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In tempi di crisi come quelli che stiamo vivendo, è fondamentale elaborare proposte in grado di rilanciare l’economia tramite l’individuazione di nuove opportunità di lavoro, specie giovanile.

Mai come in questi tempi, ci si sta muovendo verso il recupero di pratiche e attività preziose, in alcuni casi quasi dismesse, se non fosse per vecchi artigiani che continuano a perpetrare mestieri basati su manualità, ingegno e creatività. Oggi si riscopre il valore di questi mestieri che rappresentano un autentico patrimonio da sfruttare e reinventare, coadiuvandolo con le opportunità messe a disposizione dalle nuove tecnologie.
Non sfugge come l’artigianato – che già rappresenta in Europa uno dei più importanti settori economici e che impiega il 66% della forza lavoro – possa anche costituire, sempre meglio e sempre di più, una risorsa per la valorizzazione turistica di un territorio.

 

Il progetto

Per questo l’associazione Botteghe Artigiane del Centro Storico – Articity, nell’ambito della sua mission di preservare e sviluppare le attività artigianali artistiche, ha partecipato al progetto Erasmus+New Technologies for Handicraft – insieme a un altro partner perugino, Infolog e ai partner europei Inneo della Polonia, Svefi della Svezia e Epralima.del Portogallo, per la creazione di una piattaforma e-learning Moodle, in grado di offrire corsi gratuiti sia sulla pratica artigianale che sulla gestione d’impresa.
Il Progetto nasce proprio dalla consapevolezza delle enormi potenzialità del settore H&Ha (Handicraft e Art handicraft) che, oltre a possedere uno specifico valore culturale e sociale, rappresenta un’importante opportunità occupazionale grazie anche agli sviluppi tecnologici e alle “contaminazioni” che lo stanno interessando: aumento della connessione con il design, nuovi strumenti di promozione e vendita (digital marketing, e-commerce,…), stampa 3D, ecc…

Percorsi formativi

La piattaforma e-learning offre percorsi per la formazione professionale (VET) nel settore H&Ha, in grado di proporre una varietà di opportunità per i discenti: miglior posizione nel mercato del lavoro, creazione di nuovi business, successi personali e autostima.

 

I corsi prevedono tre moduli principali:

  • design per l’artigianato
  • uso di ICT per la promozione e vendita nel web per H&Ha
  • nuove tecnologie per H&Ha (specie stampa 3D)

 

Le lezioni sono integrate con elementi multimediali e video che illustrano le tecniche che artigiani esperti hanno deciso di condividere con le nuove generazioni. I prossimi 18 e 19 ottobre presso all’Auditorium Santa Cecilia a Perugia, verrà organizzato l’evento conclusivo del progetto – Artigianato, come cambia il racconto – in cui sarà presentata ufficialmente la piattaforma, alla presenza di tutti i partners europei.

 


Per informazioni: Articity, telefono: 3935145793.

«Attraverso il corpo si possono esprimere molte più emozioni che con le parole».

Nicola (19 anni) e Daniele (16 anni) Zampa sono due fratelli di Bastia Umbra – entrambi ballerini presso la scuola Asso di Cuori – che con le rispettive compagne Lucrezia Bacchi (20 anni) e Aurora Alunni Bistocchi (16 anni) danzano sulle piste da ballo, cercano di trasmettere a tutti la loro passione. Una passione che, nonostante di tanti sacrifici e le tante ore di allenamento – quattro giorni a settimana per tre ore al giorno – resiste da tempo, da quando erano bambini.

 

Daniele e Aurora

I primi passi da piccoli

«Ho iniziato a ballare quando ero in prima elementare: stavo sempre con un mio amico che già praticava ballo: per stare con lui e per fare del movimento ho iniziato anche io. Mi è piaciuto subito e da qual momento non ho più smesso», racconta Nicola.
Per Lucrezia invece tutto è cominciato quando aveva 10 anni, grazie alla mamma. «Io volevo fare tutt’altro, ad esempio nuoto, poi una sera sono andata – così per curiosità – in una scuola di ballo, c’era un ballerino libero e da quel momento tutto e iniziato. L’incontro con Nicola è avvenuto dopo: non avevo più un partner da qauttro mesi, allora sono venuta a Bastia alla scuola Asso di Cuori. Neanche lui aveva una compagna, così si è formata la nostra coppia».
Una coppia che si basa sulla fiducia reciproca: «Fondamentale è instaurare anche un rapporto fuori dalla pista da ballo. Per avere feeling ci vuole tempo, ma è importante conoscersi bene» prosegue Lucrezia.
La coppia Nicola e Lucrezia ha partecipato la scorsa primavera ai campionati mondiali di Danza Sportiva a Mosca categoria Under 21. I due ragazzi sono statati scelti – insieme ad altri dieci atleti – dalla Federazione italiana Danza Sportiva per rappresentare l’Italia, dopo essere arrivati secondi nella Combinata 10 danze under 21 ai Campionati Italiani.
Anche Daniele e Aurora – nonostante la giovane età – hanno vinto il Campionato Italiano junior, che gli ha consentito di partecipare al Mondiale in Romania classificandosi sedicesimi, mentre con la vittoria del Campionato Italiano combinata 10 danze hanno rappresentato l’Italia al Mondiale in Moldavia, piazzandosi al quattordicesimo posto.

 

Nicola e Lucrezia

Sulle orme del fratello

Daniele ha seguito le orme del fratello e a 5 anni ha mosso i primi passi di danza: «Cercavo uno sport da praticare e mio fratello aveva da poco iniziato questa disciplina: ho provato, mi è piaciuto, ero bravo, e così ho continuato. Inizialmente ballavo con mia cugina, poi per questione di altezza ci siamo scoppiati, così ho incontrato Aurora; anche lei in quel momento non aveva un ballerino: tra noi c’è stato subito feeling. Questo è fondamentale, alla base del rapporto ci deve essere fiducia, bisogna capirsi al volo, anche solo con uno sguardo: in pista con una semplice occhiata occorre trasmettere al partner quello che si vuol fare. Tutto questo è possibile grazie a un rapporto molto stretto tra noi». La storia da ballerina di Aurora è iniziata invece con la danza classica, quando aveva 4 anni. «Avevo una scuola vicino casa, dopo la danza classica ho scoperto le danze standard e così mi sono appassionata».

 

Daniele e Aurora

Emozioni in pista

Quello che i quattro ballerini tengono a precisare è la grande passione che mettono in questo sport, che unisce eleganza, ritmo, concentrazione e voglia di divertirsi. «Quando sei in gara non pensi più a nulla, quel che è fatto è fatto: vuoi solo divertirti. Quando parte la musica provi solo tante emozioni e pensi solamente a ballare, cerchi di trasmettere tutto ciò che hai dentro. Il ballo è qualcosa di veramente passionale, attraverso il corpo si possono esprime molte più cose che con le parole», spiega Nicola. Della stessa opinione è la sua ballerina Lucrezia: «Quando ballo non penso a niente, cerco solo di esprimere e di trasmettere quello che provo in quel momento. Ai passi non penso, dopo tante prove vengono in automatico».
Anche per Aurora l’esprimere emozioni è fondamentale: «Quando entri in pista devi mettercela tutta e devi dare il meglio di te. Io cerco sempre di trasmettere – a chi mi sta guardando – quello che provo: che sia felicità, rabbia e soprattutto passione. Quest’ultima è il motore che ci dà la spinta a fare i tanti sacrifici che facciamo».
Per ora tra i due fratelli non c’è competizione, come specifica Nicola: «Ancora non abbiamo mai gareggiato contro per una questione anagrafica, ma quando lo faremo, non si faranno sconti. In pista non si guarda in faccia a nessuno».
E quindi non resta che aspettare il derby di casa Zampa!

 

Nicola e Lucrezia

L’Italia è considerata dall’UNESCO un museo a cielo aperto. Chiese, palazzi, antichità romane, greche, etrusche, arabe, longobarde, ponti, quadri, affreschi, statue. In Italia tutto è arte.

L’Italia nasconde un patrimonio artistico che pochi conoscono e che riassume in sé le storie di ogni epoca: le pietre. Le pietre sono ovviamente di pietra, non si muovono, ma parlano in silenzio. A modo loro narrano storie di viaggi, di tradimenti, di amori e di curiosità. Ci sono pietre lisce o scalpellinate e pietre con iscrizioni o ancora meglio con bassorilievi; pietre importate e pietre di spoglio e pietre su pietre. Poi c’è il colore, la grana e la tessitura. Insomma, quella che sembra un semplice pezzo di costruzione racchiude in sé una storia infinita.

Il colore delle pietre

Arroccate in cima alle colline del centro Italia, si vedono montagne di pietra a forma di paese e di città. Ogni regione ha un colore diverso. Si parte dal grigio della pietra serena in Toscana per arrivare al marrone del tufo nell’Etruria. Assisi è rosa come la pietra del Subasio che la sovrasta e anche l’altopiano di San Terenziano ha la sua pietra rosa. Poi, scendendo, c’è il travertino laziale e la bianca pietra leccese e così via. Semplice, basta sapere qual è la pietra della zona e non c’è altro da vedere. Non è così, questo è solo l’inizio.

 

Gualdo Cattaneo

La chiesa Madre

Cinema e tivù ci hanno fatto conoscere la Casa nella prateria o le villette americane a schiera rigorosamente fatte di legno, spazzate via dagli uragani o bruciate da cima a fondo. L’Italia, invece ha marmi e pietre che non bruciano, che non volano, che sono ancora in piedi da 2.000 anni e che sono state rimescolate e distribuite come un mazzo di carte. Per imparare a guardare e capire, è meglio iniziare da un paese piccolo come Gualdo Cattaneo, che si affaccia sulla valle del Puglia e spazia sulla valle Umbra. Dal mastio si vede Spello, Foligno e anche la rocca di Spoleto. Se vedi, sei visto – quindi sei ambito. Gualdo Cattaneo è stato l’oggetto del desiderio delle città guerriere della zona, e papa Alessandro VI Borgia l’ha acquistata per costruire la rocca. Punto forte, imprendibile dai temibili perugini. La salita, il mastio e poi la piazza e la chiesa Madre: il centro del paese è raggiunto.
Si inizia dalla chiesa, anzi dalle fondamenta della chiesa, che sono visibili dalla strada dietro l’abside. La chiesa posa su pietre gigantesche e pesantissime, portate lì dai mitici Ciclopi, così salde che nessun terremoto le ha abbattute. Difficile trovare fondamenta più solide. Erano le mura antichissime di Gualdo. Perché hanno edificato una chiesa sulle antiche mura? Perché non si butta via niente e perché se è solido e già pronto, lo si usa. Se è bello e decorativo, lo si sposta in altro luogo. Sulla facciata della chiesa si vedono i simboli dei quattro evangelisti. Due sono bianchi e due rosa. Tutta pietra importata: rosa da San Terenziano e bianca da Giano. Poi si entra in chiesa e si scende nella cripta.
La cripta, come quasi tutte, è costruita con materiale di spoglio. Colonne e capitelli che giacevano da qualche parte abbandonati, resti delle imponenti costruzioni di epoca romana ormai in rovina, sono stati riutilizzati lì sotto. Questo è il riuso migliore, perché i marmi romani, anche quelli imperiali, furono fusi per farne mattoni.

Un tour tra le pietre

Povertà e religiosità fondamentalista hanno fatto dei danni incalcolabili. Abbiamo perso un numero infinito di opere d’arte, ma ne abbiamo ancora alcune, anche se smembrate. Lasciata la chiesa, si gira per il paese, guardando in alto e in basso. Si vedono finestre gotiche murate o modificate. Si vedono travertini, esistenti solo altrove – magari a Giano – inseriti come punto di sostegno nei palazzi. Qui e là si trovano pietre con iscrizioni di ogni epoca, da quella romana in poi, inserite perché mancava un mattone o semplicemente perché erano decorative; oppure perché erano il ricordo di un avvenimento. Si scoprono porte murate a un metro e mezzo dal suolo, ma con il piano di calpestio invariato. La paura dei topi faceva costruire in sicurezza. Si usciva scendendo da una scaletta di legno volante, che la sera si ritirava in casa. Un po’ come facevano i Walser, che abitavano le Alpi, e costruivano le loro case di legno su funghi di pietra.
Se volete avventurarvi in mezzo alle pietre, e saperne di più, vi potete rivolgere al comune di Gualdo Cattaneo, che organizza delle visite guidate sotto la supervisione del dottor Andrea Peruzzi, un vero esperto di arte lapidaria e di epigrafia. Vi divertirete!

La nascita del lavoro di Karpüseeler ha avuto luogo dal «magico incontro tra la ricerca e la manualità».

È con queste semplici parole che l’artista descrive le sue creazioni, ponendo su un piano l’idea progettuale che cresce e prende corpo, su un altro invece l’attitudine fabbricativa: la sintesi dei due elementi fa sì che si realizzi un interscambio vivo tra l’artista e l’opera. La mostra di Karpüseeler –  Vivavoce: antologia minima di opere scelte 1978-2018 – visibile fino al 14 ottobre – a cura di Aldo Iori, è allestita presso gli spazi del Museo Archeologico all’interno del complesso CAOS –Centro Arti Opificio Siri di Terni.

 

Pazzipuzzles di Karpuseeler

Chi è Karpüseeler?

Karpüseeler è un artista a tutto tondo; terminati gli studi superiori si diploma con il massimo dei voti al corso di pittura all’Accademia di Belle Arti di Perugia, sotto la guida e insegnamento dei professori Corà e Nuvolo; decide così di dedicare la sua vita all’attività artistica. Dagli anni Ottanta la sua ricerca si rivolge alla grande tradizione astratta contemporanea elaborando un personale linguaggio. Vincitore di premi internazionali di scultura, le sue opere sono presenti in numerose collezioni. Negli spazi espositivi del Museo Archeologico, in relazione agli innumerevoli reperti conservati, sono visibili importanti opere esposte in occasione del quarantennale della sua attività artistica; in questo magico ambiente, l’arte contemporanea crea un ideale ponte con il passato, segnalando l’attualità dei luoghi culturali in cui ritrovare le proprie radici, per ribadire l’eterna contemporaneità di tutta l’arte.

 

Coro, 1998

Il percorso espositivo

L’artista, interessato da sempre alle logiche cibernetiche – la sua tesi di laurea aveva come oggetto Arte e Cibernetica – mette in evidenza il confine disciplinare della scultura: nelle opere esposte, poiché la forma tende all’assoluto, la creazione instaura con l’osservatore un inedito rapporto spazio-temporale.
La mostra si apre con un’inedita opera: Vivavoce, la quale fornisce il titolo all’intera esposizione e che, da subito, pone l’osservatore appena entrato nel museo in uno spazio pluridimensionale dell’opera: come se la stessa creazione gli chiedesse ascolto o come se gli proponesse un luogo ideale per la riflessione.
Lungo il percorso espositivo l’osservatore può inoltre ammirare altre opere: Verso infinito (1995), Silenzio bianco (2006), Coro (2007) e Piccola Voce (2016), le quali posseggono invece una forte e assoluta presenza che, come in Brancusi o Spalletti, travalica l’aspetto formale e l’opera ritrova una propria dimensione intellettuale.

 

Per maggiori informazioni

Le eccellenze umbre passano anche dalla tavola

AboutUmbria è stato invitato da Radio Cusano Campus a svelare i segreti della torta di Pasqua. Un piatto tipico della tradizione umbra che si è imposto anche oltre il periodo pasquale, diventato sempre più presente nelle tavole regionali e non solo.

Nella trasmissione radiofonica Cultura e Cucina. Quando il cibo incontra il sapere abbiamo illustrato la sua storia e la sua ricetta. Chi si fosse perso la puntata, ecco per voi il podcast!

 

 

 

Titolo: Zeffirino Faina. L’attività politico-amministrativa nel Consiglio Provinciale dell’Umbria (1861-1892)

 

Autore: Rita Rossetti

 

Editore: Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia

 

Anno di pubblicazione: 2017

 

Caratteristiche: 227 pagine, foto cm 21 x 15, brossura illustrata con bandelle, illustrazioni a colori

  

 

 

 

 

La tesi di laurea di Rita Rossetti, giunta alla seconda laurea accademica, si è trasformata in un interessante ed elegante volume di storia patria dal titolo Zeffirino Faina. L’attività politico amministrativa nel Consiglio Provinciale dell’Umbria (1861-1892), pubblicato dalla Fondazione Cassa di Risparmio per i tipi della Fabrizio Fabbri Editore.
Nel testo redatto da Rossetti emerge la passione e la capacità di saper ricercare nei polverosi archivi le testimonianze lasciate nella storia da personaggi del calibro di Zeffirino Faina che, da possidente locale, è assunto al ruolo di politico, prima agli albori della provincia di Perugia fino ai seggi parlamentari del Regno.
L’interessante volume, con una presentazione a cura di Giampiero Bianconi e una prefazione di Valerio De Cesaris, si divide in due parti. La prima ripercorre la vita privata e imprenditoriale di Zeffirino Faina, la seconda ne analizza l’attività politica. Vi è inoltre un ricco apparato fotografico
Zeffirino nasce nel 1826, figlio di Angelo e di Angelica Paolozzi – che appartiene a una nobile famiglia di Chiusi – ed è l’ultimo di tre fratelli. Dopo aver conseguito la laurea in Filosofia e Matematica nel 1846, continua la tradizione di famiglia investendo, innovando e sviluppando le diverse attività imprenditoriali. Numerosi gli interessi economici: i Faina sono costruttori, allevatori, commercianti di bestiame e grano, con un ingente patrimonio immobiliare e terriero. In questo contesto Zeffirino rappresenta la classe dirigente illuminata, tramite le cantine di Collelungo, dove si serve di macchinari di avanguardia, e tramite i premi internazionali che ottiene con la prima filanda di Perugia.
Alla vita imprenditoriale si intreccia quella politica, che lo vede impegnato fin dalla Prima Guerra d’Indipendenza. Questa attività proseguirà fino alla morte, nel 1892, nonostante i dissensi interni alla famiglia – il padre lo rimproverava infatti per essersi esposto in lotte politiche che potevano produrre danni alla famiglia.
La prima seduta del Consiglio della Provincia di Perugia lo vede presente come consigliere, diverrà poi presidente fino al 1892, nel 1873 viene eletto deputato e nel 1886 senatore, incarico che manterrà fino alla fine dei suoi giorni.
E con un’analisi puntuale Rossetti ne ripercorre proprio l’attività politica, ricca di numerose innovazioni e di un interesse per criticità sociali quali la piaga della natalità infantile. Faina trasformò i brefotrofi in strutture adatte all’accoglienza, si occupò del sostegno all’istruzione delle donne e, da abile imprenditore, dell’interesse per le strade e la mobilità, come del prosciugamento del Trasimeno.