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Le conchiglie dell’Umbria

di Renata Covi

La verde Umbria non conosce il mare, ma circa 30 milioni di anni fa il mare la sommergeva. Oggi le colline dell’Appennino circondano la regione da ogni lato e, come tutti gli ex-territori marini, nascondono tra le rocce le impronte dei suoi antichissimi abitanti.

I fossili Martani

L’altopiano di San Terenziano e i Monti Martani, appartengono allo stesso territorio e hanno conservato tracce importanti di fossili, in particolare Ammoniti e tra queste non si può non citare la specie Martanites. Sono i ninnoli che Mary Annings raccoglieva lungo le scogliere della Manica a Lyme Regis. Quella donna, geniale e poco erudita, ha cercato, studiato e classificato ogni genere di fossile e per vivere lì vendeva ai turisti. Allora si potevano vendere legalmente. Eravamo nel 1830. Oggi i fossili si guardano con interesse o con curiosità e si lasciano rigorosamente sul posto.
Ammoniti e simili sono ottimi fossili guida di un lasso di tempo enorme che va dal Paleozoico al Mesozoico. Sono uno strumento importante per la datazione dei rilevamenti biostratigrafici e per la datazione delle rocce sedimentarie che si sono depositate tra i 400 e i 30 milioni di anni fa.  Piccole o grandi che siano, le ammoniti sono delle vere opere d’arte, dove l’artista, cioè la natura, non ha lasciato niente al caso. Ogni segno ha un significato preciso e rappresenta una precisa funzione.

 

Ammonite

Molluschi marini

L’ammonite era un mollusco marino, della famiglia dei cefalopodi, che si muoveva attaccato al suo guscio, come le lumache. Il mollusco abitava solo la parte anteriore del guscio, il resto serviva per muoversi ed è solitamente ciò che noi vediamo come calco interno fossilizzato. Il guscio era diviso a setti di cui sono rimasti visibili i segni che si susseguono. I setti si riempivano di gas o di acqua per permettere al mollusco di salire in superficie o di sprofondare fino in fondo al mare. Il gas o l’acqua erano pompate nei setti da un sifone che correva attorno al guscio. Il solco dove passava il sifone addetto alla regolazione dei settori è talvolta ben visibile. Sulla superficie è possibile riscontrare dei piccoli grafiti a forma di foglioline. Invece, sono le tracce delle linee si sutura che erano il punto di aggancio dei setti.

Alla scoperta della Zona Rossa

Frammenti di queste meraviglie si posso vedere sopra San Terenziano dove inizia la passeggiata verso il Trocco del Lupo che si snoda attraverso i boschi di monte Pelato, ricco di fiori e di varietà arboree e zona conosciuta dagli amanti del trekking. Il Trocco del Lupo, che non è altro che una grande pietra concava che raccoglie l’acqua piovana, secondo una leggenda locale serviva a dissetare i lupi.
Per trovare la Zona Rossa è indispensabile affidarsi ad un geologo o a un gruppo trekking che volentieri accompagnano i curiosi.
Io mi sono affidata al dottor Edelberto Santini che è il geologo che mi ha accompagnato fino al sito indicato dove mi ha mostrato le tracce ammonitiche che abbiamo fotografato.
I vicini Monti Martani offrono a loro volta un trekking ricco di curiosità, dove si possono vedere doline, un lago e tante varietà botaniche. Ma, per restare in ambito geologico, sul monte si trova un’altra Zona Rossa di importanza internazionale, dove il prof. Venturi nel 1977, ha individuato e classificato la Martanites, una particolare varietà di ammoniti rosse. Per fare una passeggiata guidata, alla scoperta di monte Pelato ci si può rivolgere all’ Assessore alla promozione del territorio del Comune di Gualdo Cattaneo.

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Renata Covi

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