22 Jun 2018
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La casa delle mummie

di Alessandra Vittori

L’impiccato, il gobbo Severino, la Sor Aurelia e due cinesi. Sono solo alcune delle mummie che si possono conoscere nel Museo di Ferentillo, in provincia di Terni. Il paese si trova in una posizione molto particolare: alla confluenza di due crinali rocciosi che quasi si congiungono, chiudendo la Valle del Nera. Due sono i borghi che lo compongono: Mattarella e Precetto, posti sulle due sponde del fiume.

Mummie di Ferentillo

 

Precetto ha un assetto urbano duecentesco e un sistema di fortificazioni ben sviluppato: di esso si sono conservate le mura merlate, che corrono sul crinale del monte, e le poderose torri. La parte del paese che si è sviluppata nella parte pianeggiante è, invece, di formazione più recente, risalendo al XV secolo. Questa riorganizzazione fu voluta dai nobili Lorenzo e Francesco Cybo, i quali avevano progettato l’edificazione di nuove chiese in tutto il territorio. Nello specifico una doveva essere dedicata a Santo Stefano, e doveva essere costruita nell’area in cui già sorgeva una chiesa di origine medievale (XIII secolo). Questa non venne demolita, ma fu utilizzata come base per le fondamenta delle nuove costruzioni. Gli spazi modificati resero possibile un utilizzo alternativo della chiesa che, inglobata dalla nuova struttura, fu riadattata a cripta sepolcrale della chiesa superiore.

La cripta

Questo spazio fu riempito con della terra (probabilmente materiali di scarto della lavorazione della pietra utilizzata per edificare la chiesa superiore) che andò a modificare il livello del pavimento originario. Lunga ventiquattro metri, larga nove e alta due, la cripta presenta ancora oggi elementi architettonici e artistici risalenti alla fase della chiesa medievale del XIII secolo, come l’antico portale e i resti dell’abside. In questo luogo, dal XVI secolo in poi, vennero inumati tutti i morti del borgo di Precetto fino al 1806, quando fu esteso all’Italia l’editto napoleonico di Saint Cloud, Décret Impérial sur les Sépultures, che vietava la sepoltura all’interno delle mura cittadine e che impose la costruzione dei cimiteri extraurbani. Oltre a vietare la sepoltura, l’editto ordinò anche la riesumazione dei corpi e così ci si accorse della perfetta mummificazione di alcuni di essi.

 

Il museo

Dal momento della scoperta (specialmente dal XIX secolo) questo luogo è divenuto famoso per la collezione di questi corpi mummificati, tanto da suscitare l’interesse di numerosi studiosi e di moltissimi visitatori. Proprio per questo grande interesse, nel 1992, si è deciso di dar vita a una nuova musealizzazione, utilizzando nuove teche espositive per la conservazione dei corpi e accogliendo i visitatori con questa incisione sopra alla porta di ingresso del museo: «Oggi a me, domani a te, io fui quel che tu sei, tu sarai quel che io sono. Pensa mortal che il tuo fine è questo e pensa pur che ciò sarà ben presto».

Le mummie

Ad oggi sono 21 tra uomini, donne e bambini, le mummie esposte al Museo. Ci sono poi 10 teste, 270 teschi, una bara ancora sigillata e due volatili mummificati (uno dei quali è un’aquila). Inoltre, durante gli ultimi interventi di pulitura e manutenzione della cripta sono state rinvenute delle sepolture nella sala antecedente a questa, forse destinate ai non battezzati. La particolarità di questo Museo, oltre allo straordinario stato di conservazione dei defunti, sta nel fatto che possiamo realmente conoscere la mummia che ci troviamo davanti. Di alcune di esse, infatti, si conosce la storia, che continua a essere tramandata oralmente o si ritrova negli archivi ecclesiastici.

 

I cinesi

I cinesi

Una particolare ricostruzione riguarda le mummie di due asiatici (riconoscibili dalla caratteristica fisionomia). Le leggende narrano di un ricco uomo e della sua sposa, probabilmente cinesi, in viaggio di nozze a Venezia. «Dopo un lungo e felice viaggio i due giovani giunsero nella Serenissima […] Essendo cattolica, Fiore d’Estate volle pure visitare la città di San Pietro. Così giunsero a Roma. C’era molta gente in città. Capitavano durante l’Anno Santo straordinario (1750). E qui i due giovani furono colpiti da un male terribile: il colera. Fuggirono dalla città santa e si spinsero nell’entroterra umbro, forse per recarsi a Triponzo dove le fonti termali potevano far sperare nel miracolo della guarigione. Era un giorno molto caldo. I sintomi del male erano evidenti in Fiore d’Estate […] Furono trovati all’alba sui gradini della chiesa di Santo Stefano. Fiore d’Estate teneva stretto in mano il piccolo crocefisso d’oro regalatole dal suo A-Tuan[1]». La leggenda è supportata dalla presenza dei loro abiti, in buona condizione fino agli anni Settanta.

L’avvocato

Altra curiosità riguarda il corpo custodito nell’unica bara ancora chiusa presente nella cripta. Si tratta di un avvocato del luogo ucciso da numerose pugnalate la cui mummia non viene esposta per rispetto nei riguardi dei discendenti dell’uomo ancora viventi e residenti a Ferentillo. Anche uno degli assalitori rimase ucciso durante l’omicidio, e il suo corpo è esposto in una delle teche del museo. «[…] L’avvocato sedeva nel suo studio ancora indaffarato nel disbrigo di alcune pratiche. Preso il lume si affrettò ad aprire. Riconobbe subito un suo amico. Era venuto per avvertirlo che un gregge stava distruggendo il suo oliveto […] Giunti all’incrocio con il sentiero del piano, ecco all’improvviso spuntare dalla grande quercia due individui, che, con il coltellaccio alla mano li assalirono. L’amico, falso e traditore, si unì a quelli e giù colpì alla cieca. L’avvocato, nonostante che fosse stato colto alla sprovvista, siccome era aitante e coraggioso trasse di tasca il coltello, inseparabile compagno in quei tempi, e cominciò a difendersi energicamente. Colpito a morte dai tre, ebbe tuttavia la forza, prima di cadere esanime, di uccidere il traditore che ora giace con lui per sempre[2]».

L’ingordo messere

«[…] Mangiava di tutto e andava pazzo per quelle ciambelle all’anice che si distribuiscono ai popolani nella ricorrenza di Sant’Antonio Abate […] Era diventato ormai la Favola del paese. Lo sbeffeggiavano tutti ma non in sua presenza perché ne temevano l’ira. Ricco assai, poteva permettersi qualsiasi stravaganza e vendetta […] A sera, mentre il messere era intento a sgranocchiarsi un bel coscio di tacchino, bussarono ripetutamente al suo portone. Era una povera vecchia, ricoperta di pochi stracci che supplicava per avere un pezzo di pane […] Messere Francesco urlò ai servi di cacciarla. La donna disperata e umiliata, con tutto l’odio inveì contro di lui: “[…] Verrà il giorno che il tuo corpo non reggerà al peso del pane che hai mangiato e la tua bocca stessa non riuscirà più a mangiarne”. L’anatema dovette sortire il suo effetto dato che il messere fu colpito da un male incurabile che gli deformò la bocca e impedendogli di nutrirsi, di lì a poco lo condusse alla morte[3].
Sono presenti anche le mummie di una giovane donna morta di parto sepolta insieme al feto nato morto, di Sora Aurelia, una vecchia contadina con gli abiti ancora intatti, di un campanaro, di un impiccato e del gobbo Severino.

 

Sor Aurelia

La mummificazione

Nel 1887 l’Accademia dei Lincei pubblicò uno studio dettagliato sul curioso fenomeno della mummificazione dei corpi. Gli studiosi Carlo Maggiorani e Aliprando Moriggia, professori universitari, supportati dal chimico Vincenzo Latini, si dichiararono convinti che la mummificazione fosse da imputarsi al tipo di terreno, ricco di silicati di ferro e di allumina, di solfato e nitrati di calcio di magnesio e ammoniaca, alla ventilazione del locale e alla presenza sulla pelle delle mummie di microrganismi che, nutrendosi delle materie decomponibili dei cadaveri, li fecero essiccare velocemente. In seguito il terreno della cripta è stato analizzato nel tentativo di ricavare dati certi per consolidare le ipotesi già formulate, ma la ragione certa non è stata individuata. Seguirono però tentativi di mummificazione con corpi di animali, che rivelarono la rapidità del processo grazie al terreno della cripta. Sembra comunque probabile che a mummificare le salme sia un battere che disidrata i corpi.

 

I teschi


 

Orari del museo:

1 APRILE – 30 SETTEMBRE Aperto tutti i giorni

Mattina: 10 – 13  Pomeriggio: 15 – 19

1 OTTOBRE – 31 OTTOBRE Aperto tutti i giorni

Mattina: 10 – 13   Pomeriggio: 15 -18

1 NOVEMBRE – 28 FEBBRAIO Aperto tutti i giorni

Mattina: 10 – 13  Pomeriggio: 15 – 17

1 MARZO – 31 MARZO Aperto tutti i giorni

Mattina: 10 -13  Pomeriggio: 15 -18

L’ingresso al museo è consentito fino a 15 minuti prima della chiusura.

INFORMAZIONI E PRENOTAZIONI tel: 328 6864226 — 335 6543008

e-mail: info@mummiediferentillo.it web: www.mummiediferentillo.it

 


Bibliografia:

  1. Favetti, Ferentillo Segreta… Storia di un Principato…, Tipolito Visconti, Terni, 2005
  2. Santini, Guida di Terni e del ternano, Tipolitografia Petruzzi, Città di Castello, 1998
  3. Carlo Favetti e Annamaria Pennacchi, Le Mummie di Ferentillo, Edizioni Quattroemme, Ponte San Giovanni (PG), 1993

 


Sitografia:

http://www.mummiediferentillo.it/mummie/

https://it.wikipedia.org/wiki/Museo_delle_mummie_di_Ferentillo

http://luoghidavedere.it/luoghi-da-vedere-in-italia/cosa-vedere-in-umbria/museo-mummie-ferentillo-storia-orari-raggiungere_10680

http://www.museiprovinciaterni.it/context_musei.jsp?ID_LINK=508&area=47

 


[1] C. Favetti, Ferentillo Segreta… Storia di un Principato…, Tipolito Visconti, Terni, 2005

[2] C. Favetti, Ferentillo Segreta… Storia di un Principato…, Tipolito Visconti, Terni, 2005

[3] C. Favetti, Ferentillo Segreta… Storia di un Principato…, Tipolito Visconti, Terni, 2005

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