provenienza: la tecnica e i vecchi restauri hanno consentito di precisare la carta d’identità di ciascun manufatto e di poterne valutare al meglio le qualità.
Cesare Brandi diceva: «Il restauro costituisce il momento metodologico del riconoscimento dell’opera nella sua consistenza fisica e nella duplice polarità estetico-storica, in vista della sua trasmissione al futuro».

 

Madonna in trono con il Bambino tra i santi Giovanni Battista e Benedetto. Eusebio da San Giorgio. 1506-1508

La scoperta

Sono così riemersi colori sgargianti nascosti da spessi depositi di sporco e da pesanti strati di vernice ingiallita, come nel Crocifisso e Santa Maria Maddalena di ambito folignate, nella Madonna con il Bambino, San Girolamo e Sant’Antonio da Padova di Matteo di Giovanni o nel Dio Padre e Angeli di Mariano di Ser Austerio. Policromie inedite sono affiorate da tavole fortemente danneggiate a causa di puliture eseguite con sostanze aggressive; sono stati inoltre scoperti dettagli di intensa suggestione, come le stimmate sulle zampe dell’Agnello Mistico o la preghiera della Vergine incisa dall’autore della Santa Caterina.

 

Le beate margherita da Città di Castello, Margherita d’Ungheria, angnese da Montepulciano. Ludovico di Angelo mattioli. Inizio del XVI secolo

Il percorso

L’altra Galleria si configura pertanto come un ampliamento del percorso museale della galleria perugina, nella quale troviamo nomi già conosciuti – come Giovanni Boccati, Bartolomeo Caporali e Perugino – assieme a figure che invece fanno ritorno dopo molto tempo nel circuito espositivo, o vi fanno la loro prima comparsa, come il Maestro dei Dossali di Subiaco, Melozzi da Forlì, Meo da Siena, Allegretto Nuzi, Rossellino di Jacopo Franchi, Eusebio da San Giorgio, Berto di Giovanni, Domenico Alfani e Dono Doni.
Nel percorso espositivo sono visibili anche alcuni affreschi staccati dal monastero di Santa Giuliana in origine presenti nel coro, nel refettorio e nell’aula capitolare della chiesa stessa. Da questi ambienti proviene l’affresco con la rara raffigurazione di San Galgano.
La mostra offre al visitatore un’occasione unica e speciale per ammirare una raffinata selezione di tavole di autori appartenenti all’epoca d’oro della scuola umbra.

Tra le eccellenze dell’Umbria non poteva mancare il Circuito Umbrex, un circuito di credito complementare per le aziende che desiderano promuovere e incrementare le proprie attività. Chiediamo a Fabiola De Toffol, co-founder di Umbrex, di spiegarci meglio di cosa si tratta.

 

Il Circuito Umbrex è il mercato complementare che accoglie operatori economici interessati a promuovere le proprie attività nel territorio regionale. Grazie ai prodotti e servizi messi a disposizione dal Circuito, possono farsi conoscere, incrementare le vendite, disporre di un conto corrente aggiuntivo su cui far transitare almeno il 25% del valore degli affari generati all’interno del Circuito Umbrex; ma anche disporre di un’anticipazione in conto corrente, proporzionale al giro d’affari presumibilmente realizzabile all’interno del Circuito per sostenere spese aziendali correnti o nuovi investimenti.
Ѐ una innovativa modalità di referral marketing che utilizza strumenti e servizi pensati per far circolare ricchezza nel territorio in cui si lavora, ed è sostenuta dalla fiducia reciproca tra imprenditori che li utilizzano. Gli iscritti possono acquistare e vendere beni e servizi tra loro utilizzando un’unità di conto denominata Umbrex, sempre paritetica al valore di beni e servizi in euro, non convertibile e perciò estranea a dinamiche finanziarie speculative come quelle proposte da alcune criptovalute divenute ormai famose. L’economia in Umbrex è quindi economia reale, fatta di imprese e persone che hanno interesse a promuoversi e vendere in Umbria e nelle altre undici regioni in cui i circuiti sono presenti.

 

Il modo migliore per raccontare Umbrex è sicuramente presentare chi lo ha scelto e lo utilizza. Può presentare ai nostri lettori un’azienda aderente al Circuito che possa raccontare la sua esperienza?

 

Tra le aziende che hanno scelto di aderire, c’è Connesi Spa, che propone servizi internet e telefonia in fibra ottica, wireless e xDSL. Chiediamo a Nicolò Bartolini, direttore commerciale, di raccontarci chi è Connesi e perché ha scelto l’innovazione proposta da Umbrex.

Connesi è una realtà nata quattordici anni fa a Foligno e offre servizi di telecomunicazione, internet, telefonia e cloud. Lavoriamo per colmare il gap dell’ultimo miglio che da sempre colpisce le aziende regionali, creando problematiche relative alla velocità dei servizi internet. La Connesi offre i suoi sevizi di telecomunicazione sia su fibra ottica di nostra proprietà, progettata e realizzata da noi, sia tramite ponti radio con licenze acquisite dal Ministero dello Sviluppo Economico in diritto esclusivo, oltre a servizi Adsl o vdsl. La Connesi, a differenza dei grandi operatori, crea un servizio sempre su misura del cliente, andando ad analizzare la sua situazione e realizzando un’infrastruttura e un collegamento che possa soddisfare le effettive esigenze dell’azienda. La Connesi ha scelto Umbrex come sistema di marketing referenziale, che le ha permesso di venire in contatto con tantissime aziende del territorio umbro. Dopo diversi mesi, possiamo dire che è stata – e speriamo continuerà a essere – un’ottima esperienza sia da un punto di vista relazionale sia dal punto di vista dei risultati ottenuti.

 

Ѐ interessante l’opportunità offerta agli operatori economici della regione di acquistare servizi internet da un fornitore locale, considerando anche che, in un circuito come Umbrex, alcuni valori come la preferenza della spesa di prossimità vengono sollecitati, trattenendo risorse che altrimenti uscirebbero dai confini dell’economia regionale. Si promuovono rapporti diretti tra imprenditori, che gettano le basi per una rete del fare insieme.
Aziende come Connesi Spa possono aiutare a rendere operativa la rete delle connessioni, soprattutto in ambito di economia digitale, perché di questo si tratta; e operando all’interno del Circuito Umbrex esiste la possibilità di unire alla comprensione delle nuove frontiere del business una base valoriale solida.

In tempi di crisi come quelli che stiamo vivendo, è fondamentale elaborare proposte in grado di rilanciare l’economia tramite l’individuazione di nuove opportunità di lavoro, specie giovanile.

Mai come in questi tempi, ci si sta muovendo verso il recupero di pratiche e attività preziose, in alcuni casi quasi dismesse, se non fosse per vecchi artigiani che continuano a perpetrare mestieri basati su manualità, ingegno e creatività. Oggi si riscopre il valore di questi mestieri che rappresentano un autentico patrimonio da sfruttare e reinventare, coadiuvandolo con le opportunità messe a disposizione dalle nuove tecnologie.
Non sfugge come l’artigianato – che già rappresenta in Europa uno dei più importanti settori economici e che impiega il 66% della forza lavoro – possa anche costituire, sempre meglio e sempre di più, una risorsa per la valorizzazione turistica di un territorio.

 

Il progetto

Per questo l’associazione Botteghe Artigiane del Centro Storico – Articity, nell’ambito della sua mission di preservare e sviluppare le attività artigianali artistiche, ha partecipato al progetto Erasmus+New Technologies for Handicraft – insieme a un altro partner perugino, Infolog e ai partner europei Inneo della Polonia, Svefi della Svezia e Epralima.del Portogallo, per la creazione di una piattaforma e-learning Moodle, in grado di offrire corsi gratuiti sia sulla pratica artigianale che sulla gestione d’impresa.
Il Progetto nasce proprio dalla consapevolezza delle enormi potenzialità del settore H&Ha (Handicraft e Art handicraft) che, oltre a possedere uno specifico valore culturale e sociale, rappresenta un’importante opportunità occupazionale grazie anche agli sviluppi tecnologici e alle “contaminazioni” che lo stanno interessando: aumento della connessione con il design, nuovi strumenti di promozione e vendita (digital marketing, e-commerce…), stampa 3D, ecc…

Percorsi formativi

La piattaforma e-learning offre percorsi per la formazione professionale (VET) nel settore H&Ha, in grado di proporre una varietà di opportunità per i discenti: miglior posizione nel mercato del lavoro, creazione di nuovi business, successi personali e autostima.

 

I corsi prevedono tre moduli principali:

  • design per l’artigianato
  • uso di ICT per la promozione e vendita nel web per H&Ha
  • nuove tecnologie per H&Ha (specie stampa 3D)

 

Le lezioni sono integrate con elementi multimediali e video che illustrano le tecniche che artigiani esperti hanno deciso di condividere con le nuove generazioni. I prossimi 18 e 19 ottobre presso all’Auditorium Santa Cecilia a Perugia, verrà organizzato l’evento conclusivo del progetto – Artigianato, come cambia il racconto – in cui sarà presentata ufficialmente la piattaforma, alla presenza di tutti i partners europei.

 


Per informazioni: Articity, telefono: 3935145793.

In vista del venticinquesimo anno di gemellaggio con la città posta sulla costa occidentale degli Stati Uniti, AboutUmbria incontra Michele Fioroni, Assessore del Comune di Perugia al marketing territoriale, arredo urbano, sviluppo economico e progettazione europea, pronto a fare rotta proprio verso Seattle. 

Assessore Michele Fioroni

L’Assessore Michele Fioroni

 

Una qualifica che parla da sé quella dell’Assessore, e che gli permette di fare alcune brillanti osservazioni sulla promozione di un luogo come l’Umbria. Parlare di territorio e bellezze da scoprire ci viene naturale, soprattutto nel momento in cui il pretesto è un progetto editoriale bilingue che aspira a far conoscere anche all’estero l’immagine non stereotipata di una regione come la nostra.

L’Assessore concorda con noi nell’identificare come chiave di volta dell’intera operazione una comunicazione di qualità. Stiamo parlando non solo della bellezza estetica del prodotto, data dalla finezza della carta e dal progetto grafico e fotografico, ma anche del valore dei contenuti, conferito principalmente dalla fondatezza delle informazioni riportate e dall’originalità adottata nel presentarle.
Secondo Ferroni, «sebbene AboutUmbria abbia un supporto tradizionale, è un prodotto editoriale qualitativamente alto che mancava. La vera sfida – prosegue l’Assessore – sta nel replicare la stessa qualità anche su altri canali, come l’online, che è diretto a un pubblico più vasto e che richiede un minore investimento.» Un mezzo del tutto complementare quindi, che non richiede la mera presenza, ma un’elevata visibilità. E questo noi di AboutUmbria lo sappiamo bene, perché la nostra offerta comunicativa si completa con il nostro magazine online, bilingue anch’esso, costantemente aggiornato e sincronizzato con i maggiori social network. È chiaro ormai che è la rete a decretare la fama o la gogna di determinate mete turistiche. L’Assessore ci fa l’esempio di Cracovia, che fino a qualche anno fa non era particolarmente gettonata, ma poi, grazie alle compagnie low cost e ai social media, è diventata improvvisamente desiderabile.

 

 

Bisogna far sì, dunque, che la rete consacri l’Umbria come meta altamente desiderabile, e per farlo serve un buon piano di comunicazione, supportato – laddove possibile – da una presenza in loco.
E quale migliore occasione di un gemellaggio? L’Assessore Fioroni sostiene che bisognerebbe sfruttare tali momenti di incontro per dare notorietà al nome Umbria, puntando anche sulla meraviglia visiva che tale Regione è capace di offrire. Perugia, in particolar modo, vedrebbe aumentare il prestigio del proprio nome, soprattutto perché beneficerebbe delle somiglianze che la legano alla lontana Seattle. Entrambe infatti hanno una lunga tradizione musicale –l’una col jazz, l’altra con il grunge – e il capoluogo umbro, grazie alla fibra ottica, aspira a diventare ultratecnologico, avvicinandosi sempre di più alla gemella statunitense.

AboutUmbria, volando oltreoceano, intende dare il supporto comunicativo che tale operazione necessita. Non possiamo quindi che augurare all’Assessore un buon viaggio, sperando che l’Umbria incanti Seattle come ha incantato noi.